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Il flop di Novavax e come rilanciarlo

Novavax

Il vaccino di Novavax ha deluso le aspettative di chi credeva che avrebbe convinto i più ostili a vaccinarsi, ma non è ancora detta l’ultima parola e forse i 20 milioni di euro spesi dall’Italia per acquistare le dosi potrebbero non andare in fumo

 

Il vaccino di Novavax non sfonda. Le vaccinazioni in generale sono praticamente in stallo e l’ultimo arrivato, seppur realizzato “alla vecchia maniera” con proteine e coadiuvanti invece che con la nuova tecnologia mRna, non ha incontrato le simpatie dei più scettici.

QUANTE DOSI ABBIAMO (SOMMINISTRATO)

In Italia, dallo scorso febbraio sono arrivate un milione di dosi di Nuvaxovid, il vaccino di Novavax, ma ne sono state somministrate appena 36 mila, “pari a una media di 860 dosi al giorno, a fronte di un totale di 1.023 milioni di dosi consegnate alle Regioni”, si legge sull’Ansa.

Le tante che restano nei frigoriferi scadranno intorno a ottobre-novembre poiché la durata è di nove mesi. In totale, scrive Repubblica, le dosi inutilizzate al momento sono quasi 5 milioni.

SOLDI SPRECATI

Il milione di dosi finora acquistate, scriveva qualche giorno fa La Stampa, è costato all’Italia circa 20 milioni di euro. Soldi finora sprecati vista la mancata affluenza dei non vaccinati che, secondo l’ultimo monitoraggio della Fondazione Gimbe, al 13 aprile le persone attualmente vaccinabili che non hanno ricevuto nemmeno una dose sono circa 4,25 milioni.

LA DELUSIONE DEI MEDICI

“Sono state solo 3.300 le persone che si sono vaccinate con Novavax in Emilia-Romagna”, afferma il direttore della sanità pubblica in Regione Giuseppe Diegoli. “Il vaccino ‘tradizionale’, visto come una soluzione in più per convincere i dubbiosi, non ha avuto il successo che ci aspettavamo – prosegue – quindi non era l’ostilità nei confronti dei vaccini a mRNA che ha limitato la vaccinazione, ma una preclusione di principio”.

Una preclusione sta ancora avendo rilevanti conseguenze soprattutto sugli ospedali perché, come spiega Diegoli, “il 10% di persone non vaccinate sono quelle che hanno inciso maggiormente sui ricoveri ospedalieri e sulle terapie intensive”.

L’AVVERTIMENTO DELL’EMA

Proprio parlando della scarsa adesione al vaccino di Novavax, Marco Cavaleri, responsabile Vaccini e Prodotti terapeutici Covid-19 dell’Agenzia europea per i medicinali (Ema), un mese fa diceva: “L’attuale adesione a questo vaccino sembra essere limitata, a causa della percezione che la pandemia stia svanendo e invece è della massima importanza che chiunque non abbia ancora fatto alcuna dose colga l’occasione per farsi vaccinare il prima possibile, tenendo conto del più ampio portafoglio di opzioni che ora è disponibile”.

MA È EFFICACE CONTRO OMICRON?

Nonostante vengano identificate sempre nuove varianti, Omicron continua a circolare e secondo i dati preliminari, citati dal Sole 24 Ore, la risposta immunitaria del Nuvaxovid “dopo la vaccinazione primaria neutralizza Omicron, anche se con efficacia inferiore rispetto ad altre varianti di Covid”, come succede con i vaccini mRNA.

COSA SI POTREBBE FARE CON LE DOSI AVANZATE

Attualmente il vaccino di Novavax è stato autorizzato per le persone dai 18 anni in su e sono previste due dosi a distanza di tre settimane per il ciclo primario, proprio come avviene anche con Moderna e Pfizer/BioNTech.

Per evitare che le dosi vadano sprecate, l’Ema ha annunciato che sta valutando se estendere il suo uso anche dai 12 ai 17 anni e se può essere una valida opzione in più per la vaccinazione eterologa.

GLI STUDI SULLA VACCINAZIONE ETEROLOGA CON NOVAVAX

Il vaccino di Novavax, si legge sul sito della casa farmaceutica che lo ha messo a punto, è stato inserito in due studi per valutarne l’impiego come dose da somministrare dopo un ciclo primario effettuato con altri vaccini.

Il primo studio – spiega il comunicato – è un trial di fase 1/2 sostenuto dal National Institute of Allergy and Infectious Diseases (Niaid) statunitense, che valuterà il farmaco in adulti sani over 18 dopo almeno 12 settimane da un ciclo primario con Pfizer/BioNTech, Moderna o J&J. Ci vorrà però del tempo poiché i partecipanti saranno seguiti per 12 mesi, i primi dati sono attesi entro fine anno e i risultati completi nel 2023.

Il secondo studio, invece, è un trial di fase 3 condotto negli Emirati Arabi Uniti, su over 18 immunizzati con il vaccino cinese Sinopharm. I partecipanti verranno monitorati per 6 mesi e i risultati completi dovrebbero arrivare nel quarto trimestre del 2022.

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