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Marina Polacca

Al via il riarmo di Varsavia, ecco i piani della marina polacca

Sebbene meno “scintillante” di quanto sta accadendo per le altre Forze Armate della Polonia, alla fine anche la Marina Polacca ha intrapreso un importante percorso verso il suo rinnovamento e potenziamento. L'approfondimento di Giovanni Martinelli

C’è ormai un vero e proprio “osservato speciale” in Europa: la Polonia. E il perché presto detto; dopo l’invasione della Federazione Russa ai danni dell’Ucraina, Varsavia si è infatti lanciata in un programma di riarmo dalle dimensioni davvero enormi. Un fenomeno che, sotto molti punti di vista, ha perfino dell’incredibile; tale e tanta è la quantità nonché la qualità dei programmi di armamento che la Polonia stessa sta acquistando.

Solo per dare qualche riferimento, la spesa militare si sarà più che raddoppiata nel giro di 2 soli anni passando da 16,6 miliardi di dollari nel 2022 a oltre 38 miliardi nel 2024; e nulla indica che questa corsa sia destinata a fermarsi, anzi. E comunque, grazie a questa sorta di exploit, la Polonia è così diventato già oggi il Paese con la spesa più alta in ambito Nato in termini di rapporto con il Pil.

A essere particolarmente interessato da questo processo di (notevole) potenziamento è l’Esercito. Destinato a raddoppiare i propri organici, per veder quindi soddisfatte tutte le proprie esigenze in termini di dotazioni previste esso potrebbe aver bisogno di quasi 1.700 carri armati, di poco più di 3.000 veicoli da combattimento per la fanteria di vario tipo, di oltre 1.000 pezzi di artiglieria (molti dei quali semoventi) e di quasi 650 lanciarazzi multipli anch’essi di vario tipo. Ma non finisce qui, perché sempre l’Esercito riceverà comunque vari tipi di altri veicoli per differenti scopi, sistemi di difesa aerea (di artiglieria e missilistici) e, infine, quasi 160 nuovi elicotteri (da attacco, da ricognizione/ appoggio e da trasporto).

Praticamente tutti questi programmi sono avviati, molti hanno visto assegnare contratti e altri ancora sono nella fase di acquisto vera e propria; se non già di consegna. Il tutto con un ampio coinvolgimento di diversi Paesi, quali gli Usa e la Corea del Sud in particolare ma anche, per esempio, dell’Italia e di altri Paesi ancora (sia pure in maniera decisamente minore); fermo restando che la Polonia punta comunque molto al più ampio coinvolgimento possibile della propria industria.

Non meno significativo lo sforzo in atto per l’Aeronautica di Varsavia; complessivamente arriveranno infatti decine di velivoli tra aerei d’attacco (tra i quali, i sofisticati F-35), aerei radar, da trasporto e da rifornimento in volo, sistemi missilistici di difesa aerea, “droni” di diverso tipo e, infine, anche satelliti per la ricognizione. Anche in questo caso, le fonti di approvvigionamento fanno riferimento a Paesi diversi (sia pure, ancora una volta, con una forte attenzione per gli Usa e la Corea del Sud; ma con risvolti anche per la Francia e la Svezia). Anche in questo ambito, per quanto possibile, si cercherà di coinvolgere l’industria locale.

Chi invece è rimasta finora indietro da questo processo di potenziamento è la Marina Polacca. Ciò non deve stupire perché tradizionalmente, a causa di una serie di fattori concomitanti, essa ha svolto e svolge un ruolo meno rilevante rispetto alle altre 2 Forze Armate. Ma le cose, per certi versi, stanno cambiando. Da una parte infatti, saranno comunque proseguiti programmi già in essere; e dall’altra (aspetto ancora più importante) ne sono stati/ne saranno varati di nuovi.

Per quelli già in essere, si segnala la prevista costruzione di altre 3 unità contromisure mine della classe Kormoran II (che si uniranno alle 3 già in servizio). Se questo programma ha già tempi certi, quelli relativi all’acquisto di nuovi nuovi lanciatori e missili NSM (Naval Strike Missile) per il Coastal Missile Squadron dotato di batterie costiere di missili antinave, invece, non sono ancora definiti.

