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Numeri, sfide e boom (green) della farmaceutica in Italia

Farmacia

Chi c’era e che cosa si è detto nel corso roadshow “Innovazione e produzione di valore”, organizzato da Farmindustria nella sede dell’azienda farmaceutica Gsk a San Polo Torrile, in provincia di Parma

 

“Non c’è salute senza economia e non c’è economia senza salute”. Può essere questo il claim che ha contraddistinto il roadshow “Innovazione e produzione di valore”, organizzato da Farmindustria nella sede dell’azienda farmaceutica Gsk a San Polo Torrile, in provincia di Parma.

Scaccabarozzi: “Dobbiamo avere politiche di attrattività per aree strategiche”

A pronunciarle è stato Massimo Scaccabarozzi nel corso del suo intervento. “Con la pandemia abbiamo capito la necessità di avere politiche di attrattività per aree strategiche come la salute – ha detto il presidente dell’associazione confindustriale -. Il Covid ci ha fatto capire cosa significa avere un’industria di valore come la nostra e che non c’è salute senza economia e non c’è economia senza salute”. Per assicurare la crescita all’Italia, occorre garantire “politiche attrattive a 360 gradi – ha detto il presidente di Farmindustria – e non possiamo più permetterci visioni a silos e mancanza di valutazioni di impatto delle decisioni sulla struttura industriale. Per la farmaceutica la politica industriale è fatta di politiche per l’accesso, con finanziamenti, regole e valutazioni adeguate; misure di sostegno agli investimenti all’altezza della competizione globale; competenze adeguate alle sfide dell’innovazione, della formazione e del ricambio generazionale, sia nell’industria, sia nella PA, che ha anche bisogno di organici adeguati”.

I numeri del settore della farmaceutica: 67mila addetti e +50% di export

Il settore della farmaceutica in Italia occupa circa 67mila persone, nel 90% dei casi si tratta di laureati o diplomati. Il settore negli ultimi 5 anni ha goduto di una espansione decisamente interessante che arriva fino a un +50% dell’export nel quinquennio 2015-2020.  “La pandemia ha dimostrato quanto sia importante in Europa, a maggior ragione in Italia, cercare di attrarre gli investimenti, che siano strategici per il Paese – ha aggiunto Massimo Scaccabarozzi -. Gli investimenti strategici vanno nella salute, nella produttività industriale e nella sicurezza. Questo, guarda caso, è la carta d’identità del settore farmaceutico, un settore che da anni ha preso la leadership in Europa. Questa leadership però la deve mantenere e per mantenerla abbiamo bisogno di un sistema attrattivo, di un sistema di accesso importante e di competenze”.

Farmaceutica italiana, al primo posto in Europa

Nel 2020 l’Italia ha prodotto farmaci per un valore di 34 miliardi di euro, arrivando ai primi posti in Europa, al fianco di Germania e Francia. Circa l’85% di questa produzione è destinata alle esportazioni. Sempre lo scorso anno ha attratto circa tre miliardi di investimenti.

Industria farmaceutica: tra i comparti più green dell’economia

L’industria farmaceutica è tra i settori più green dell’economia italiana. In 10 anni le imprese del farmaco hanno ridotto i consumi energetici (-59%) e le emissioni di gas climalteranti (-32%). Il 55% delle imprese che è impegnato nella riduzione/eliminazione dell’uso di plastica in ogni fase del processo produttivo. Inoltre il 90% delle imprese del farmaco nel 2020 ha mantenuto o aumentato gli investimenti in tecnologie digitali, per migliorare l’accesso alle cure e la continuità operativa.

In Emilia Romagna in 10 anni l’export aumentato del 108%

In Italia spiccano i risultati dell’Emilia Romagna che, stando ai dati di Farmindustria, è seconda, dopo la Lombardia, per investimenti in Ricerca e Sviluppo con circa 400 milioni di euro. Gli addetti diretti sono quasi 5.000 e oltre 10 mila con l’indotto, che vanta eccellenze nel vetro, nella chimica, nella meccanica, nel packaging. L’export farmaceutico nel 2020 in Emilia Romagna è stato pari a 2 miliardi di euro, la 4° regione in Italia. Dal 2010 al 2020 export è aumentato del 108%. “L’Emilia Romagna è uno degli esempi più brillanti della nostra eccellenza – ha ricordato nel suo intervento Lucia Aleotti, Vice Presidente Farmindustria – con 10 mila addetti diretti e nelle aziende fornitrici e un’importante presenza produttiva e di ricerca, in particolare a Parma e Bologna. Crescita in sinergia con le aziende dell’indotto, che sono leader a livello internazionale, una vera e propria best practice citata in tutte le analisi sulla struttura industriale del Paese”.

Ricerca & Sviluppo: in Italia stanziati 1,6 miliardi di euro

La farmaceutica è, a livello globale, il primo settore per Ricerca e Sviluppo avendo già messo a bilancio circa 1.400 miliardi di dollari nei prossimi 5 anni. In Italia numeri sono più ridotti, ma comunque interessanti. Stando ai dati fornirti da Farmindustria dal 2015 al 2020 si è registrato un +14% di investimenti che sono arrivati alla cifra di 1,6 miliardi. Nel solo 2020 il numero dei brevetti biofarmaceutici in Italia è aumentato del 29%, mentre la media Ue si ferma al +10%. “Credo di poter dire che la farmaceutica è un’eccellenza italiana e europea”, ha concluso il presidente di Farmindustria secondo il quale è in corso “a livello mondiale una gara globale per attrarre la presenza di industrie come la nostra. Il nostro settore è considerato strategico per lo sviluppo e la sicurezza nazionale. Ecco perché è fondamentale essere efficaci e veloci per non perdere terreno nella competizione internazionale”.

Giovanni Tria: “Rivedere la burocrazia per sostenere investimenti”

Il ministro dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti non è potuto essere presente alla manifestazione. Al suo posto il Giovanni Tria, consigliere presso il ministero per lo Sviluppo economico. “Di fronte a questa espansione del mercato determinata dall’ampliamento della domanda – ha detto il consigliere Tria – ci si deve chiedere cosa deve fare lo Stato per sostenere l’ampliamento dell’offerta e come far sì che la risposta si abbia nel territorio nazionale. Per non perdere un’opportunità importante e per sostenere l’investimento e la ricerca, parte importante della filiera, ora si deve rivedere la parte burocratica e applicativa della norma. I tempi potevano essere più brevi ma ci stiamo lavorando”. Certo ogni tipo di investimento comporta un rischio e il compito dello Stato, secondo l’intervento del consigliere, è ridurre il rischio. “C’è chi sostiene che si deve sostenere il premio a rischio, sostenendo il rendimento dei farmaci prodotti – precisa Tria -. Garantire un premio commisurato al rischio è la strada per garantire la dinamicità nel settore”.

Patent box non è un affievolimento dei diritti garantiti dai brevetti

Il consigliere Tria è intervenuto anche sulla contestata norma che permette l’introduzione dei farmaci equivalenti nel prontuario dei farmaci rimborsabili. “Non significa un affievolimento del diritto della garanzia dei brevetti nel settore farmaceutico anche se la norma poteva essere formulata in modo più leggibile dei cittadini”, ha sottolineato il consigliere del Mise.

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