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Cosa c’è nel piano UK da 120 milioni di euro per la guida autonoma

Guida Autonoma

Il Regno Unito accelera ancora sulla guida autonoma: sul piatto 100 milioni di sterline. Oltre ai soldi, però, servirà un impianto normativo all’altezza su standard della sicurezza, tecnologie, omologazioni, responsabilità penali e civili in caso di sinistri. Potrebbe essere il primo del Vecchio continente

In Gran Bretagna molto presto non ci sarà più solo la peculiarità di guidare sulla corsia di sinistra, non si guiderà proprio: o meglio, non direttamente. L’isola segue e incoraggia da tempo la guida driverless, ovvero automatizzata, a tal punto che il governo inglese, ancorché dimissionario, ha presentato un piano con investimenti da 100 milioni di sterline (circa 118 milioni di euro) per dare una ulteriore spinta al comparto. Per la precisione, 34 milioni sono destinati alla ricerca e sviluppo. Da parte sua l’esecutivo ritiene che questo settore ultra tecnologico che vede lavorare gomito a gomito università, incubatori, startup e a grandi marchi, potrà valere, da solo, 38 mila nuovi posti di lavoro.

L’ISOLA CHE SI GUIDA DA SOLA (E NON SCANSA GLI INVESTIMENTI ESTERI)

Nel Regno Unito, del resto, sono diverse le realtà impegnate nel progetto, capaci di competere perfino con le big della Silicon Valley. A iniziare da Five, la startup britannica con sei sedi e 140 collaboratori. Certo, non è facile rivaleggiare le rivali d’Oltreoceano, che hanno dietro i colossi del web come Alphabet, per questo un aiuto importate a Five lo daranno i fondi della multinazionale tedesca Bosch.

“La guida autonoma ha l’obiettivo di rendere più sicuro e meno stressante il traffico stradale. Vogliamo che Five dia ulteriore impulso al nostro lavoro di sviluppo del software per la guida autonoma sicura, con l’obiettivo di offrire ai nostri clienti tecnologia made in Europe”, ha dichiarato Markus Heyn, membro del Board of Management di Bosch e presidente del settore di business Mobility Solutions, commentando la recente acquisizione della startup fondata nel 2016. Five ha dalla sua esperti di software cloud, di garanzia della sicurezza, di robotica e machine learning e sta mettendo a punto una intelligenza artificiale per la guida autonoma fino al livello Sae 4.

La startup ora sta sviluppando una piattaforma di sviluppo e testing cloud-based per il software utilizzato nelle auto a guida autonoma che faccia in modo che gli ingegneri abbiano tutti i programmi di cui hanno bisogno per creare algoritmi per la guida autonoma nel più breve tempo possibile.

Inoltre, permette di testare il software sia prima sia durante lo sviluppo nei veicoli di prova. Può anche essere utilizzata per analizzare i dati del mondo reale da una flotta di veicoli di test, creare una varietà di scenari di prova e creare un ambiente di simulazione che permette una valutazione e una convalida rapida del comportamento del sistema.

GUIDA AUTONOMA, DUE ANNI PER PASSARE DAL LIVELLO 3 SAE AL 5

Insomma, la Brexit non sembra aver dissuaso gli investitori esteri e molto potrebbe farlo questo nuovo pacchetto da circa 120 milioni di euro circa la cui finalità è arrivare all’acquisto e alla circolazione in autostrada di auto con tecnologie driverless entro i prossimi 12-16 mesi. Il perché si parta da contesti extra urbani è scontato e presto detto: nonostante in autostrada i limiti di velocità siano meno stringenti, la conformazione dei tracciati presenta meno incognite che potrebbero impensierire l’IA alla guida. A proposito, quale Intelligenza artificiale avremo a bordo?

Con ogni probabilità, si parla di una guida autonoma corrispondente al livello 3 della scala Sae. Ricordiamo che il livello 1 è caratterizzato dai sistemi di assistenza al guidatore che assumono il comando (accelerazione, frenata, o lo sterzo del veicolo) solo in sporadiche situazioni, come fa già oggi l’ormai comune assistente al parcheggio o il sistema di frenata di emergenza automatica. Chi è al volante, insomma, non è un passeggero passivo, ma fa subentrare l’IA solo in momenti determinati e in contesti di sicurezza per sé e per gli altri.

