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Come trotta l’Europa sulle batterie?

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L’Unione europea prova a recuperare il divario nelle batterie con Cina e Corea: nasceranno 15 gigafactory in Europa. Tutti i numeri e le aziende italiane che partecipano al progetto

 

Prosegue l’avanzata dell’Europa nel mercato delle batterie. Per svincolarsi dagli acquisti di celle da Cina e Corea, il Vecchio Continente ha in programma la nascita di 15 gigafactory nei diversi paesi membri.

Ad annunciarlo è stato nei giorni scorsi il vicepresidente della Commissione Ue Maros Sefcovic in occasione della Conferenza europea sulle batterie, che ha celebrato e fatto il punto sull’alleanza Ue lanciata nel 2018 dalla Commissione e capeggiata da Parigi e Berlino.

Tutti i dettagli.

15 GIGAFACTORY

Partiamo dagli annunci di Maros Sefcovic. “Circa 15 nuovi impianti di produzione di batterie – gigafactories – sono in costruzione in tutta Europa, inclusi Italia, Francia, Germania, Ungheria, Polonia, Slovacchia e Svezia”.

“Questi impianti forniranno entro il 2025 celle sufficienti per alimentare almeno 6 milioni di veicoli elettrici”, ha aggiunto Sefcovic.

L’ALLEANZA UE PER LE BATTERIE

A spingere per batterie Made in Ue e quindi nella nascita delle 15 gigafactory è l’Alleanza delle batterie, lanciata dalla Commissione nel 2018, su iniziativa di Francia e Germania, e che almeno inizialmente dovrebbe muovere 3,2 miliardi di euro in progetti di ricerca e sviluppo.

IL FRONTE FRANCESE

Quei 3,2 miliardi dovrebbero infatti servire per mettere a punto il progetto europeo di interesse comune (Ipcei) guidato dalla Francia e che coinvolge, oltre all’Italia e alla Germania, anche Svezia, Belgio, Finlandia e Polonia, più 17 gruppi industriali e 70 istituti di ricerca e piccole e medie aziende. L’obiettivo è sbloccare circa 5 miliardi di investimenti privati. Il lavoro degli attori coinvolti sarà articolato in quattro aree: l’estrazione di materie prime e l’uso di materiali avanzati, lo sviluppo di nuove celle e moduli, la gestione efficiente delle batterie e l’ottimizzazione dei tempi di ricarica, nonché il revamping e il riciclo delle batterie a fine vita.

LA PARTECIPAZIONE DELL’ITALIA

L’Italia parteciperà al progetto, mettendo sul piatto 570 milioni di euro, e coinvolgendo nel progetto aziende come EnelX, Faam, Endurance e Kaitek (qui l’approfondimento di Start Magazine con tutte le aziende).

LE PAROLE DI BRUNO LE MAIRE

Che l’Italia, in questo progetto, possa svolgere un ruolo da protagonista lo si intuisce anche dalle parole del ministro delle Finanze francese Bruno Le Maire: “La cooperazione industriale franco-tedesca non è esclusiva, ma aperta a tutti gli Stati europei e in particolare all’Italia. Prendiamo l’esempio delle batterie: le produrremo in Francia nel 2022 e in Germania nel 2024, senza doverle comprare per forza in Corea del Sud o in Cina. L’iniziativa ha preso ormai una dimensione europea e l’Italia ne fa parte”, ha detto.

I PASSI DELLA GERMANIA

Ed il Belpaese, in effetti, è coinvolto anche nel progetto a guida tedesca che è ancora allo studio dell’Ue e che dovrebbe coinvolgere anche Francia, Austria, Belgio, Polonia, Svezia, Croazia, Grecia, Slovacchia, Spagna, Finlandia, oltre a 50 imprese che coprono l’intera catena del valore.

PATUANELLI: L’ITALIA C’E’ SULLE BATTERIE

Che l’Italia c’è a sostegno di un progetto comunitario delle batterie lo ha anche ricordato il ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli.

“L’Italia sostiene sia i progetti già lanciati che quelli allo studio perché intervengono nei settori su cui vanno subito mobilitati i maggiori investimenti iniziali, cioè quelli che avranno a termine le maggiori ricadute in termini di sviluppo sostenibile”, ha detto il ministro, aggiungendo: “L’Italia ha raccolto la sfida delle batterie di nuova generazione. Il Paese vanta una base industriale importante nella manifattura di batterie tradizionali, assemblaggio di pacchi batteria e nel riciclo delle batterie a fine vita. E il ministero dello Sviluppo ha già assunto diverse iniziative per promuovere l’integrazione delle imprese italiane nella catena del valore europea”.

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