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Disastro sequenziamento del genoma del virus in Italia (a differenza della Gran Bretagna)

Boris Johnson

L’Italia è tra gli ultimi Paesi al mondo per tasso di sequenziamento. Ecco che cosa dice l’European Molecular Biology Laboratory (EMBL), il più importante istituto europeo del settore

 

A dicembre la Gran Bretagna si è trovata a fronteggiare una nuova impennata di contagi, dai 10mila contagi al giorno passa ai 70mila. Il responsabile è stato il nuovo ceppo di coronavirus, il cui nome scientifico è B117, ribattezzato “variante inglese”. Tra le armi messe in campo dal Regno Unito per fronteggiare la seconda ondata di covid-19 mutato c’è il sequenziamento, ovvero lo studio di tutte le singole unità che compongono il Dna del virus. Il sequenziamento è estremamente utile per scoprire se il virus è mutato e sono in circolazione nuove varianti. Presa Diretta, trasmissione di Rai 3, ha dedicato un’inchiesta a questa attività paragonando ciò che viene in fatto in Italia con quello che succede oltre Manica. Le rivelazioni dei vertici dell’European Molecular Biology Laboratory (EMBL), il più importante istituto europeo del settore, sono rilevanti.

Ecco tutti i dettagli.

La variante inglese: il lavoro di sequenziamento dell’EMBL

“La cosiddetta ‘variante inglese’ l’abbiamo trovata per la prima volta a settembre in un paziente ma solo a dicembre ci siamo accorti di quanto fosse pericolosa – dice ai microfoni di Presa Diretta Ewan Birney, vicedirettore EMBL -. Allora abbiamo avvisato le autorità sanitarie e condiviso i dati con la comunità scientifica”. Da Londra la variante B117 si diffonde presto negli altri Paesi europei, Olanda, Irlanda, Portogallo, Germania e Danimarca. In Italia i primi casi si registrano in Umbria e in Abruzzo, ma in poco tempo sarà presente su tutto il territorio nazionale. “Dopo tanto tempo che il virus è in circolazione prima o poi compaiono delle combinazioni di mutazioni che danno al virus delle caratteristiche diverse – ha spiegato il prof. Francesco Lescai (Dipartimento Biologia e Biotecnologia Università di Pavia) -. La variante inglese ha 17 mutazioni in un genoma di circa 30mila lettere che aumentano l’efficienza con cui si lega alle cellule umane”.

Variante inglese: più contagiosa e più letale

“La variante inglese rende il virus il 50% più contagioso, quindi in un mese abbiamo un aumento dei contagi da 8 a 10 volte – continua Ewan Birney -. Un aspetto allarmante perché quando la curva dei contagi si impenna diventa impossibile controllare la pandemia. La variante B117 non è solo più contagiosa ma anche più letale, alcuni studi parlano del 15-20% di decessi in più rispetto al virus originario”. Un cliente molto difficile con il quale avere a che fare. La strada per non farsi sorprendere è aumentare la sorveglianza studiando il sequenziamento del virus. “Fare il sequenziamento significa prendere l’intero genoma virale e leggerlo per intero – aggiunge il prof. Francesco Lescai -. Questo serve a stabilire che tipo di virus abbia infettato la persona. L’Italia sequenzia solo l’1 per mille dei tamponi positivi. Quindi davvero poco”.

Italia tra gli ultimi della classe per sequenziamento

Il nostro paese è tra gli ultimi al mondo per tasso di sequenziamento. Nella classifica mostrata da Presa Diretta il nostro paese si trova dopo Bangladesh, Sri Lanka e Oman.  In un anno siamo riusciti a sequenziare solo 4mila tamponi contro i 250mila del Regno Unito, la sentinella d’Europa. “Penso che l’Italia possa fare di più – dice ancora il vicedirettore dell’EMBL -. Noi come EMBL siamo un’istituzione europea pronta ad aiutare gli altri Paesi a raccogliere e condividere tempestivamente i dati genetici del virus e delle varianti”. L’Italia è molto indietro anche sulla segnalazione delle varianti nel database internazionale. “Abbiamo una media di deposito di 70 giorni, ci sono dati depositati anche dopo 300 giorni dalla raccolta del campione – ammette il prof. Lescai -. È tantissimo. L’Inghilterra ha una media di 24 giorni di deposito”.

In Italia un contagiato su 5 presenta la variante inglese

I primi casi di ‘variante inglese’ in Italia sono certificati il 21 dicembre 2020. Il Ministero della Salute emana la prima circolare solo il 31 gennaio. Tra le raccomandazioni ristabilire il contact tracing e sequenziare almeno 500 tamponi a settimana. “Il Regno Unito sequenzia non meno di 10mila tamponi a settimana – aggiunge Ewan Birney -. Penso che ogni Paese dovrebbe sequenziare almeno il 5% dei ramponi positivi, meglio il 10%. È fattibile e ci sono eccellenti scienziati di genomica in Italia che possono farlo”. Oggi tra i positivi italiani, 1 su 5 presenta la versione inglese del virus. Il sequenziamento è importantissimo perché permette di comprendere quali ceppi circolano nel Paese e attrezzarsi per arginare la diffusione prima che si riempiano gli ospedali. Inoltre è utile per tenere d’occhio le mutazioni resistenti ai vaccini.

La resistenza ai vaccini: l’altra faccia delle varianti

La resistenza ai vaccini è la ragione per cui la variante sudafricana e brasiliana tolgono il sonno a medici e scienziati. “La variante sudafricana è la più preoccupante in questo momento, non solo perché si trasmette di più ma anche perché è capace di eludere gli anticorpi – conclude il vicedirettore dell’EMBL -. Questo significa che se una persona ha già preso il Covid-19 potrebbe ammalarsi nuovamente. Tutti i vaccini sono meno efficaci con la variante sudafricana, almeno nel prevenire le forme lievi. Ci aspettiamo che arrivino altre varianti perché la vaccinazione di massa aumenta la pressione sul virus e sulla capacità di eludere gli anticorpi. Vacciniamo più persone possibili e nel meno tempo possibile. Ma mettiamo in conto di dover fare un terzo richiamo progettato per le varianti più recenti”. I vaccini sono tati progettati sul primo virus Sars-cov2, quello di Wuhan. Tuttavia i vaccini possono essere modificati in tempi rapidissimi, grazie alla tecnologia dell’RNA messaggero. “Ci dovrà essere in tutti i paesi una vaccino-sorveglianza. Occorre monitorare quante persone si stanno infettando e verificare che il profilo di sicurezza sia confermato – dice alla fine del servizio Armando Genazzani (Comitato medicinali per uso umano EMA) -. L’EMA vedrà questi dati e potrà agire. Un vaccino è tanto più forte quanto sono forti i propri dati”.

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