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Malattie rare: tutti gli strumenti in campo

Malattie Rare

L’intervento di Domenica Taruscio, direttore del Centro nazionale Malattie Rare dell’ISS

Lo scorso 29 luglio, il direttore del Centro Nazionale Malattie Rare (CNMR) dell’ISS, Domenica Taruscio, è stata insignito di due prestigiose nomine nel corso della medesima conferenza, svoltasi online nel rispetto delle misure anti-COVID: precisamente Miembro Corrispondiente Estranjero de Academia de Ciencias Medicas (Corboda, Republica Argentina) e Visitante Distinguido della Facultad de Ciencias Medicas (Universidad National de Corboba). Riportiamo di seguito un estratto della Lecture tenuta per l’occasione. (Redazione)

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Le malattie rare (MR) sono un insieme ampio e complesso di condizioni patologiche con una bassa prevalenza e un alto livello di complessità clinica; alcune letali purtroppo, altre cronicamente invalidanti. Nell’Unione europea una MR è una patologia che colpisce non oltre 5 persone su 10.000 (ovvero 1 su 2.000 persone); tuttavia, a causa del grande numero, si stima che complessivamente colpiscano tra il 6% e l’8% della popolazione dell’Ue. Quindi, anche se individualmente rare, prese insieme le MR sono un grande gruppo di circa 7000-8000 condizioni: l’80% ha un’origine genetica, mentre il 20% riconosce una patogenesi multifattoriale. Il loro peso, psicosociale ed economico, ricade quasi interamente su pazienti, famiglie e caregiver.

Per la loro gravità, diffusione e complessità, le MR rappresentano una sfida a livello nazionale e internazionale, sia per i sistemi sanitari che per le comunità scientifiche e sociali. Ma costituiscono anche un campo in cui le collaborazioni nazionali, europee e internazionali nella ricerca e nella sanità pubblica forniscono un importante valore aggiunto.

In Italia, dal 2001 è stata istituita dal Ministero della Salute la Rete Nazionale dedicata alla prevenzione, alla sorveglianza, alla diagnosi e al trattamento delle MR. La Rete include il Registro Nazionale, istituito all’Istituto Superiore di Sanità, per la sorveglianza di queste patologie e i centri clinici regionali per la diagnosi e cura. L’ISS ha affrontato attivamente le sfide connesse alle MR fin dagli anni ’90 e nel 2008 ha istituito il Centro Nazionale Malattie Rare. Punto di riferimento nazionale e internazionale, il Centro svolge ricerca scientifica ad ampio spettro (es. prevenzione, patogenesi, malattie senza diagnosi, health humanities), coordinamento tecnico-scientifico e partecipazione a numerosi progetti europei (es. EJP RD, CLOSER), formazione degli operatori, informazione ai cittadini mediante il Telefono Verde Malattie Rare (800 89 69 49), controllo esterno di qualità dei test genetici, registri di specifiche patologie (quali fibrosi cistica, sindrome di Prader Willi, ecc.), sorveglianza delle MR e monitoraggio della Rete Nazionale attraverso il Registro Nazionale.

A livello europeo, sono state intraprese una serie di importanti iniziative, a molte delle quali il CNMR ha contribuito attivamente: a) il regolamento (CE) 141 pubblicato nel 2000 relativo ai medicinali orfani; b) la comunicazione della Commissione europea sulle MR “Le sfide dell’Europa dell’11 novembre 2008”; c) la raccomandazione del Consiglio sull’azione nel campo delle MR, del 9 giugno 2009; d) la direttiva 2011/24/UE sull’applicazione dei diritti dei pazienti nell’assistenza sanitaria transfrontaliera, che afferma i diritti dei pazienti di accedere a trattamenti sicuri e di buona qualità in tutta l’UE.

A seguito della direttiva 2011/24/UE, nel 2017 sono state istituite 24 Reti di Riferimento Europee (ERN), ognuna delle quali si rivolge a gruppi specifici di MR, per un totale di più di 900 unità sanitarie, altamente specializzate ed incluse in oltre 300 ospedali distribuiti nei 26 Stati membri. L’obiettivo principale delle ERN è che i pazienti abbiano un migliore accesso a diagnosi, cure e trattamenti di qualità, facilitando la mobilità della conoscenza piuttosto che dei pazienti. Ogni ERN opera condividendo e generando dati e conoscenze, linee guida cliniche e svolgendo formazione ed e-learning.

Date le sfide globali poste dalle MR, diverse organizzazioni, tra cui l’International Collaboration on Rare Diseases and Orphan Drugs (ICORD), l’International Rare Diseases Research Consortium (IRDiRC) e l’Undiagnosed Diseases Network International (UDNI), sono molto attive per affrontare le malattie rare attraverso partnership più forti, collaborazioni e coordinamento delle svariate attività scientifiche.

La Società scientifica internazionale ICORD, che presiedo per il biennio 2021-2023, è stata fondata nel 2007 con la missione di migliorare il benessere dei pazienti e delle loro famiglie in tutto il mondo attraverso una migliore conoscenza, ricerca, cura, informazione, educazione e consapevolezza. Recentemente è stato pubblicato un appello per un’azione globale per le MR in Africa (si può mettere il link? https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/31873296/). Pochi mesi fa ICORD ha intrapreso una nuova iniziativa in America Latina e nei territori caraibici (ERCAL).

IRDiRC è un consorzio fondato nel 2011 con la convinzione che la ricerca sulle malattie rare richieda una cooperazione globale tra le parti interessate, al fine di permettere a tutte le persone che vivono con una MR di ricevere diagnosi accurate, cure e una terapia disponibile entro un anno dall’arrivo all’attenzione medica.

La rete internazionale UDNI è stata co-fondata dal Centro Nazionale Malattie Rare (ISS) e dagli National Institutes of Health (NIH, USA) nel 2014 per affrontare e studiare le MR che sfuggono alla diagnosi anche dopo numerosi esami medici; infatti, un certo numero di pazienti attende anni prima di ricevere una diagnosi definitiva. La ricerca sull’eziopatogenesi delle malattie non diagnosticate deve essere facilitata dalla raccolta e dalla condivisione di dati clinici e di laboratorio standardizzati e di alta qualità, compresi la genotipizzazione, la fenotipizzazione e la documentazione ad esposizioni ambientali. Finora 35 paesi di tutti i continenti hanno aderito a UDNI.

Dunque, sostenere la collaborazione internazionale e ottimizzare l’uso di risorse limitate attraverso la condivisione delle conoscenze e dei dati è particolarmente necessario in questo ambito, a causa della bassa prevalenza individuale delle MR e della scarsità di informazioni scientifiche relative a ciascuna malattia. Strumenti quali i registri, i database e le biobanche hanno perciò un ruolo chiave per sostenere il necessario incremento delle conoscenze, soprattutto quando permettono di mettere in comune dati clinici, fenotipici e omici. Le MR non hanno barriere geografiche e comprendono tutti i campi della medicina: rappresentano evidentemente un terreno fertile per mettere a frutto i valori aggiunti della cooperazione transdisciplinare e transnazionale.

 

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