Mobilità

Atlantia, tutti i subbugli in casa Benetton su Autostrade per l’Italia

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Fatti, indiscrezioni e scenari su Autostrade per l’Italia (gruppo Atlantia-Benetton)

 

Tensioni e discussioni tra Atlantia e Autostrade per l’Italia dopo le ultime novità giudiziarie sul Ponte Morandi che riguardano direttamente dirigenti della concessionaria autostradale accusati di aver ammorbidito, e falsificato secondo le accuse dei magistrati, i report su alcuni viadotti.

L’inchiesta di Genova sui report di sicurezza di sei viadotti ha infatti portato venerdì agli arresti domiciliari di un ex direttore di tronco di Autostrade (Gianni Marrone) e due ingegneri della Spea (Massimiliano Giacobbi e Lucio Torricelli Ferretti), la collegata che fa progettazioni e controlli (qui l’approfondimento di Start sull’inchiesta e sul conseguente tonfo in Borsa del titolo Atlantia).

Venerdì sera Atlantia aveva comunicato l’«avvio immediato di un audit (…) da affidarsi a primaria società internazionale, finalizzato a verificare la corretta applicazione delle procedure aziendali da parte delle società e delle persone coinvolte».

Atlantia ha chiesto inoltre che i cda di Spea e Aspi si riuniscano «d’urgenza per ogni più opportuna determinazione e si riserva ogni ulteriore azione a seguito di una più ampia valutazione»; segno che in casa Benetton qualcosa si muove.

Il cda straordinario di Autostrade per l’Italia (Aspi) è stato fissato per lunedì 16 settembre. La società ha annunciato la sospensione con effetto immediato dei due dipendenti interessati dai provvedimenti.

Non solo: con una nota diffusa ieri, la holding della famiglia Benetton sembra (il condizionale è d’obbligo perché da un anno circola medesime suggestioni senza alcuna novità reale) preannunciare un cambio di passo netto rispetto al passato: «Alla luce dei recentissimi eventi, Edizione, come azionista di riferimento, prenderà senza esitazione e nell’immediato tutte le iniziative doverose e necessarie, anche a salvaguardia della credibilità, reputazione e buon nome dei suoi azionisti e delle aziende controllate e partecipate – sottolinea Edizione – in relazione alle diverse indagini in corso dopo la tragedia del crollo del ponte Morandi di Genova».

La capogruppo Atlantia nella nota «esprime il suo sgomento e il suo turbamento per quanto emerso nelle ultime ore a seguito della doverosa attività svolta dall’Autorità Giudiziaria, in relazione alle diverse indagini in corso dopo la tragedia del crollo del Ponte Morandi di Genova, con i suoi 43 morti che pesano sulle coscienze, ed esprime l’assoluto suo rispetto per il lavoro svolto dalle Autorità competenti».

L’impressione, riferisce una fonte autorevole, è che la famiglia voglia prendere le distanze dalla gestione di Aspi e di Atlantia fotografata dall’inchiesta bis sui report falsi, ha scritto il Sole 24 Ore: “Ma soprattutto che la holding sia ora intenzionata a intervenire nelle controllate con misure che possano garantire un taglio netto rispetto al passato. Il punto è capirne le modalità, un tema che sarà oggetto del cda di Edizione che, secondo indiscrezioni, è stato convocato per domani quando si terrà anche il cda straordinario di Aspi”.

“Fonti autorevoli riferiscono che un’ipotesi su cui si starebbe ragionando da tempo in Atlantia sarebbe lo scorporo di Aspi. Da Edizione smentiscono qualsiasi scenario di spin off, tuttavia secondo quanto risulta a Il Sole 24 Ore c’è chi nella controllata lo prende seriamente in considerazione”, ha scritto il quotidiano confindustriale.

È possibile immaginare un’Atlantia senza Autostrade per l’Italia?, si chiede oggi il Corriere della Sera: “Ai piani alti di Edizione, la holding di famiglia Benetton che detiene il 30,25% di Atlantia quotata a Piazza Affari, è da tempo che si ragiona su una possibile valorizzazione sul mercato della controllata messa nel mirino dalla Procura di Genova e oggetto di una possibile revoca unilaterale da parte del governo.
Circolano da mesi diverse valutazioni su Atlantia senza Autostrade, negli anni gallina d’oro per i ricavi costantemente in crescita grazie al rincaro delle tariffe e ai maggiori transiti sulla rete, che hanno conferito lauti dividendi agli azionisti”.

Per diverse banche d’affari separare i destini tra controllante e controllata non sarebbe così complesso, a patto di far confluire il debito nell’acquirente, che sia Anas, Cassa depositi e prestiti o altro gestore, aggiunge il Corsera: “Sarebbe necessaria la volontà politica nei primi due casi. A quel punto non servirebbe neanche la revoca”.

Il governo Conte 2 è disposto a far accollare a una società pubblica anche il debito di Aspi oltre le concessioni? Si vedrà.

Nel frattempo da casa Benetton giunge una nota per la stampa.La holding dei Benetton non ha alcuna intenzione di procedere con uno spin off o la vendita di quote parziali o totali di Autostrade per l’Italia, ha precisato un portavoce di Edizioni srl in merito a indiscrezioni di stampa.

Eppure da settimane, anzi mesi, o meglio un anno, si susseguono indiscrezioni mai o poco smentite di dissapori fra Edizione e Aspi. Tensioni reali o gioco delle parti? Chissà.

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