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Bettino Craxi visto da Guido Crosetto

Che cosa ha detto il ministro della Difesa, Guido Crosetto, su Bettino Craxi e chi c'era ad Hammamet alle commemorazioni celebrative della Fondazione Craxi per il ventiseiesimo anniversario della morte dello statista socialista. La nota di Sacchi

“Sono qui per omaggiare uno statista”. Guido Crosetto, ministro della Difesa, cofondatore di FdI, il partito di maggioranza che esprime la premier, Giorgia Meloni, scandisce davanti alle telecamere la parola “statista”, con la quale definisce l’ex premier e leader del Psi sepolto nel piccolo cimitero cristiano di Hammamet. È giunto dall’Italia, da dove erano già partite altre decine di connazionali per andare in visita alla tomba di Craxi , che volle essere sepolto qui, all’ombra della Medina, di fronte al mare, con la lapide che guarda l’Italia.

Crosetto, accolto dall’abbraccio di Stefania Craxi, senatrice di FI, presidente della commissione Esteri e Difesa del Senato, con il direttore generale della Fondazione Craxi, Nicola Carnovale, dal Delegato del Comune di Hammamet, dalla Governatrice di Nabeul, dalla comunità italiana e tunisina, quando lascia il cimitero scrive poi sul libro delle presenze l’auspicio più significativo: “Che il suo spirito di statista possa vegliare la nostra Repubblica nei tempi drammatici che abbiamo davanti”.

Accanto a lui e alla figlia dello statista socialista ci sono Hamida Guembri, il principale assistente tunisino di Craxi, che per lui “è stato anche un padre”, e Kamel, il custode della tomba di Craxi. Hamida e Kamel sono i rappresentanti di quel popolo tunisino che fece da scudo a “Monsieur Le President”.

Non ci sono polemiche politiche riferite alla cronaca politica di questi giorni sulla sorte amara, senza precedenti per le democrazie occidentali, riservata al premier del governo più longevo della “Prima Repubblica”, nelle cerimonie commemorative della Fondazione Craxi per il ventiseiesimo anniversario della morte in esilio di Craxi, da rifugiato politico dello Stato di Tunisia. Sono le immagini che dicono tutto. E con loro la constatazione stessa dei fatti.

Dice Stefania Craxi: “Ringrazio il ministro Guido Crosetto, che ha voluto recarsi ad Hammamet, in terra tunisina, per rendere omaggio alla memoria di Bettino Craxi, che qui si spense, da uomo libero in lotta contro l’ingiustizia terrena. Il suo gesto, l’appellativo ‘statista’ che il ministro ha scelto per riferirsi a Craxi, vale più di mille parole. La presenza del ministro testimonia, ancora una volta, la vicinanza delle forze di centrodestra, che non hanno mai lesinato in questi anni gesti di attenzione umana e politica, riconoscendo lo spessore di chi ha dedicato la vita al suo Paese, e lavorato per dare all’Italia il posto che le compete sullo scenario internazionale”. Prosegue Stefania: “Il nome di Bettino Craxi, un uomo di quella sinistra che stava dalla parte giusta della Storia, è oggi grazie a Forza Italia un tassello importante del mosaico identitario del centrodestra italiano; spiace – stigmatizza la senatrice azzurra – che dal fronte progressista continui a levarsi un silenzio ipocrita”. Poi, l’ omaggio di Stefania Craxi alla Tunisia: “Il comune di Hammamet ci ha concesso di apporre qua, nella piazza del cimitero, una targa che racconta della riconoscenza, della gratitudine di Craxi verso questo paese che definiva un paese straniero ma non estraneo. Simboleggia la riconoscenza che tutti gli italiani liberi, uomini e donne liberi provano verso questo paese che è stato vicino a Craxi in un momento difficilissimo della sua vita, ne ha garantito la libertà”. Spiega: “Questa targa, le parole sono le sue, ci dirà esattamente questo. Lui ha scelto di riposare qua, veniva a passeggiare qua dietro, diceva che era un posto allegro, guardava il golfo di Hammamet e si illudeva di vedere l’Italia. Purtroppo l’Italia non si vede ma questa targa lo dice”.

