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Il burnout sta costando caro alla Francia

Burnout e crisi della salute mentale trainano l’impennata dell’assenteismo in Francia tra ritmi di lavoro intensi, telelavoro disorganizzato e crescente disincanto professionale anche tra i più giovani. Il governo, intanto, prepara misure per limitare gli stop brevi e contrastare le falsificazioni. L'articolo di Libération tratto dalla rassegna di Liturri

 

(Libération, Margo Magny, 8 aprile 2026)

Il tasso di assenteismo per malattia in Francia ha raggiunto quasi il 5% nel 2025, con un aumento del 50% rispetto al 2019, e le indennità giornaliere sono costate circa 20 miliardi di euro all’assicurazione malattia, spingendo il governo a preparare misure per contenere soprattutto gli stop brevi e ripetitivi e a contrastare le falsificazioni.

Secondo il professore di gestione delle risorse umane Thomas Simon l’aumento degli stop è legato soprattutto al peggioramento della salute mentale dei lavoratori, che colpisce anche i giovani sotto i 30 anni e i quadri, a causa di ritmi intensi, telelavoro improvvisato, rischi psicosociali e un forte disincanto tra le aspettative create durante gli studi e la realtà di «bullshit jobs» privi di senso.

Le aziende spesso rispondono con misure cosmetiche come il team building invece di affrontare le cause strutturali, mentre le nuove generazioni cercano maggiore autonomia e senso, e l’intelligenza artificiale potrebbe aggravare il problema eliminando i compiti leggeri che permettevano di scaricare la tensione, lasciando solo attività cerebrali intense.

1. Aumento record dell’assenteismo

«Secondo il barometro Axa France il tasso di assenteismo giustificato da stop malattia ha raggiunto il livello record di quasi il 5% nel 2025, con un aumento del 50% rispetto al 2019. Queste indennità giornaliere sono costate quasi 20 miliardi di euro all’assicurazione malattia nel 2025.»

2. Causa principale: salute mentale

«Dopo il periodo del Covid c’è stata un’accelerazione netta e questi stop sono diventati anche più lunghi. Molte persone hanno sviluppato stress e ansia che le hanno obbligate a fermarsi. I rischi psicosociali sono la causa di uno stop su due per i meno di 30 anni.»

3. Disincanto dei giovani al lavoro

«Molti giovani subiscono un disincanto tra l’immagine che si creano dell’impresa, alimentata da ciò che viene raccontato durante gli studi e nei colloqui di assunzione, e lavori in cui faticano a trovare senso. Il sociologo David Graeber ha teorizzato il concetto di bullshit job, spesso attività piuttosto ben retribuite dove non si produce granché di concreto.»

4. Settori più colpiti e rischi psicosociali

«I mestieri del sociale e della cura con ritmi infernali in ospedale, il settore dell’insegnamento o la ristorazione sono professioni dove i carichi di lavoro possono essere importanti e dove il numero di burn-out è esploso. Anche tra i quadri i rischi psicosociali fanno aumentare rapidamente l’assenteismo. Circa il 40% degli stop di lunga durata è dovuto a rischi psicosociali.»

5. Risposte insufficienti delle imprese

«Le imprese hanno obblighi, tra cui garantire la salute fisica e mentale dei salariati. Ma spesso le questioni economiche prendono il sopravvento sul sociale e l’impresa mette sotto il tappeto i problemi di salute. Si assiste alla messa in atto di misure cosmetiche, con sessioni di team building per cercare di risolvere i problemi con un coach e qualche attività ludica.»

(Estratto dalla newsletter di Giuseppe Liturri)

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