Sanità

Vaccini anti Covid. Fatti, obiettivi e sogni

di

indicatori

Conversazione di Quotidiano Sanità con Donato Greco, medico specialista in Malattie Infettive e Tropicali, Igiene e Medicina Preventiva e Statistica Sanitaria, già Direttore Centro Nazionale Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute Istituto Superiore di Sanità e poi Direttore Generale Prevenzione Sanitaria Ministero Salute

I vaccini

Vaccini anti Covid-19 efficaci e sicuri certamente saranno disponibili nel 2021, ragionevolmente a partire dall’estate 2021: alcune limitazioni sono prevedibili:

1. I vaccini agiranno per contenere il danno, non per controllare l’incidenza (è questa l’esperienza di tutti i virus respiratori umani ad origine zoonotica)

2. Dei 70 vaccini in pipeline nessuno si presenta come un coniugato capace di contrastare non solo la malattia, ma anche l’infezione (come quello per l’hemophilus Influenzae). (4)

3. Buona parte dei vaccini finora in cantiere richiede due dosi per raggiungere un significativo livello di anticorpi: quindi molti mesi saranno necessari per avere una reale barriera anticorpale di massa, se mai raggiungibile.

4. L’efficacia del 100% contro l’infezione è altamente improbabile, quindi ci sarà sempre una coorte di vaccinati suscettibili all’infezione.

5. Tutti i trial di fase 3 in corso o in programma hanno una durata di pochi mesi, insufficiente per dimostrare una durata dell’immunità superiore al tempo di osservazione nel trial.

6. La previsione di un vaccino miracoloso, che risolve il problema Covid-19 è irrealistica e dannosa; abbiamo da vent’anni degli ottimi vaccini contro l’influenza stagionale efficaci fino al 90% contro l’influenza confermata, ne facciamo uso di massa, ma non modifichiamo di una virgola l’andamento stagionale delle epidemie influenzali.

I costi del contenimento
A questo punto bisogna valutare gli effetti collaterali delle misure di contenimento attuate ed in corso di attuazione.

Non v’è ancora una analisi comprensiva dei danni associati a queste misure, né appaiono ancora studi su questi aspetti, ma piovono dappertutto dati drammatici sui danni sociali ed economici concreti e palpabili subito, in assenza di studi sulle conseguenze future provocate dalle misure di contenimento.

L’elenco dei danni del lockdown è difficile da compilare: cure differite con conseguente aumento di morbidità e mortalità, attività preventive interrotte con perdita di significative quantità di anni di vita persi, perdite economiche da attività commerciali e produttive interrotte o fortemente ridotte, solo per citarne alcune.

Quelli che mi colpiscono di più sono tre:
1. La riduzione o sospensione delle attività didattiche: un danno ai nostri figli e nipoti presente e futuro di dimensioni incalcolabili.

2. L’espansione straordinaria dell’assistenzialismo di stato: si costruiscono generazioni di assistiti deprivati dell’iniziativa e della voglia di lavorare.

3. La conversione dei rapporti sociali fondamento della nostra storia: dalla fratellanza e solidarietà alla diffidenza ed alla delazione, dal prossimo fratello al prossimo nemico potenziale untore.

Le misure di contenimento sia totali ( Lockdown) che parziali hanno costi sociali molto alti che non sono rimpiazzabili dal continuo progressivo indebitamento di stato che ricadrà pesantemente sul nostro futuro e sulle prossime generazioni.

Quale scenario futuro?
Queste osservazioni configurano un quadro credibile di uno scenario nel prossimo futuro (2-3 anni ?) di andamento endemico dell’infezione con alternarsi di picchi epidemici, anche disponendo di vaccini efficaci.

Quindi impongono una ordinaria convivenza con quest’infezione analoga alle tante altre infezioni dell’apparato respiratorio con cui conviviamo da sempre.
Quindi un rientro ad una normalità responsabile e attrezzata.

Accettare il rischio
La polmonite è causa, prima del Covid, di circa 15mila decessi l’anno, circa la 14esima causa di morte in Italia circa 0,25 morti per mille abitanti; molte di queste polmoniti sono ad etiologia virale, dal virus influenzale ai tanti altri virus che prediligono l’albero respiratorio: una mortalità in lenta diminuzione nel tempo grazie alle migliori diagnosi e cure.

La mortalià per Covid in Italia è stata finora più del doppio di tutti i decessi per polmonite del recente passato, ma la speranza che il tremendo picco epidemico della primavera 2020 non si ripeta ed il virus si allinei alla mortalita “normale” degli altri virus respiratori circolanti nel nostro Paese.

In termini di morbosità i ricoveri per polmonite pre Covid sono dieci volte superiori, ed a questi si aggiungo i casi trattati a casa per un totale di almeno 300 mila casi/anno, cinque casi ogni mille abitanti ogni anno.

Al rischio “normale” di ammalarsi di polmonite o di morirne dobbiamo aggiungere le polmoniti da Covid, fiduciosi che il rafforzamento delle attività di prevenzione, diagnosi e cura diminuirà progressivamente questo rischio, sapendo anche che misure efficaci di contenimento sono valide anche per le polmoniti da virus non Covid.

(Breve estratto di un approfondimento di Quotidiano Sanità)

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