Le fa eco Carnovale, direttore generale della Fondazione Craxi, istituita da Stefania 26 anni fa, subito dopo la morte del padre: “A Hammamet, ogni anno, la memoria non è solo ricordo e non è nostalgia. È un punto di incontro tra passato e futuro, in un dialogo che continua a parlarci della Storia, a interrogarci sul presente e a indicarci una rotta per il domani”. “Le celebrazioni in terra tunisina – spiega Carnovale – sono ormai un rito laico che cresce ogni anno, perché qui la memoria incontra il presente. Non parlano soltanto di Craxi, ma del nostro tempo, un tempo in cui la sua visione politica è più che mai viva. La frase che abbiamo fatto incide sulla stele, tratta da un manoscritto degli anni tunisini, “La Tunisia è un paese amico una seconda patria e l’esilio è meno doloroso. L’Italia da qui mi sembra più vicina”, non esprime solo la nostalgia per la distanza da nostro Paese, il legame con questa terra, ma racchiude l’idea di un Mediterraneo che non divide ma unisce”. “E oggi – aggiunge – , in un mondo attraversato da crisi globali e regionali, da migrazioni senza risposte adeguate e da un divario Nord‑Sud sempre più pesante, parlare di dialogo, cooperazione e sviluppo equo in quest’area del mondo significa parlare di Craxi, usare la sua lingua, attingere alle sue intuizioni che sono necessità dell’oggi e del domani”. Ecco perché “davanti a questo mare, non celebriamo soltanto un uomo ma una visione che continua a illuminare il nostro tempo e che ci invita ancora a immaginare una politica fondata su coraggio, responsabilità e passione”.

“Il ringraziamento – conclude Carnovale – va a tutte le persone che ogni anno scelgono di essere qui, condividendo con noi questo rito di memoria e visione, soprattutto ai tanti ragazzi che, a proprie spese raggiungono Hammamet per vivere la storia, per avvicinarsi a una politica che ha saputo guardare lontano e assumersi responsabilità difficili e parlare il linguaggio della verità”.
A Hammamet ci sono anche Alessandro Battilocchio, deputato di FI e Gianni Pittella, ex vicepresidente del Parlamento Europeo, ex senatore eletto con il Pd. Per Battilocchio, che ha commemorato l’ex premier alla Camera, in visita alla tomba di Craxi a partire dal gennaio 2000, ora qui con una delegazione di amministratori e giovani militanti azzurri, “la lezione politica di questo grande statista è di un’attualità disarmante”. E Pittella: “Sono tornato ad Hammamet per rendere omaggio a Bettino Craxi. Hammamet non è solo il luogo dell’ultimo approdo; è uno specchio. Costringe a guardare alla politica con meno slogan e più profondità”.

Propone, intanto, Bobo Craxi, figlio dello statista socialista, ex sottosegretario agli Esteri del governo Prodi: “Penso ad un busto, una statua che lo Stato dovrebbe dedicargli a Sigonella. Credo lo meriti”. Lo dice Bobo in una intervista a ‘L’Avanti della Domenica’ diretto da Giada Fazzalari. L’esponente di ‘Avanti Psi’ ripercorre la vicende del padre Bettino e si sofferma sulla politica estera: ”Molti, attraverso i social, sono andati a risentirsi il discorso del 1992. È virale, con milioni di visualizzazioni. Mi riferisco alla sua frase sull’Europa, quando lui dice che ‘nel migliore delle ipotesi sarà un limbo, nel peggiore dell’ipotesi un inferno’, quindi non la sua contestazione all’Europa in quanto tale, ma alla mancata rinegoziazione dei parametri di Maastricht”. Quanto al rapporto con gli Stati Uniti, Bobo Craxi ricorda: ”L’episodio di Sigonella rappresenta un elemento di grandissima unicità rispetto a quello che è avvenuto nei trent’anni successivi, cioè un’Italia che improvvisamente poteva tenere testa al proprio alleato americano”.

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