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Banda larga, il Ministero dello Sviluppo economico investe 400 milioni

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Il Ministero per lo Sviluppo economico ha recentemente sbloccato circa 400 milioni di euro per il Fondo per la crescita sostenibile per realizzare due interventi chiamati “Agenda digitale” e “Industria sostenibile”, dopo quello avviato in ottobre, rivolto alle piccole e medie imprese che fanno innovazione.

Al piano “Industria sostenibile” sono destinati 250 milioni di euro  e le principali aree di intervento riguardano la ricerca e sviluppo della banda larga. Si prevedono spese tra i 5 e i 40 milioni di euro per  interventi nel campo della micro-nanoelettronica e per la bioteconologia industriale ma anche per settori quali i trasporti, le telecomunicazioni, le costruzioni eco-sostenibili.

Per l’“Agenda digitale” sono previsti 150 milioni di euro con vari investimenti rivolti a molti ambiti tra cui la salute, la formazione, l’inclusione sociale, la cultura e turismo e la modernizzazione della pubblica amministrazione. Nel piano strategico del governo, messo a punto con l’Agenzia per l’Italia digitale per cui fino al 20 dicembre è prevista una consultazione pubblica, c’è infatti l’obiettivo di realizzare la piena copertura della banda larga entro due anni.

È proprio per rispettare questo tabella di marcia che il governo intende dare entro settembre 2015 la possibilità di espletare tutta una serie di adempimenti burocratici attraverso il Pin unico.

Nell’agenda digitale vi è particolare interesse anche versi temi come la scuola, la sanità, l’welfare e la giustizia per cui dal primo giugno 2014 è entrato in vigore il processo civile telematico, mentre nella pubblica amministrazione è già obbligatoria la fatturazione elettronica.

L’ aspetto più interessante del piano del governo è la segmentazione dell’Italia in quattro cluster. La suddivisione del territorio italiano viene fatta seguendo come parametro principale è la densità di popolazione per cui il cluster A appartengono le 15 aree più urbanizzate fino al cluster D cui vi rientrano i 4300 comuni più periferici. Questi cluster  coprono entrambi il 15% della popolazione, ma nel primo sono già stati attivati i progetti Fttc (Fiber to the cabinet). Il cluster B riguardano circa 1.100 comuni e cioè il 45% della popolazione per cui sono già pronti i progetti di infrastrutturazione Fttc mentre il cluster C copre il 25% della popolazione (2.650 comuni) caratterizzato da aree più soggette alla necessità di un intervento pubblico da parte dello Stato.

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