Accanto a questi, come anticipato, una serie di nuovi programmi; il più importante dei quali è rappresentato dalla costruzione di 3 fregate classe Mieczink, Dopo una competizione che ha visto coinvolti diversi cantieri, alla fine la Polonia ha scelto il progetto Arrowhead 140. Derivato dalle fregate Danesi della classe Iver Huitfeldt, questo è stato poi adottato dai cantieri Britannici Babcock; ottenendo anche un discreto successo commerciale dato che è stato scelto dalla Royal Navy per le sue fregate Type 31 e dalla Marina Indonesiana per un paio di unità.

Si tratta di piattaforme che presentano una lunghezza massima di quasi 139 metri e una larghezza di circa 20, con un dislocamento a pieno carico di quasi 7.000 tonnellate. L’impianto propulsivo sarà incentrato su 4 motori diesel che in totale sviluppano una potenza di quasi 33 MW; ne risulteranno una velocità massima di almeno 28 nodi, con un’autonomia di 8.000 miglia alla velocità di crociera di 12 nodi. L’equipaggio dovrebbe essere composto da 100-120 persone ma a bordo saranno presenti alloggi per un massimo di 160 persone; il tutto per una autonomia operativa di 30 giorni.Queste unità saranno piattaforme multiruolo, quindi dotate di sensori e sistemi d’arma capaci di far fronte alle minacce provenienti da tutte le dimensioni (sopra e sotto la superficie del mare nonché dal cielo); saranno quindi installati in particolare radar e sonar di vario tipo mentre a livello di armamento troveremo un pezzo da 76/62 mm della Italiana Leonardo, 32 celle di lancio verticali Mk. 41 per missili antiaerei CAMM (Common Anti-Air Modular Missile), 8 lanciatori per missili antinave RBS-15 Mk.3, cannoni di piccolo calibro per la difesa ravvicinata e tubi lanciasiluri.

La prima unità è da poco entrata in costruzione in Polonia (presso i cantieri PGZ Stocznia Wojenna di Gdynia, che opereranno su licenza della Babcock stessa) e il suo ingresso effettivo in servizio è previsto per la fine del decennio; questo mentre per le altre navi non ci sono ancora informazioni ufficiali sui tempi. Da notare che il contratto prevede altre 5 fregate in opzione che però (molto) difficilmente sarà esercitata.

Un altro programma che ha già visto l’assegnazione di un contratto, alla Svedese Saab, è quello relativo a 2 “navi spia” (tecnicamente, SIGINT, ovvero Signal Intelligence); queste piattaforme saranno derivate dalla analoga Artemis, prossima alla consegna alla Marina Svedese stessa. Entrambe le unità saranno costruite ancora una volta in Polonia e di esse si sa comunque poco; giusto le dimensioni generali (circa 75 metri di lunghezza e 2.200 tonnellate di dislocamento) mentre nulla è dato sapere (ovviamente!) dei sofisticati apparati elettronici imbarcati.

Ciò che invece sta ancora muovendo i primissimi passi è il progetto di acquisizione di 3 sottomarini a oggi indicati con il nome Orka. La Polonia ha da poco aperto la competizione internazionale (che ha suscitato un grande interesse), fissando così solo alcuni parametri fondamentali; tra gli altri, grande autonomia, armamento articolato (siluri, missili antinave/missili “land attack”, mine e anche missili antiaerei!) e capacità di ospitare “droni” sottomarini nonché operatori delle Forze Speciali. Insomma, battelli subacquei dalle capacità operative più che complete.

Infine, anche la componente elicotteristica è oggetto di una fase di potenziamento. È stato infatti da poco consegnato il primo elicottero pesante AW101 (anch’esso della Leonardo) per la lotta antisommergibile; a questo, ne seguiranno altri 3 mentre è presente anche un’opzione per ulteriori 4 velivoli. E se gli AW101 saranno basati a terra, si prevede che in futuro prossimo sempre la Marina di Varsavia acquisterà anche 8 elicotteri medi per l’impiego a bordo delle proprie unità navali; a partire dalle future fregate classe Miecznik che ne potranno imbarcare 1 o 2 ciascuno.

In conclusione, sebbene meno “scintillante” di quanto sta accadendo per le altre Forze Armate, alla fine anche la Marina Polacca ha comunque intrapreso un importante percorso verso il suo rinnovamento e potenziamento; per far fronte ai compiti di difesa ad essa assegnati (in particolare, nel Baltico) ma anche in vista di una maggiore partecipazioni a impegni/missioni internazionali (in ambito NATO). Tutto molto interessante dunque, al netto però di una considerazione finale; quella cioè sulla reale sostenibilità finanziaria di questo stesso percorso di riarmo intrapreso da Varsavia. Un punto interrogativo non da poco, evidentemente.

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