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Tutti i possibili effetti del Pnrr in tema di Sanità pubblica

Pnrr

L’articolo di Pietro Gonella e Stefano Biasioli

La pandemia Covid sembra aver smosso le acque, in Europa e in Italia. Ci sono voluti almeno 150.000 morti italiane, indotte direttamente o indirettamente dal Covid, per indurre l’Europa prima e il Governo italiano (poi) a prevedere all’interno del Pnrr un finanziamento specifico per una drastica riforma del Ssn italiano, datato 1978 e con pochi ritocchi da allora.

In un recente articolo abbiamo ricordato che, da almeno 25 anni, ci stiamo battendo per una modernizzazione del Ssn, volta ad evitare un suo declassamento, per l’evidente incapacità delle strutture sanitarie previste e create dalla legge 833 (1978-2021) di far fronte ai nuovi bisogni sanitari e al drammatico cambiamento delle patologie più gravi e a maggior consumo di risorse.

Il dramma del Covid – e i chiari indirizzi europei – hanno fatto elaborare a Draghi, all’interno del Pnrr, un abbozzo di riforma sanitaria, con un finanziamento specifico di circa 19-20 miliardi, anche se ne servirebbero molti di più (almeno 32).

Le novità del Pnrr sono riassumibili in alcuni 4 elementi fondamentali:

a. “Case della Comunità” (1 ogni 20.000 abitanti) – Standard 3.010.
Ora ne sono attive 459. Ne devono essere attivate, quale primo step, altre 1.288 entro il 2026 per un totale di 1.777 “Case”. E le restanti 1.233 “Case” per raggiungere lo Standard? Saranno attivate entro il 2.030 quale secondo step?

b. “Ospedali di comunità” (1 ogni 50.000 abitanti) – Standard 1.205.
Ora sono attivi 3.163 posti letto. Devono essere attivati 381 “Ospedali”, per un totale di ulteriori 7.620 posti letto (381 x 20 p.l.), per complessivi 10.783 posti letto quale primo step

E i restanti 13.317 posti letto per raggiungere lo Standard? Si tratta di 24.100 posti letto complessivi (1.205 x 20 p.l.), numero che richiede l’attivazione di altri 665 “Ospedali”? Saranno attivati entro il 2.030 quale secondo step?

c. “Cure domiciliari” (per 1.500.000 abitanti, ovvero il 10% degli over 65). Ora sono seguiti a domicilio circa 702.000 pazienti (il 5,1% degli over 65).

d. “Centrali Operative Territoriali” (1 ogni 100.000 abitanti), quindi 602 in corrispondenza del Territorio di ogni Distretto.

Un compito immane, da realizzare – quale primo step – dal 2022 al 2026, in soli 5 anni. Per questo chi scrive ha deciso di mettere nero su bianco e di quantificare non tanto le incomprimibili spese strutturali, ma per definire – una volta per tutte – i costi annuali del personale addetto, personale medico-sanitario e tecnico indispensabile a far funzionare le suddette 4 modalità assistenziali, realizzate che siano le strutture necessarie.

La quantificazione di questi costi – relativamente al primo step – è stata fatta da uno di noi due, quale responsabile a suo tempo della gestione del personale del SSN, con esperienza decennale di Coordinamento dei Direttori Generali di ASL/AULSS. Le tabelle sono reperibili alla fine dell’articolo, strutturate in voci analitiche. Sono basate sul concetto fondamentale che, perché esse funzionino, dovranno disporre di tutto il personale necessario per un “funzionamento corretto alla bisogna”, senza tagli aprioristici dello stesso/dotazione organica.

In sintesi, ecco i costi annuali del personale (inclusi gli oneri riflessi):

  • CASE di COMUNITÀ: 1 ogni 20.000 abitanti, ciascuna con 68 figure professionali e con costi annuali pari a 4.190.000 euro/anno. La spesa totale per 1.777 siffatte case sarebbe quindi di 7,445630 miliardi di euro/anno. Circa 4,5 miliardi di euro/anno sono attualmente già sostenuti dai bilanci delle ASL. Restano pertanto da coprire circa 3 miliardi di euro/anno. Ma il progetto governativo sul Recovery fund finanzia questo punto con 2 miliardi, in 5 anni….!
  • OSPEDALI di COMUNITÀ: 1 ogni 50.000 abitanti, ciascuno con 20 posti letto e con 20 operatori; costo annuale del personale = 800.000 euro/ospedale. Con la realizzazione entro il 2026 di altri 7.620 nuovi posti letto per complessivi 10.738 posti letto (in nuove costruzioni o in pre-esistenti ospedali dismessi), si dovrà sostenere un costo di personale sui 432 milioni di euro/anno. Ma il Recovery fund prevede un finanziamento di 1 miliardo in 5 anni…!
  •  DISTRETTO/ CURE DOMICILIARI: 1 ogni 100.000 abitanti, ciascuno con 69 unità e con un costo di personale pari a 4.260.000 euro/anno. Per 602 “Distretti”, il totale è di 2,562120 miliardi di euro/anno. Anche su questo punto il Recovery fund prevede un finanziamento di 4 miliardi in 5 anni….!
    Occorre sapere che, all’interno del distretto (o a latere ?) va totalmente modificata la CENTRALE OPERATIVA TERRITORIALE (COT), deputata al coordinamento dei vari servizi territoriali. Il costo del relativo personale è da Noi già stato inserito nella voce 3, ma andrebbero calcolati e quantificati a parte i costi relativi a: nuovo hardware, nuovo software, nuovi sistemi di collegamento con le 3 strutture precedentemente citate, per realizzare realmente un pieno collegamento “sanitario” all’interno di una provincia e su base almeno regionale. Ciò richiede innovazione tecnologica, una trasformazione della carta sanitaria da “passiva” (microchip muto) ad “attiva” (microchip caricato delle informazioni cliniche basilari del paziente), personale adeguatamente informato e attivo 24 ore su 24, per 7 giorni alla settimana.

Facendo 4 conti, la spesa per il personale sarebbe pari ad almeno 10 miliardi di euro/anno. Tenendo conto che 6 miliardi sono attualmente già sostenuti dai bilanci delle ASL, restano 4 miliardi di euro/anno che ovviamente andrebbero ad aggiungersi alla spesa annua attualmente sostenuta dal Ssn. Perché, in questo caso, riorganizzazione non significherebbe contenimento della spesa territoriale ma ampliamento della stessa anche attraverso un parziale trasferimento di risorse dal settore ospedaliero. Ovviamente ciò, per noi, dovrebbe avvenire non a scapito delle strutture ospedaliere emergenziali, messe nettamente in crisi nel 2020-2021, perché sottostimate rispetto alla media europea e rispetto a una pesante emergenza , qual è stata e qual è ancora la pandemia Covid.

Ci chiediamo se il premier Draghi e la “sua” cabina di regia siano consapevoli di questo e quale sia il piano articolato 2022-2026 per rispondere concretamente alle prescrizioni europee. Che pesano di più dei “bugiardini” inseriti nelle confezioni dei farmaci…

Resta infine l’enorme capitolo degli aspetti contrattuali di tutto il personale sanitario.

Sul punto relativo ai medici di famiglia (MMG) la pensiamo esattamente come il Professor Remuzzi: vanno trasformati in medici dipendenti, abbandonando l’atipica figura attuale di “medici convenzionati”, autogestiti. Già, un bel macigno, questo…

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