Sanità

Covid: numeri e confronti tra marzo e ottobre su positivi, ricoverati e morti

di

acqua ossigenata

Il punto su Covid in Italia: positivi, ricoverati e morti

Emergenza o allarmismo? Epidemia senza controlli o disorganizzazione su tracciamento e testing? Governo imbelle, cittadini irresponsabili o amministrazioni locali inette?

Sono alcune delle domande che animano il dibattito non solo mediatico.

Poi ci sono numeri e confronti fra marzo e ottobre.

Lasciamo parlare i dati con alcuni approfondimenti di esperti e giornali.

Iniziamo dai numeri dei positivi.

Il 21 marzo, uno dei giorni peggiori della pandemia, ce ne erano 6.557. Ieri 8.804.

Tenendo conto che i positivi non sono né contagiati né malati, il numero è rilevante solo se rapportato con quello dei tamponi effettuati: il 21 marzo furono 26 mila, ieri 163 mila. Sei volte di più, ricorda oggi il Corriere della Sera: “Anche da questo numero è difficile desumere se va meglio o peggio, se il numero dei contagiati reali, non solo diagnosticati, è cresciuto o meno”.

L’ANALISI DEL CORRIERE DELLA SERA

Rilevante, poi, è il tasso di positività, ovvero la percentuale di tamponi che risulta positiva rispetto a quelli effettuati: “A marzo era del 25%, ora è del 5,4%. Il motivo è semplice: all’epoca si testavano solo i sintomatici, ora anche e soprattutto gli asintomatici. In genere, se il tasso è basso, è un elemento positivo, perché si deduce che il virus è meno diffuso. Ma molto dipende da come e a chi vengono fatti i tamponi”, si legge sul Corriere della Sera che ha sentito epidemiologi e virologi.

IL NUMERO DEI RICOVERATI

Passiamo ora ai ricoverati: il 21 marzo erano 17.708 (ma si è arrivati anche a 30 mila), ieri 5.796, un terzo. Quelli in terapia intensiva 2.857 allora, 586 ieri, un quinto.

L’ANALISI DEL PROF. PALU’

Ha commentato Giorgio Palù, già Ordinario di Microbiologia e Virologia presso l’Università di Padova è attualmente Adjunct Professor di Neuroscienze e Biotecnologie presso l’Università di Temple (Philadelphia, Pennsylvania, Usa): «Abbiamo imparato a capire i sintomi e usiamo meglio i farmaci per impedire che il paziente vada in rianimazione. Il virus cresce meglio in uno stato di infiammazione. Ora interveniamo con il Remdesivir e l’eparina in fase precoce e con il cortisone in fase avanzata. Dopo sei mesi abbiamo anche capito che i farmaci anti-Hiv non funzionano con il Covid».

CAPITOLO TERAPIE INTENSIVE

Un parametro migliorato è quello della capienza delle terapie intensive. Il 20 marzo l’occupancy, il tasso di saturazione, era del 52%, ora si attesta intorno all’8%, sottolinea il Corriere della Sera: “Ma anche qui bisogna stare attenti. Perché la media ha poco senso in un sistema sanitario così disomogeneo. Come per la storia del pollo, se un reparto è pieno e uno vuoto, non si può parlare di reparti occupati a metà”.

DOSSIER DECESSI

I decessi calano, nonostante il brusco raddoppio di ieri. Il 21 marzo erano 793, ieri 83. “Ma neanche questo è un dato che indica la regressione del virus – sottolinea l’approfondimento del Corriere della Sera – Perché, come si diceva, abbiamo imparato ad affrontare meglio la malattia. E perché è cambiata la fascia di popolazione più soggetta al virus. Basti guardare l’età mediana dei positivi: all’inizio della pandemia era sui 65 anni, poi è scesa a 29 e ora si attesta a 42 anni. È ovvio che se la popolazione contagiata è più giovane, la mortalità sarà più bassa”.

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