Il Livello Sae 2 è già una guida semiautomatizzata, in cui il sistema si occupa sia di accelerare/frenare, sia di sterzare per un determinato lasso di tempo o in situazioni specifiche chiedendo al conducente di sorvegliare costantemente il sistema ed essere in grado di riprendere in qualsiasi momento il controllo sulla guida (Adaptive Cruise Control, ACC e Lane Keeping Assistant, LKA).

Il terzo livello di automazione, cui ambisce l’UK entro la fine del 2023, corrisponde alla guida automatizzata col veicolo che assume il controllo sull’accelerazione/frenata e sullo sterzo per un determinato lasso di tempo o in situazioni specifiche, senza che il conducente sia tenuto a una costante sorveglianza del veicolo. È il massimo cui si sta lavorando per contesti trafficati e non è ben visto in parecchi Paesi del mondo. Ciononostante è già stato previsto un livello successivo, il Sae 4, in cui l’IA assume la piena conduzione del veicolo e il conducente del veicolo non deve più dedicare la sua attenzione al traffico limitandosi a fare da passeggero.

L’Ultimo livello, il Sae 5 non prevede neppure la presenza di conducenti e non contempla pertanto controlli sui quali intervenire. L’IA dovrà quindi anche dare risposte ai famosi quesiti morali quali, per esempio, se in situazioni critiche si debba privilegiare un incauto pedone molto anziano che ha di colpo attraversato la strada sbandando sul marciapiede, che però è occupato da una scolaresca in attesa del bus. Pare fantascienza, ma domani sarà realtà.

Il piano UK sulla guida autonoma intende difatti raggiungere il quinto livello entro il 2025, mettendo in strada mezzi di trasporto pubblico e di consegna merci senza conducenti e nemmeno volanti e pedaliere. Negli USA la sperimentazione riguarda solo zone chiuse al traffico, come i campus universitari ed è destinata a sistemi di navette. Probabilmente anche in Gran Bretagna si faranno scelte analoghe. Nel mondo esistono già trenini e metro completamente automatizzati, senza cabine e controlli per i conducenti, come la M4 di Milano, ma corrono su binario e non devono compiere scelte di alcun tipo.

LE QUESTIONI LEGISLATIVE SU CHI RISPONDE NEI SINISTRI

Tutto questo, per essere realizzato, non ha bisogno solo di investimenti ingenti, ma pure di un pieno supporto normativo. Il Parlamento, oltre ad approvare il pacchetto sulla guida autonoma da 100 milioni di sterline, sarà quindi investito della responsabilità di legiferare in materia di sicurezza, tecnologia impiegata, omologazioni e soprattutto di responsabilità penali e civili in caso di sinistri stradali.

Su quest’ultimo, spinosissimo tema, che chiamerà in causa anche le assicurazioni e i costruttori, c’è un rapporto della Law Commission che, riportando l’accordo tra le Commissioni legali del Parlamento di Inghilterra, Galles e Scozia, potrebbe fare da base normativa. In pratica si stabilisce che, se un’auto è dotata di funzioni avanzate, è stata omologata e provoca un incidente, la responsabilità non è del conducente ma del costruttore.

Chi è alla guida sarà chiamato a rispondere sotto altri profili, come per esempio se non ha assicurato il mezzo, per omesso controllo delle cose trasportate e delle cinture di sicurezza allacciate. Naturalmente, non ci saranno responsabilità tra i passeggeri per i sinistri delle vetture completamente automatizzate, di livello Sae 5. Qui risponderà eventualmente l’operatore che seguirà da remoto le corse. La scommessa della guida automatizzata, comunque, sarà avere meno sinistri. Se fosse così, si arriverebbe finalmente a una riduzione logica e consequenziale dei costi delle assicurazioni RCA.

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