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Covid-19: l’Italia a due velocità. Report

Ocse Variante Indiana

Perché in Italia la pandemia di Covid-19 non colpito tutte le Regioni allo stesso modo? Che cosa dice l’analisi pubblicata dalla rivista Scientific Reports.

Perché in Italia la pandemia di Covid-19 non colpito tutte le Regioni allo stesso modo?

A questa domanda ha provato a rispondere lo studio Functional data analysis characterizes the shapes of the first COVID‐19 epidemic wave in Italy pubblicato dalla rivista Scientific Reports. 

L’analisi è stata condotta da un gruppo di ricercatrici e ricercatori italiani che lavorano alla Scuola Superiore Sant’Anna (Pisa), alla Pennsylvania State University (University Park, PA, USA) e all’Universite’ Laval (Quebec City, Quebec, Canada). 

Gli effetti della pandemia in Italia 

L’Italia ha registrato una media di 58,25 decessi per 100.000 abitanti. Lo studio attribuisce questa incidenza in parte al fatto che la popolazione italiana è molto anziana (a livello nazionale l’età media è di quasi 46 anni e la percentuale di individui con più di 65 anni quasi il 22%4) e che l’età stessa è correlata a condizioni come il diabete di tipo II, ipertensione e malattie respiratorie croniche, che peggiorano notevolmente la malattia e aumentano la probabilità di morte per le persone colpite dal virus. 

Impatto disomogeneo tra le Regioni 

L’aspetto che ha suscitato l’interesse degli studiosi è stato l’impatto disomogeneo dell’epidemia da COVID-19 tra le regioni italiane. “Alcune parti della Lombardia e di altre regioni del nord industrializzato sono state colpite precocemente e particolarmente duramente, ma altre aree demograficamente e socio-economicamente simili se la sono cavata meglio – si legge nello studio -. Inoltre, la maggior parte delle regioni centrali e meridionali del paese ha subito un’epidemia molto più mite, nonostante le ondate di trasferimenti dal nord al sud nel periodo del lockdown nazionale”. 

Le due epidemie 

“L’Italia ha visto svilupparsi due epidemie molto diverse: una relativamente mite nella maggior parte del paese e una tragico, apparentemente fuori controllo nelle sue regioni più colpite”, si legge nel rapporto. Le ragioni di questa eterogeneità, discussa sia dagli scienziati che dai media, potrebbero essere: le caratteristiche della densità umana, grandi ospedali centralizzati contro piccoli presidi distribuiti sul territorio, sistemi di assistenza sanitaria di base e livelli di inquinamento. 

Le variabili a analizzate

I ricercatori, dunque, hanno analizzato la mobilità, i tassi di positività, la disponibilità di assistenza primaria, le dimensioni di contagio nelle scuole, nei posti di lavoro e negli ospedali. “Volevamo capire perché alcune regioni sono state colpite in modo molto più duro di altre – ha affermato il capo Francesca Chiaromonte, a del gruppo di ricerca -, quindi abbiamo utilizzato tecniche verificate e di nuova concezione in un campo di statistiche chiamate analisi dei dati funzionali per prima come è progredita la ondata in diverse regioni in Italia”.

Il metodo

Il team di ricercatori ha iniziato la sua analisi nel corso della prima ondata pandemica monitorando i dati epidemiologici rilasciati dalle autorità italiane e ha provato ad associarli a quelli sulla mobilità delle persone forniti da Google e a dati socio accessibili su una serie di fattori-economici infrastrutturali e ambientali. “Ci siamo soffermati sul periodo che va dal 16 febbraio 2020, poco prima che si registrassero i primi casi a Codogno e Vo’ Euganeo, al 30 aprile 2020, poco prima dei primi allentamenti del lock-down (ripresa delle attività produttive e costruttive presso la inizio maggio)”, si legge nello studio. 

La mobilità

I ricercatori hanno scoperto che la mobilità locale, il numero di persone che si spostavano nelle loro aree locali, era associata alla mortalità. Nello specifico, hanno utilizzato i dati della categoria “drogheria e farmacia” di Google, che riflette la mobilità legata all’acquisizione di beni di prima necessità come cibo e medicine. “Perché misurano quanto gli individui si spostano nel luogo in cui vivono, rispetto a quanto gli individui si spostano da un luogo all’altro”, spiegano gli studiosi. Durante il lockdown nazionale a marzo 2020, questi livelli di mobilità sono diminuiti insieme in Italia, circa del 30% solo nella prima settimana di lockdown e poi fino al 60% durante i giorni feriali e quasi al 100% durante i fine settimana di marzo e aprile.

I fattori demografici 

Il team universitario ha analizzato anche diversi fattori demografici, socioeconomici, infrastrutturali e ambientali singolarmente per vedere se potevano spiegare ulteriormente i tassi di mortalità. Questi includevano: invecchiamento della popolazione, prevalenza di condizioni preesistenti che si ritiene influenzino la gravità della malattia, qualità dell’assistenza sanitaria primaria distribuita rispetto all’assistenza sanitaria ospedaliera centralizzata, il potenziale di ospedali e case di cura, ma anche scuole, luoghi di lavoro, famiglie e trasporti pubblici capaci di fungere da hub di contagio e livelli di inquinamento. 

Il valore aggiunto della medicina di prossimità

“Sulla base delle associazioni rilevate dalle nostre tecniche statistiche, ciò che riduce la mortalità potrebbe non essere tanto avere grandi ospedali lussuosi con molti letti in terapia intensiva, quanto piuttosto avere un buon accesso ai medici di base“, ha affermato il prof. Chiaromonte. “In effetti, avere grandi ospedali – ha spiegato Chiaromonte – potrebbe avere agito come centro del contagio. I luoghi in cui ci sono più letti in ospedale e in casa di cura, più alunni per classe e più dipendenti per azienda sono i luoghi in cui le epidemie sono state le più forti”.

Le scelte della politica

“Anche se ulteriori ricerche sono necessarie, questi risultati – aggiunge il prof. Chiaromonte – potrebbero essere utili ad orientare le decisioni politiche mirando a ottenere e ottenere i contatti nei centri di contagio. Le scuole e i luoghi di ad esempio, posso essere organizzati in modo che gli studenti e dipendenti vedano solo un gruppo limitato di individui”. 

I dubbi irrisolti 

Non sono stati chiariti tutti i perché della disomogeneità della pandemia da Covid-19 in Italia. “Non riusciamo ancora a chiarire del tutto perché l’epidemia sia stata molto più intensa in Lombardia – conclude il prof. Chiaromonte -, rispetto al resto del Paese”.

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