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Nonostante le promesse del governo Meloni l’Italia non si allinea al Piano oncologico Ue

Asintomatici

Il governo si era impegnato a stanziare 10 milioni di euro per il 2023 e altrettanti per il 2024 per dare avvio al Piano oncologico nazionale, misura annunciato e poi esclusa dall’ultima finanziaria. E intanto le diagnosi di tumore nel nostro Paese sono aumentate di 14mila casi. L’intervento di Alessandra Servidori, docente di politiche del lavoro

 

La drammatica esperienza della pandemia, non ancora del tutto alle nostre spalle, ha confermato l’importanza di garantire il pieno funzionamento del Servizio Sanitario Nazionale (SSN), tuttavia portandone allo scoperto rilevanti deficit strutturali.

È chiaro che il livello di disuguaglianza territoriale raggiunto richiede ormai interventi correttivi immediati, e che l’orizzonte dell’integrazione sociosanitaria è ancora molto lontano nonostante le promesse del PNRR. Il SSN ha bisogno quindi di una visione e di un nuovo progetto anche, nell’ottica di recuperare la sua fondamentale funzione di strumento della coesione sociale.

In ragione dei numeri del cancro e delle specificità della malattia, l’oncologia ha urgente bisogno di politiche per questi pazienti perché non solo in Italia, ma un quarto dei casi di cancro diagnosticati a livello globale, sono a carico della popolazione europea, che tuttavia rappresenta solo il 10% di quella mondiale. Ci ha sconcertato la decisione per l’inconcludenza della classe politica perché i malati di cancro non possono aspettare e chiedono risposte concrete e immediate al ministro della Salute per la mancata approvazione degli emendamenti alla legge di bilancio con i quali il Governo si era impegnato a stanziare 10 milioni di euro per il 2023 e altrettanti per il 2024 per dare avvio al Piano oncologico Nazionale.

Questo primo intervento era stato annunciato e poi escluso dalla prima finanziaria del Governo Meloni: governo e opposizioni – hanno continuato a essere sordi alle richieste dell’Unione europea di salvare dal cancro oltre 3,5 milioni di vite umane entro il 2030, di cui quota parte di malati oncologici italiani, ma soprattutto dimostrano una inaccettabile, grave indifferenza alla tragedia che vivono milioni di nostri concittadini malati di tumore. Le ripetute dichiarazioni di impegno del ministro Schillaci e degli altri esponenti governativi e parlamentari, dell’intero arco costituzionale, rilasciate in sedi istituzionali e pubbliche sono state rinnegate.

Le diagnosi di tumore in Italia sono aumentate anche a causa dei ritardi legati al Covid-19, ma a nulla è valso l’allarme lanciato pochi giorni fa alla presenza di Schillaci. Servono stanziamenti economici e risorse umane per realizzare il piano oncologico, le parole altrimenti diventano pietre dolorose.

In Italia, in particolare, ogni giorno sono diagnosticati più di 1.000 nuovi casi di tumore; 3.600.000 persone, pari al 5,7% della popolazione, vivono dopo una diagnosi di cancro. Di queste, 900.000 possono considerarsi guarite, con più o meno disabilità, e il loro numero è destinato ad aumentare.

In risposta all’“emergenza cancro” l’Unione europea si è dotata di un innovativo Piano oncologico, quale strumento di politica sanitaria finalizzato a far fronte all’intero decorso della malattia. Il Piano europeo di lotta contro il cancro, approvato il 3 febbraio 2021, è articolato in dieci “iniziative faro” e molteplici azioni di sostegno. Per ognuna di esse, sono individuati le risorse a disposizione, gli obiettivi e i tempi entro cui devono essere raggiunti. Sul fronte della prevenzione, ad esempio, il Piano prevede la vaccinazione HPV di almeno il 90% della popolazione bersaglio di ragazze nell’Ue e un aumento rilevante della copertura vaccinale dei ragazzi entro il 2030; con particolare riferimento all’individuazione precoce del cancro, è quindi proposto un nuovo programma di screening dei tumori sostenuto dall’Ue per aiutare gli Stati membri a garantire che il 90% della popolazione che presenti i requisiti per lo screening del carcinoma della mammella, della cervice uterina e del colon-retto abbia la possibilità di sottoporvisi entro il 2025.

Il Piano europeo, inoltre, individua le riforme regolatorie necessarie al completamento di ogni iniziativa. Tra le più significative e trasversali, rientrano sicuramente quelle volte a ridurre i tempi di attesa per l’accesso ai farmaci innovativi, ampliando al contempo, la platea di beneficiari, anche attraverso la revisione della Direttiva dell’Agenzia europea per i medicinali (Ema).

L’impegno dell’Unione europea è completato con l’istituzione della Mission on Cancer, nel contesto dell’ambizioso programma quadro per la ricerca e innovazione “Horizon Europe”, con l’obiettivo di aumentare la prevenzione, di migliorare il trattamento, di salvare più vite umane e di aumentare la qualità della vita dei pazienti e delle loro famiglie durante e dopo il cancro. In un arco di tempo di dieci anni, il risultato atteso è salvare ben tre milioni di vite umane.

Alla base del rilevante impegno dell’Unione europea vi è la chiara consapevolezza che la malattia neoplastica determina un fabbisogno di assistenza multidisciplinare e multidimensionale, con significative implicazioni sul piano familiare e sociale, che si proiettano anche dopo la guarigione. Le soluzioni elaborate nell’ambito della lotta al cancro possono pertanto costituire modelli di risposta a tutte le principali sfide che il SSN è chiamato ad affrontare: invecchiamento della popolazione, cronicità, non autosufficienza, accesso alle nuove terapie e alle nuove tecnologie, sostenibilità finanziaria dell’innovazione, garanzia di una riabilitazione clinica e sociale.

A livello nazionale sarà di fondamentale importanza recepire innanzitutto il metodo per la definizione delle politiche sanitarie adottato dall’Unione europea, superando l’approccio statico e settoriale che ha finora contraddistinto gli interventi in ambito oncologico.

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