Mobilità

Auto elettrica, cosa dice Federmeccanica

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L’articolo di Claudia Luise

Con il passaggio all’auto elettrica si rischiano di perdere il 30% dei posti di lavoro nell’industria tradizionale e per questo l’Italia, che affronta in grave ritardo il cambiamento, deve puntare su un nuovo modello di sviluppo.

L’analisi che ha portato a questi numeri preoccupanti arriva dalla Fiom, che ha messo in campo il primo esperimento di alleanza tra sindacato metalmeccanico e società civile con Sbilanciamoci, rete di 49 associazioni ambientaliste. Secondo dati Bosch, la riduzione dell’occupazione già rilevante con il passaggio dalla produzione del motore diesel a quello a benzina, da 10 a 3 occupati, è ancora più drastica nel caso del motore elettrico (si scenderà da 10 a 1). Volkswagen stima il 30% di ore di lavoro in meno per produrre un’auto elettrica. In Germania si prevede una perdita di 410.000 posti fra costruttori e fornitori sui 2,8 milioni attuali.

“Con l’auto elettrica ci sarà meno occupazione, ma cambia l’idea di mobilità. L’auto da prodotto diventa servizio con il car sharing o il car-pooling, la rivoluzione digitale può creare nuovi posti di lavoro. Bisogna sviluppare la produzione in ambiti nuovi come quello delle batterie, ma serve una regia pubblica”, spiega Giulio Marcon, presidente di Sbilanciamoci. “Se si vuole gestire la transizione abbiamo bisogno di un prodotto che abbia volumi, una nuova Punto su piattaforma Peugeot, e di una nuova fabbrica dei batterie. Ne nascerà una al Sud, ma ne vogliamo una anche al Nord”, afferma Giorgio Airaudo della Fiom Piemonte. Michele De Palma responsabile auto della Fiom nazionale, si è rivolto al governo che “deve avere un ruolo attivo” e “convocare urgentemente una conferenza nazionale sull’automobile chiamando a confronto i protagonisti della mobilità”.

“Bisogna decidere quali sono gli strumenti urgenti per la transizione ecologica che garantisca l’occupazione — ha aggiunto De Palma —. Senza volumi non c’è futuro e trasformazione. La sfida è che bisogna fare sistema, costruire insieme una proposta che parli del futuro”. Della stessa opinione Alberto Dal Poz, presidente di Federmeccanica, che ha sottolineato come imprese, mondo del lavoro e della ricerca debbano unire le forze per gestire la transizione verso la mobilità del futuro. “Dobbiamo adoperarci tutti per creare le condizioni per attrarre nuove fabbriche, non solo di batterie, ma relative a tutta la filiera che attiene alla mobilità elettrica e alla guida autonoma, in uno scenario di mercato completamente nuovo. L’unione degli attori, industriali, politici e mondo della ricerca, potrà con una logica concertativa generare un ambiente fertile. Dobbiamo candidarci a essere, come siamo sempre stati, un territorio d’eccellenza per la mobilità del domani. Non è assolutamente facile. Speriamo che l’unione faccia la forza”, ha detto Dal Poz. Inutile negare i timori del Piemonte di soffrire pesantemente con la fusione tra Fca e Psa: i consolidamenti tra i grandi gruppi possono portare il rischio di una redistribuzione in termini di produzione e una differente considerazione degli stabilimenti produttivi. Ma, per il presidente di Federmeccanica “ci si deve appoggiare sulle competenze e, per le auto più complesse di gamma alta, l’Italia e in particolare il Piemonte, può dire la sua. Ad esempio Maserati è uno stabilimento eccellente. L’Italia può mettere sul tavolo elementi di indubbia riconoscibilità”.

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