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Ecco come la Cina è in pole position sulle auto elettriche

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Tutti i dettagli e le novità sul mercato cinese dell’auto e sul ruolo preminente dei motori elettrici

La Cina è il primo mercato mondiale per i veicoli elettrici. L’anno scorso ne sono stati venduti più di 650 mila, una cifra che supera l’insieme dei veicoli elettrici acquistati nel resto del mondo, secondo quanto ha riportato Le Figaro. Nel 2013 erano 15 mila le auto elettriche in Cina. Le previsioni di PricewaterhouseCoopers (PwC) indicano un forte sviluppo per il settore che arriverà a contare una produzione di 1,6 veicoli nel 2018 e che salirà a 4 milioni nel 2024.

GLI OBIETTIVI DI PECHINO

Uno sviluppo a tappe forzate spinto dal governo che vede nella mobilità elettrica l’unico modo per ridurre l’inquinamento nelle città. Pechino sta usando tutte le risorse disponibili: incentivi fiscali per gli acquirenti, multe ai costruttori se, a partire dal 2019, non rispetteranno la quota di vendita, un colossale piano di investimenti nelle infrastrutture per le ricariche con un piano di 500 mila terminali da installare nei prossimi due anni.

CHI SONO I COSTRUTTORI CINESI

I costruttori cinesi, Haval, Baojun, Changan, che rappresentano oggi una larga parte del mercato (il 43% dei veicoli privati, nel 2017), dominano il mercato anche perché quelli occidentali non avevano fino a qualche tempo fa il diritto di produrre su piazza.

COME SI MUOVERANNO LE CASE DELLA CINA

Tutti hanno adesso presentato programmi di sviluppo massiccio nel settore delle vetture elettriche. Quelle cinesi, che conservano quote di mercato importanti in patria, sono forzatamente destinate a invadere le strade di altri paesi. I costruttori cinesi dovranno trovare sbocchi al di fuori del proprio mercato locale nei prossimi anni. Per ora, però, non c’è da aspettarsi un arrivo massiccio dei marchi cinesi in Europa e in America del Nord. Piuttosto, sbarcheranno nei mercati vicini, dove le attese dei consumatori sono simili a quelle dei cinesi.

AVANTI CON L’EXPORT

Intanto, i costruttori cinesi affilano le armi e si avventurano sulla strada dell’esportazione spinti anche dalla modesta crescita delle vendite interne in conseguenza delle nuove regole relative agli incentivi fiscali. Nel 2017 le vendite sono cresciute del 3%, lontano dalla progressione a due cifre durata anni. Con 27,1 milioni di veicoli leggeri, la Cina resta comunque il primo mercato mondiale. Le previsioni di PricewaterhouseCoopers (PwC) indicano una crescita del 3,9% tra il 2018 e il 2024, con una produzione di 36,5 milioni di veicoli.

I VEICOLI ELETTRICI

Nel settore dei veicoli elettrici le aspettative dei consumatori in Cina, da una parte, e nell’America del Nord, dall’altra, non sono simili. In effetti una grande parte del mercato cinese punta a vetture piccole e le autorità prevedono aiuti fiscali per le vetture capaci di viaggiare a 100 chilometri l’ora con un’autonomia di 100 chilometri. I modelli con caratteristiche più occidentali, come la futura Bmv iXe, rientrano in segmenti premium dal potenziale più limitato. E sarà la Cina, nel futuro, a dettare gli standard per le batterie in virtù della forza crescente della Cina nel segmento dei veicoli elettrici, secondo quanto ha riportato Le Figaro.

COSA FA GEELY

Per il momento l’export di auto cinesi sarà confinato in un mercato di nicchia o attraverso Internet. Lynk&Co, la filiale di Geely, proprietaria di Volvo e primo azionista di Daimler con il 9,69% del capitale, conta di arrivare nel Vecchio Continente nel 2020, con dei modelli esclusivamente elettrici o ibridi e ricaricabili.

LE JOINT VENTURE

I costruttori cinesi hanno approfittato in pieno delle joint venture create con le industrie occidentali, un passaggio obbligato per le imprese straniere che vogliono produrre auto in Cina. E questo ha permesso ai gruppi cinesi di acquisire il know-how industriale indispensabile per competere nel settore. Così oggi l’industria automobilistica cinese produce veicoli di qualità, a costi competitivi, con un design perfettamente adattato ai gusti dei consumatori cinesi, ha dichiarato a Le Figaro, Guillaume Crunelle di Deloitte. E lo si vede in particolare nel segmento dei Suv, dove i marchi cinesi possiedono una quota di mercato impressionante, superiore al 60%, secondo quanto riportato da Le Figaro. Inoltre, sono ben piazzati per sviluppare l’auto del futuro, connessa e a guida autonoma. La Cina non dispone soltanto di costi competitivi ma anche di un ecosistema performante e proprie imprese di tecnologia come Baidu, Tencent e Alibaba. E i costruttori occidentali ne sono ben consapevoli.

(articolo pubblicato su Italia Oggi)

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