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Ecco come Draghi riformerà la sanità territoriale con il Pnrr

L’approfondimento di Enrico Martial

 

Nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), missione 6, Salute, si ritrova una delle lezioni della pandemia, che ha mostrato l’importanza delle cure domiciliari e della sanità territoriale.

Nelle tre “componenti” del Pnrr dedicate alla salute, la prima è dedicata all’organizzazione territoriale della sanità in Italia, a cui vengono assegnati 7 miliardi di euro, sul totale dei 15,6 mld della Missione 6 Salute. Va ricordato che il Pnrr è un piano che unisce risorse finanziarie alle riforme, come avviene in questi giorni per la riforma Cartabria sulla giustizia.

Per la salute, una delle riforme riguarda proprio la sanità territoriale, che avrà quindi un suo versante legislativo e regolamentare a partire da un “Contratto istituzionale di sviluppo” che il PNRR prevede tra aprile e giugno 2022.

Le Regioni e gli assessori alla salute iniziano a prenderne atto e a leggere il Pnrr. Se nelle Marche si animano ancora speranze ospedale-centriche (per esempio ri-trasformando in Ospedale l’esistente Ospedale di Comunità di Sassocorvaro Auditore), in Sicilia si avvia un tavolo sul Pnrr con i sindacati dal 28 luglio, in Piemonte il 7 luglio l’assessore Luigi Icardi ha detto che ci vuole un massiccio piano di formazione per la messa in opera dei tre livelli di sanità territoriale, la Lombardia (la più ospedale-centrica) attende il PNRR e riflette sull’articolazione in Case e Ospedali di comunità, che sarà ripresa nella revisione della legge regionale n.23 del 2015, come ha fatto intendere l’assessora letizia Moratti al convegno di Albizzate del 14 luglio.

Il confronto Stato-Regioni inizierà nel 2022, e questi sono i primi passi, con una fase di avvio tra gennaio e marzo, mentre tra aprile e giugno si dovrà costruire la riforma su un Contratto istituzionale di sviluppo, che pur prendendo in conto la normazione precedente, tra cui il DM 70 del 2015 sugli standard ospedalieri, costituirà una delle riforme “dovute” nel quadro del Next Generation EU da parte del governo di Mario Draghi.

Per intanto, il Pnrr ne traccia le linee principali, distinguendo tre livelli e assegnando le risorse: oltre a quello ospedaliero, si trovano le cure domiciliari e la telemedicina, poi le Case di Comunità e infine gli Ospedali di Comunità.

Il livello base che si intende sviluppare riguarda le cure domiciliari e la telemedicina. Il Pnrr, con 4 miliardi di euro, vuole aumentare il volume delle prestazioni in assistenza domiciliare fino alla presa in carico entro giugno 2026 del 10 percento delle persone oltre i 65 anni di età, a livelli analoghi agli altri Paesi europei.

Per giungere a questo risultato, indipendentemente dalle differenze regionali (alcune sono più avanti), si spinge sulla telemedicina. La popolazione obiettivo è infatti quella con malattie croniche e difficoltà nelle autosufficienze.

A questo fine, si prevede un largo uso di tecnologie (oltre alla telemedicina, la domotica e la digitalizzazione), la realizzazione presso ogni ASL di un sistema informativo in grado di rilevare i dati clinici in tempo reale di questi pazienti a domicilio, e 602 Centrali operative territoriali (le COT) per coordinare i servizi domiciliari con gli altri servizi sanitari, relazionandosi con l’ospedale e la rete di emergenza-urgenza.

Il Pnrr assegna poi 2 miliardi di euro alla Casa della Comunità, che sarà una struttura fisica che ospiterà il punto unico di accesso alle prestazioni sanitarie, in cui opereranno insieme medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, medici specialistici, infermieri di comunità, altri professionisti della salute e che potrà ospitare anche assistenti sociali. È pensata come un punto di riferimento continuativo per la popolazione di una determinata area, avrà una sua infrastruttura informatica, un punto prelievi, la strumentazione polispecialistica. Non è dunque un poliambulatorio “decentrato” e dipendente, ma una struttura con una propria autonoma funzione. In Italia, se ne conteranno 1288 entro giugno 2026.

L’Ospedale di Comunità, invece è una struttura sanitaria intermedia della rete territoriale a ricovero breve e destinata a pazienti che necessitano interventi sanitari a media/bassa intensità clinica e per degenze di breve durata, di norma dotato di 20 posti letto (con un massimo di 40 posti letto) e a gestione prevalentemente infermieristica, per l’adeguatezza delle cure e per ridurre gli accessi impropri per esempio al pronto soccorso o ad altre strutture ospedaliere. L’Ospedale di Comunità è pensato per la transizione dalle cure ospedaliere acute a quelle domiciliari, per aiutare le famiglie e le strutture di assistenza ad adeguare il domicilio alla cura del paziente. Si parla in questo caso di 380 ospedali di Comunità (381 nelle tabelle allegate al Pnrr) ma il senso principale riguarda il tipo di prestazioni, tra cui quelle infermieristiche, di breve degenza e di transizione.

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