Salute e ricerca

Vi spiego i disastri del governo su Covid

di

Draghi

Tamponi, vaccini antinfluenzali, ma anche trasporti, scuola e tracciamento: tutti i dossier anti Covid in cui il governo ha fallito secondo il think tank Lettera150, animato da Valditara, Ricolfi, Orsina e Crisanti

 

«Da maggio, fine della prima ondata, ad oggi non è stato fatto nulla di quello che serviva per evitare di ritrovarci di nuovo a combattere a mani nude contro il virus. E la responsabilità principale è del governo, che oltre ai suoi poteri in materia sanitaria ha anche quelli sostitutivi delle competenze delle regioni circa la tutela della salute».

Parla Giuseppe Valditara, giurista dell’università di Torino, coordinatore del think tank Lettera150, che insieme al sociologo Luca Ricolfi, lo storico Giovanni Orsina, il virologo Andrea Crisanti, e altri studiosi di varie discipline, ha lanciato un’operazione verità sugli errori fatti nella gestione dell’epidemia.

Tamponi, vaccini antinfluenzali, ma anche trasporti, scuola e tracciamento, sono dieci i dossier su cui, dicono gli esperti, il governo doveva fare e non ha fatto o ha fatto poco.

Perché imputate la principale responsabilità al governo?

La Costituzione prevede che la competenza per il trattamento delle pandemie che hanno carattere internazionale sia esclusivamente del governo. E questa lo è. Al di là della profilassi internazionale, al governo spetta anche fissare linee guida di indirizzo e quindi di coordinamento in materia di tutela della salute e ha il potere/dovere di sostituirsi agli organi regionali e comunali per proteggere l’incolumità pubblica. E ricade sempre sul governo anche la responsabilità, questa volta esclusiva, in materia di coordinamento informativo, statistico e informatico dei dati dell’amministrazione statale, regionale e locale. Una epidemia non la si combatte efficacemente se i dati che la raccontano non sono messi a sistema e resi disponibili per l’analisi della comunità scientifica e le scelte dei decisori politici.

E dunque?

E dunque dai tamponi alle terapie intensive, dai trasporti alla scuola, dal tracciamento dei contagiati all’assistenza medica domiciliare, dai Covid hotel ai vaccini antinfluenzali la gestione del governo è stata un fallimento. C’erano cose che dovevano e potevano essere fatte e che non sono state fatte. I sacrifici degli italiani, reclusi per 2 mesi fra marzo e aprile, sono stati gettati alle ortiche. La curva dei contagi è ripartita e siamo di nuovo con gli ospedali allo stremo e le libertà dei singoli e degli imprenditori contingentate.

Sui trasporti non decidono le regioni e i comuni?

Il governo, innanzi a una situazione di alto rischio, aveva i poteri per intervenire. Andava previsto un finanziamento straordinario con tempistiche di utilizzo stringenti e un coordinamento nazionale di regioni e comuni. L’attuale codice appalti consente il ricorso a procedure di urgenza che avrebbero permesso in un mese l’acquisto o l’affitto di nuovi mezzi. Nel frattempo andava finanziata l’assunzione a tempo determinato dei conducenti necessari, di autisti disoccupati purtroppo ce ne sono tanti.

Nel documento chiedete che si rafforzi la capacità giornaliera del sistema di fare tamponi. Come?

Già a metà maggio uno studio dei professori Paolo Gasparini, dell’università di Trieste, e Francesco Curcio, dell’università di Udine, aveva dimostrato la necessità per evitare il riesplodere del virus di fare più tamponi così da isolare i focolai prima che divampino. Lo studio indicava le modalità e i fondi necessari per strutturare la raccolta e il processamento. Con una buona organizzazione dei centri si sarebbe potuti arrivare a oltre un milione di tamponi al giorno.

Accusate anche il governo di non aver fatto nulla per incentivare la medicina territoriale.

Lo ha detto Luigi Cavanna, primario di Piacenza e pioniere delle cure domiciliari, proprio sul vostro giornale e lo ha dimostrato nella pratica: i malati Covid vanno curati il più possibile a casa, non devono andare negli ospedali, non devono arrivare ad avere bisogno della rianimazione. Ma questo è fattibile innanzitutto investendo risorse e riorganizzando con precise direttive nazionali la medicina territoriale. La convenzione con i medici di base per fare tamponi nei loro studi è stata invece firmata solo in queste ore e non è ancora operativa.

(Estratto di un articolo pubblicato su Italia Oggi; qui la versione integrale)

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