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Tintarella tutto l’anno grazie alle lampade abbronzanti? Non è una buona idea

Secondo una recente ricerca le persone che utilizzano regolarmente i lettini abbronzanti rischiano quasi tre volte di più di chi non ne fa uso di sviluppare melanomi, la forma più letale di tumore della pelle. Fatti, numeri e commenti

 

Già sull’abbronzatura col sole gli esperti raccomandano cautela, ma quella “artificiale” dei centri estetici con docce solari e lettini o lampade abbronzanti sono assolutamente da evitare. Nonostante infatti tutti questi dispositivi continuino a essere utilizzati da milioni di persone, in particolare giovani donne, recenti studi hanno evidenziato rischi significativi per la salute della pelle.

In particolare, ricerche condotte da Northwestern Medicine, UCSF e altri centri hanno rilevato che l’esposizione alla radiazione UV artificiale aumenta il rischio di melanoma, il cancro cutaneo più letale, oltre a provocare mutazioni genetiche diffuse nei melanociti, le cellule pigmentate della pelle.

PIÙ LAMPADE, MAGGIOR RISCHIO DI MELANOMA

Uno studio condotto da Northwestern Medicine e dall’Università della California, San Francisco, ha osservato che le persone che si sottopongono a lampade abbronzanti hanno quasi tre volte più probabilità di sviluppare melanoma rispetto a chi non lo fa.

La ricerca ha confrontato circa 3.000 utenti di lampade abbronzanti con un gruppo di controllo della stessa età e ha rilevato che il 5,1% degli utenti aveva ricevuto una diagnosi di melanoma, contro il 2,1% di chi non ne faceva uso. Dopo aver corretto per età, sesso, storia di scottature e familiarità con il melanoma, l’uso delle lampade abbronzanti risultava ancora associato a un aumento del rischio di 2,85 volte. Inoltre, il rischio cresce anche in funzione del numero di esposizioni: tra le 10 e le 50 sessioni il rischio raddoppia, mentre oltre 200 sessioni lo aumentano di otto volte.

IL DANNO GENETICO

Le analisi indicano che i melanomi negli utenti di lampade abbronzanti tendono a comparire in aree del corpo normalmente coperte dal sole, come tronco, parte bassa della schiena e glutei. Inoltre, il sequenziamento genetico a singola cellula dei melanociti ha rilevato un carico di mutazioni significativamente maggiore rispetto ai non utenti, con una proporzione più alta di mutazioni patologiche note per favorire la comparsa di melanoma. In alcuni casi, affermano gli studiosi, donne tra i 30 e i 40 anni presentavano più mutazioni di persone tra i 70 e gli 80 anni della popolazione generale.

LE CONSEGUENZE DELL’ESPOSIZIONE GIOVANILE

I ricercatori sottolineano che molti pazienti hanno iniziato a usare lampade abbronzanti in adolescenza, spesso senza adeguata conoscenza dei rischi. “Quello che sento dalla maggior parte dei miei pazienti è che questa esposizione è iniziata quando erano giovani, vulnerabili e non avevano lo stesso livello di conoscenza ed educazione che hanno da adulti, ovviamente”, ha dichiarato il dottor Pedram Gerami. Gli effetti si manifestano anche anni dopo, con controlli frequenti della pelle, biopsie e ansia legata alla diagnosi precoce di melanoma.

RADIAZIONI UV ARTIFICIALI VS LUCE SOLARE

Le lampade abbronzanti, scrive Npr, emettono radiazioni ultraviolette da 10 a 15 volte più intense di quelle solari naturali. Studi molecolari, si legge nella ricerca, mostrano che le mutazioni indotte da lampade UV interessano un campo più ampio di melanociti rispetto all’esposizione solare, provocando danni diffusi su quasi tutta la superficie della pelle. “La pelle degli utenti di lampade abbronzanti era piena di cellule con mutazioni note che portano al melanoma”, ha spiegato A. Hunter Shain, coautore dello studio.

LE RACCOMANDAZIONI DEGLI ESPERTI

Gerami ha chiesto modifiche legislative, inclusa la limitazione dell’uso delle lampade abbronzanti ai minori e l’introduzione di avvertenze simili a quelle delle sigarette. Ha inoltre raccomandato esami dermatologici completi e controlli periodici per chi ha fatto uso frequente di lampade abbronzanti in gioventù.

COSA DICONO I DATI SUI MELANOMI

Secondo l’Istituto Superiore di Sanità (Iss), fino a pochi anni fa il melanoma era considerato una neoplasia rara, mentre oggi presenta un’incidenza in costante aumento a livello globale. Diversi studi indicano che il numero di casi potrebbe addirittura essere raddoppiato negli ultimi dieci anni. Su scala mondiale, si stima che nell’ultimo decennio il melanoma cutaneo abbia raggiunto circa 100.000 nuovi casi all’anno, con un incremento di circa il 15% rispetto al decennio precedente. In Italia, secondo i dati dell’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (Airc), nel 2024 sono stati diagnosticati circa 12.900 nuovi casi di melanoma cutaneo.

Per quanto riguarda la mortalità, la stima dei decessi attribuibili al melanoma in Italia è approssimativa e, secondo l’Iss, si colloca intorno ai 7.000 casi l’anno, mentre negli Stati Uniti sarebbero circa 11.000.

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