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L’ambiente e’ il migliore alleato della tecnologia per le smart city

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Si può realizzare la città più ipertecnologica del mondo, dove tutto sia gestito e controllato da apparecchiature sofisticate ma se, di pari passo, la condizione dell’ambiente urbano non migliora, creando la capacità della città di accogliere e sostenere la presenza di cittadini e attività economiche si ottiene un risultato effimero.

Non è un caso se l’Unione Europea abbia indicato nelle Green infrastructures (http://ec.europa.eu/environment/nature/ecosystems/) la direzione da seguire per realizzare una strategia che abbia al centro il valore dell’ambiente e la sua capacità di creare opportunità di sviluppo.

Ancor più importante se riferito alle città e allo sviluppo delle aree metropolitane che devono saper rispondere alla sfida del cambiamento e dell’innovazione: temi come l’energia, la qualità dell’aria, la gestione delle risorse idriche e del suolo, il mantenimento della biodiversità, sono alla base di una strategia che intende creare, sul serio, città intelligenti e capaci di futuro.

Basti pensare agli effetti dei cambiamenti climatici e alla necessità di porre in atto politiche integrate che siano in grado di svolgere azioni di adattamento, attribuendo valore alle funzioni ecologiche svolte dagli ambienti naturali e semi-naturali.

Resilienza è la parola-chiave dei prossimi anni: le città cha saranno capaci di investire, in modo intelligente, in una serie di interventi strutturali, per ridurre l’impatto degli eventi meteorologici, saranno quelle città che avranno maggiori opportunità di investire in innovazione e in un modello di sviluppo durevole. Non è un caso se la Fondazione Rockfeller abbia lanciato il programma 100 Resilient Cities (http://100resilientcities.rockefellerfoundation.org/) per contribuire a realizzare i Piani di resilienza e individuare opportunità di collaborazione tra le città: Roma è l’unica città italiana che compare tra le prime 33 selezionate dalla Fondazione Rockfeller e ha avviato il progetto.

Serve la capacità di cambiare punto di vista, guardando alle esperienze di altre città, capendo, soprattutto, l’importanza di ricostruire funzioni naturali degli ambienti urbani che, per troppo tempo, sono state dimenticate e cancellate.

La partita delle smart cities si gioca anche su questi temi e il tempo a disposizione è poco: serve ripeterlo, l’innovazione è un gioco per persone serie e non la si fa imponendola con leggi e commi, ma cambiando modo di governare, innestando competenze e capacità di visione.

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