Mobilità

Come il Tirolo protesta per i 2 milioni e mezzo di Tir in transito

di

Tirolo

L’articolo Enrico Martial, esperto di trasporti e questioni europee

Già avevamo messo il limite di un milione di Tir all’anno vent’anni fa, e siamo arrivati a 2 milioni e mezzo”. Il grido del presidente del Tirolo, Günther Platter, ieri, a Bruxelles, era accorato: ci sono stati accordi, memorandum d’intesa, di cui uno del 2009, firmato a Roma, e uno più recente, del 2012, che prevedevano addirittura la riduzione dei transiti (meno 30% entro il 2030, e successivamente meno 50%). “Tutto è rimasto lettera morta”.

Platter partecipava, il 10 dicembre a Bruxelles, a un incontro presso la sede comune del Tirolo, della provincia di Bolzano e della provincia di Trento, proprio sul tema dei transiti internazionali. Aveva appena incontrato la Commissaria europea per i trasporti, Violeta Bulc, sullo stesso argomento.

Platter cercava non semplice solidarietà politica ma anche risposte operative, sia dal territorio (i tre Stati interessati e le regioni) e sia dal livello europeo (Parlamento, Commissione e Consiglio).

Il Land Tirolo ha infatti messo in atto misure di “dosaggio”, cioè di limitazione e regolazione del traffico pesante sul suo territorio, sin dall’inizio del 2018, che hanno suscitato varie reazioni, anche ritenendole un ostacolo alla libera circolazione. Il calendario per i primi sei mesi del 2020 prevede tuttavia interventi di regolazione soltanto per 20 giorni su 180.

Il governatore del Tirolo ha proposto sei misure, tra cui, oltre alla regolazione con i “dosaggi”, anche l’aumento dei pedaggi per i mezzi pesanti in Italia e Germania sull’asse Verona-Monaco, l’aumento del trasporto merci con container sull’attuale linea ferroviaria in attesa del nuovo tunnel di base del Brennero, l’introduzione di misure di regolazione della velocità per consentire un traffico più fluido e di minore impatto per le emissioni, un migliore accesso delle merci alla rete ferroviaria in particolare sul versante tedesco, e infine la definizione di un numero massimo (contingente) giornaliero di Tir, con un adeguato sistema di prenotazione.

I rappresentanti politici intervenuti hanno dato risposte temperate e di compromesso. Il vicepresidente della provincia di Bolzano, Danierl Alfreider (via Skype) ha ricordato tra l’altro che bisogna intervenire anche sulle auto nonché sull’attuale tracciato ferroviario (un incontro con RFI è previsto a breve), l’assessore della Provincia di Trento, il leghista Mirko Bisesti, ha auspicato più investimenti e più opere strutturali, anche negli snodi intermodali e nella variante Trento-Rovereto.

Differente e più strutturata la reazione per parte europea, che è venuta per combinazione da due austriache, la neo-parlamentare europea Barbara Thaler e la direttrice generale della DG Move della Commissione europea, Elisabeth Werner. Così sono emerse soluzioni anche innovative, tra cui la digitalizzazione dell’asse viario, a scopo di monitoraggio e gestione (anche Platter ne aveva accennato), la messa in campo di aiuti per compensare su questa tratta il differenziale di costo tra gomma e ferro, un processo di coinvolgimento e facilitazione per le aziende e gli operatori, la priorità per mezzi più puliti (gli euro 6 e 7 non si sono ancora sulle strade, e il diesel ha un prezzo competitivo perché meno tassato), l’adozione di differenti livelli di pedaggio a seconda delle ore del giorno e della congestione dell’asse, l’adozione di misure non onerose per il treno, tra cui per esempio il superamento dell’obbligo del cambio di macchinisti a ogni passaggio di frontiera (unica modalità di trasporto che lo prevede).

Sullo sfondo, il ruolo delle lobby del trasporto su gomma, che pesa sulle decisioni degli Stati italiano e tedesco, secondo il governatore del Tirolo, Platter. D’altra parte, per conferma, la direttiva Eurovignette, da decenni in discussione e che servirebbe a compensare l’impatto ambientale dei Tir e sostenere l’investimento sulle ferrovie, è stata ancora una volta bocciata, questa volta in sede europea di Consiglio (dei ministri dei trasporti), il 2 dicembre scorso. Se ne riparla nel Green Deal, però, e non è detto che non ritorni in agenda.

 

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