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Auto a guida autonoma, le questioni ancora da risolvere

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L’auto a guida autonoma farà risparmiare, ma ancora ci sono tante questioni da risolvere

 

Tra 10-15 anni il mondo che conosciamo forse non esisterà più. O meglio assomiglierà ad uno dei racconti di Isaac Asimov, il profeta della robotica che tra il 1940 e il 1950 scrisse “Io Robot”, una raccolta di scritti di fantascienza, in cui le intelligenze artificiali convivono nella società civile con gli umani. Da qui la necessità per lo scrittore di istituire un codice etico per il mantenimento di una pace sociale e soprattutto per regolamentare il libero arbitrio.

L’avvento delle auto a guida autonoma fa diventare attuale il problema, tanto che in Germania è stata stilata un lista di venti principi per i robot al volante. Le automobili di ultima generazione, dotate di guida autonoma, dovranno seguire delle regole di buon senso finalizzate al mantenimento di una corretta circolazione.

I sei livelli di auto a guida autonoma

Dicevamo, qualche auto a guida autonoma è già su strada. Tesla ha già installato nelle sue vetture il sistema auto-pilot che prende il controllo dell’auto sotto stretto controllo del conducente. Ma le vere driverless car non sono ancora in mano agli uomini comuni, servono nuove regole e nuove infrastrutture.

La SAE – Society of Automotive Engineers (ente internazionale di normazione nel campo dell’industria aerospaziale, automobilistica e veicolistica) ha stabilito sei livelli di guida autonoma.

guida autonomaLivello 0. Si tratta di auto dotate di sistemi di sicurezza che ci avvertono di alcuni aspetti della guida e di certe condizioni della strada, ma che in nessun caso possono prendere il controllo dell’auto.

Livello 1. In questa categoria rientrano le auto dotate almeno del sistema di mantenimento della corsia, ovvero di un sistema che interviene con piccole correzioni dello sterzo per mantenere l’auto in corsia, e di controllo della velocità adattivo.

Livello 2. Si tratta di auto dotate di sistemi che permettono al guidatore di togliere le mani dal volante momentaneamente, senza però che distolga l’attenzione dalla strada.

Livello 3. La vettura procede autonomamente, senza intervento umano, su tratti stradali mediamente controllati come autostrade e superstrade. Il sistema di guida autonoma in questo caso deve essere attivato espressamente dal guidatore, che deve prestare sempre attenzione.

Livello 4. L’auto può fare a meno dell’attenzione del guidatore, ma solo quando la vettura può contare su tutte le informazioni necessarie sull’ambiente circostante e sul percorso. Si tratta del livello dei modelli più avanzati attualmente in fase di prove, come quelli ad esempio di Google e Uber.

Livello 5. Nessun prototipo ancora di vetture di questo tipo: il veicolo non dipende in nessun caso dall’intervento umano e i passeggeri a bordo dell’auto possono disinteressarsi completamente del percorso.

L’auto a guida autonoma ci fa risparmiare

Grazie all’auto a guida autonoma, il car sharing e il ride sharing potremo “ridurre il costo del trasporto del 50%”, ha dichiarato al mensile l’Automobile, Gill Pratt, a capo del Toyota Research Istitute, centro di ricerca per lo sviluppo di robotica e intelligenza artificiale. Meno auto in giro, mobilità condivisa e grandi risparmi, dunque.

Anche nel campo delle assicurazioni. Negli Usa si potrà arrivare a risparmiare fino al 40%, mentre in Europa dovrebbe scendere almeno del 20%.

Auto a guida autonoma, verso incidenti zero?

Risparmio a parte, la vera rivoluzione sarebbe rappresentata dalla sicurezza stradale. Nel mondo 1,25 milioni di persone perdono la vita ogni anno in strada. Solo l’auto robot potrebbe aiutare i Paesi a raggiungere l’obiettivo incidenti zero.

Ma se dovessero accadere?

Il problema subentra quando queste automobili si dovranno trovare davanti a scelte in cui l’incidente sembrerebbe inevitabile. La libertà dell’uomo nello scegliere il male minore, o nel valutare caso per caso quale decisione prendere, si possono riprodurre. Questo, almeno secondo
l’Institute of Cognitive Science dell’Università di Osnabrück,  in Germania, che ha condotto una sua ricerca sulle scelte (si salva autista o pedone, per  dirne una) degli automobilisti davanti a collisioni impossibili da evitare. Secondo questa ricerca, la maggior parte degli individui hanno reagito sempre alla stessa maniera. Quindi le nostre scelte morali sarebbero traducibili in algoritmi e trasferibili alle macchine. Il dilemma se salvare i passeggeri o i pedoni, o se salvaguardare la vita di un bambino o di un anziano, insomma saranno regolamentate e i programmatori delle automobili dovranno attenersi inesorabilmente.

