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Lecanemab, luci e ombre sul nuovo farmaco sperimentale contro l’Alzheimer

Nuovo Farmaco Alzheimer

Il nuovo farmaco sperimentale contro l’Alzheimer, chiamato lecanemab, prodotto dalle case farmaceutiche Eisai e Biogen, solleva alcuni dubbi a causa di certi effetti avversi. Tutti i dettagli

 

Quello nato dalla collaborazione tra la giapponese Eisai e la statunitense Biogen si presenta come un nuovo importante farmaco sperimentale contro il morbo di Alzheimer. Il lecanemab, questo il nome del medicinale, sembra aver mostrato un rallentamento dell’evoluzione della malattia, ma ha anche provocato alcuni effetti avversi non trascurabili.

COME AGISCE

Il lecanemab, spiegano le aziende, è un anticorpo studiato per dire al sistema immunitario di eliminare le betamiloidi dal cervello. Le betamilodi, infatti, sono proteine che aggregandosi negli spazi tra i neuroni del cervello formano delle placche, che possono dare avvio o potenziare i processi della malattia di Alzheimer.

LA SPERIMENTAZIONE

Lo studio su larga scala è durato 18 mesi e ha coinvolto 1.795 volontari con un’età compresa tra i 50 e i 90 anni, tutti con Alzheimer in fase iniziale ed evidenza di betamilode alla tomografia a emissione di positroni (PET) o tramite analisi del liquido cerebrospinale.

Metà dei partecipanti ha ricevuto lecanemab per via endovenosa (10 mg per chilogrammo di peso corporeo ogni 2 settimane) e l’altra metà un placebo.

I RISULTATI

I risultati, presentati alla conferenza Clinical Trials on Alzheimer Disease di San Francisco e pubblicati sul New England Journal of Medicine, “non sono una cura miracolosa”, scrive Bbc.

Nello studio si legge, infatti, che lecanemab ha ridotto i marcatori di betamiloide nella malattia di Alzheimer precoce e ha determinato un declino ‘moderatamente inferiore’ nelle misure di cognizione e funzionalità rispetto al placebo, ma è stato associato a eventi avversi.

Secondo una scala a 18 punti che va dalla normalità alla demenza grave, coloro che hanno ricevuto il farmaco sono migliorati di 0,45 punti.

GLI EVENTI AVVERSI

Il nuovo farmaco contro l’Alzheimer, affermano gli autori, ha provocato reazioni correlate all’infusione nel 26,4% dei partecipanti e anomalie di imaging correlate alla betamiloide con edema o effusioni nel 12,6%.

Dalle scansioni cerebrali, inoltre, è emerso un rischio di emorragia cerebrale (17% dei partecipanti) e di gonfiore del cervello (13%). Il 7% delle persone a cui è stato somministrato il farmaco ha dovuto interromperlo a causa degli effetti collaterali.

I ricercatori aggiungono, infine, che sono necessari trial più lunghi per determinare l’efficacia e la sicurezza di lecanemab nella malattia di Alzheimer precoce.

Tra l’altro, anche lo stadio della malattia sul quale è stato testato rappresenta un grande limite del trattamento poiché la maggior parte delle persone non riesce a individuare la malattia nelle fasi iniziali.

ENTUSIASMO E CAUTELA

Tuttavia, dopo decenni di delusioni, il piccolo traguardo raggiunto è stato accolto da molti esperti con entusiasmo.

L’Alzheimer’s Research UK, riferisce Bbc, ha definito i risultati ‘epocali’ e la professoressa Tara Spires-Jones della University of Edinburgh ha parlato di “una grande notizia perché per molto tempo abbiamo avuto un tasso di fallimento del 100%”.

A oggi, infatti, esistono solo farmaci per gestire i sintomi ma non ce n’è nessuno che modifica il decorso della malattia. Altri esperti però ritengono che servano cautela e ulteriori approfondimenti su efficacia e sicurezza.

COSA SUCCEDERÀ

I dati del lecanemab, stando al quotidiano britannico, sono comunque già in fase di valutazione da parte degli enti regolatori negli Stati Uniti, che presto decideranno se lecanemab potrà essere approvato per un uso più ampio ed Eisai e Biogen prevedono di avviare il processo di approvazione in altri Paesi il prossimo anno.

I NUMERI DELL’ALZHEIMER

L’Alzheimer Disease International afferma che nel mondo ci sono più di 55 milioni di persone affette da demenza e prevede che questo numero sia destinato a salire a 139 milioni entro il 2050, con un aumento maggiore nei Paesi a basso e medio reddito. Già oggi ogni 3 secondi, da qualche parte nel mondo, si verifica un nuovo caso.

Inoltre, il costo economico globale della demenza è molto alto, infatti, come afferma l’organizzazione: se la ‘demenza fosse un Paese, sarebbe la 14esima economia del mondo.

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