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I medici di famiglia saranno dipendenti pubblici?

Dispositivi Medici - Ministero Della Salute

Medici di famiglia: liberi professionisti o dipendenti statali? Fatti, dibattito e polemiche

La pandemia da Covid-19 ha fatto emergere le difficoltà e le profonde disuguaglianze territoriali del nostro Sistema Sanitario Nazionale. Nelle settimane più difficili della lotta al virus circa un contagiato su tre si è recato al Pronto Soccorso, intasando di fatto gli ospedali. Il che ha causato i ritardi, a volte fatali, di visite e diagnosi. Su 21 milioni di accessi al Pronto Soccorso, come riporta il Data room del Corriere della Sera, 16 milioni sono codici bianchi e verdi, e l’87% di questi non sfocia in un ricovero.

Le carenze della medicina territoriale nella gestione della pandemia

I medici di famiglia, e il loro ruolo di presidio sanitario territoriale, è finito nel tritacarne, anche mediatico, della pandemia. I medici di medicina generale sono stati accusati di non rispondere alle numerose richieste dei pazienti e di limitarsi a prescrivere farmaci secondo le linee guida e non fare vera assistenza. Nei prossimi anni potrebbero essere investiti di nuove responsabilità, dovendo pagare lo scotto della mancata assistenza, dovuta alla pandemia, a 23 milioni di persone con patologie croniche.

La riforma del Sistema Sanitario Nazionale

Il PNRR ha previsto, anche per questo, un potenziamento della medicina territoriale. In primo luogo saranno istituite Case della Comunità, strutture che riuniranno in un’unica sede di quartiere i medici di famiglia, gli specialisti, infermieri e assistenti sociali. Poi saranno aperti Ospedali di Comunità per accogliere per pazienti a bassa intensità di cura, gli ospedali saranno riservati ai casi più seri. Inoltre si punta a raddoppiare il numero dei pazienti seguiti a casa portandoli dai 701.844 di oggi, a oltre 1,5 milioni, in modo da garantire l’assistenza ad almeno il 10% della popolazione over 65 più bisognosa. Oggi è seguito il 5,1%.

I medici di famiglia diventano dipendenti pubblici

L’ultimo punto della riforma riguarda i medici di medicina generale che oggi sono liberi professionisti convenzionati con il Sistema Sanitario Nazionale e che si sta pensando di trasformarli in dipendenti pubblici. “Pensare che si diventa parte del Sistema Sanitario Nazionale solo nel momento in cui si diventa dipendenti è falso perché a questo punto dovremmo rendere dipendenti anche i farmacisti e i lavoratori dell’accreditato esterno – ha detto nel corso della trasmissione Coffee Break Silvestro Scotti, Segretario Nazionale FIMMG -. Mi pare chiaro che il Servizio Sanitario Nazionale si regge su modelli contrattuali diversi dentro i quali si stabiliscono i compiti e le funzioni di ogni categoria. Per queste ragioni siamo fortemente contrari all’evoluzione verso una dipendenza che non sarebbe a mio avviso sostenibile né sul piano economico né su piano della funzionalità”.

Il rischio della standardizzazione delle cure

La proposta ha incontrato il parere contrario del principale sindacato dei medici di famiglia che tengono a preservare la loro indipendenza. “Oggi purtroppo la scelta del medico viene messa in discussione da alcuni errori di programmazione rispetto al numero di medici disponibili che non permettono al cittadino di esercitare una scelta reale. Inoltre un gran numero di medici andrà in pensione, i cittadini si ritroveranno a scegliere tra pochi medici – ha continuato Silvestro Scotti -. Ed è chiaro che i cittadini potrebbero essere abbagliati da un concetto di dipendenza. Perché secondo loro ci sarà un medico che risponderà sempre ma probabilmente sarà un medico che non risponderà nel loro diretto interesse ma nell’interesse delle direttive che arriveranno dal meccanismo della dipendenza che crea ordini di servizio, gerarchie e standardizzazioni di cure. Quando invece in Italia abbiamo bisogno della personalizzazione delle cure nell’interesse del paziente”.

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