I 20 principi etici sono stati messi nero su bianco dalla Commissione etica sulla guida autonoma e connessa, voluta fortemente dal ministro dei trasporti Alexander Dobrindt. Tra i quattordici membri anche un teologo, quattro professori di etica, uno di informatica, un ex giudice costituzionale.

guida autonomaSi parte dalla sicurezza , perché l’automazione non avrebbe senso se non salva vite, e per questo c’è bisogno di”Principi fondanti che un domani potrebbero essere alla base di un nuovo quadro di leggi “, spiega Christoph Luetge, professore di Business Ethics al Politecnico di Monaco e membro della commissione. “Queste”, ha affermato, “sono al mondo le prime linee guida sul tema con una forte impronta etica”.

Riguardo invece le responsabilità oggettive, legali e assicurative, la commissione chiarisce che cambieranno volta per volta, a seconda che l’incidente sia stato provocato da una rottura di un componente, da un errore del software mentre guidava o da quello del conducente.

Non solo Germania

Questa attenzione verso un codice etico per l’intelligenza artificiale, sta diventando tema di stretta attualità, anche la commissione giuridica del Parlamento europeo e la Direzione generale per i trasporti della Commissione Ue (Dg Move) a novembre, hanno trattato l’argomento, da punti di vista diversi. Gli Stati Uniti hanno provato a stilare delle linee guida. Ma il dilemma della scelta ancora non è  ancota stato preso in esame seriamente.

Anche i programmatori delle case automobilistiche spiegano che ancora non hanno affrontato il problema: è troppo presto. La guida di livello 4 arriverà solo nel 2019.

Quanto vale il mercato dell’auto a guida autonoma?

Le driverless car potrebbero rappresentare una grande occasione per la crescita europea. Secondo uno studio indipendente “Liberare le strade: definire il futuro delle auto a guida autonoma”, commissionato da Nissan Europa al think tank Policy Network, infatti, le auto a guida autonoma incrementeranno dello 0,15% il tasso di crescita annuo europeo nei prossimi decenni, per una crescita complessiva del Pil europeo che nel 2050 sarà del +5,3% rispetto ai valori attuali.

Secondo lo studio, tra 33 anni le self driving car avranno contribuito al Pil della Ue a 27 Stati per 17 trilioni di euro.

Le auto a guida autonoma costeranno tantissimo

Smettere di guidare e farsi scarrozzare da una vettura è ncora un ideale. Non solo perchè la tecnologia ci sta ancora lavorando su, ma anche perchè una guida di questo tipo necessita di nuove regole e di nuove infrastrutture che dialoghino costantemente con l’auto. Insomma, di un nuovo ambiente urbano.

Ci vorranno anni perchè l’auto a guida autonoma si diffonda. E se è vero che le prime vetture accessibili al pubblico vedranno la luce nel 2020, è vero anche che costeranno talmente tanto che è come se accessibili non lo fossero. Almeno queste sono le previsioni di Rolf Bulander, il Presidente del settore Mobility Solution di Bosch.

“Il futuro della guida autonoma è diviso in due scenari – ha spiegato – cioè quello della mobilità a bassa velocità e quello delle strade in cui ci si muove a velocità maggiori, anche elevate”. E se per il primo scenario è già pronti al debutto, per i livelli di guida autonguida autonomaoma più elevati si è a lavoro (insieme a Mercedes).

“Per funzionalità superiori al Level 3 sarà indispensabile il ricorso alla intelligenza artificiale, sui cui stiamo lavorando assieme a Nvidia. Attraverso l’A.I. l’automobile dovrà imparare a muoversi in tutte le situazioni di traffico e di ambiente esterno, esattamente come fa un giovane che deve prendere la patente e inizia con la scuola guida da condizioni semplici. I prezzi delle auto Level 4 e Level 5 saranno molto elevati per la presenza di sistemi, compresi i sensori, il cui costo è nell’ambito delle cinque cifre. Ed è questa la ragione per cui i primi clienti saranno nell’ambito business”, ha spiegato Bulander.

“Aziende come Uber, che può far operare l’auto a guida autonoma 24 ore su 24 e che può eliminare i costi degli autisti, possono far diventare profittevole l’acquisto e l’uso di un veicolo a guida autonoma”, ma per un privato il discorso è diverso. I comuni cittadini potranno aver accesso alla tecnologia solo “quando il mondo business avrà fatto diffondere le auto senza pilota”.

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