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Caro Draghi, la psicologia ha un asso nella manica sui vaccini

L’intervento di Alessandro De Carlo, psicologo e professore Università di Padova 

Le recenti parole del Presidente Draghi riguardo vaccini e psicologi, considerati sì operatori della salute ma non così necessari da dover essere tra i primi a poter operare a fianco delle persone, hanno reso evidente un vecchio retaggio su ciò che la psicologia rappresenta per le Istituzioni e come essa di conseguenza venga intesa dalla popolazione.

Scienza sì, ma non centrale nella società contemporanea.

Le perplessità, ingiustificate, derivano dall’impossibilità di misurare gli effetti degli interventi, dalla difficoltà nel replicare le tecniche e alla compressione dei tempi e dei costi.

A complicare ulteriormente la situazione della psicologia, negli anni, si sono aggiunte anche le difficoltà degli psicologi nella divulgazione e l’eccessiva focalizzazione sugli aspetti clinici e psicoterapeutici, che ne ha ristretto il campo di applicazione percepito.

Non stupisce quindi che il Premier abbia tirato in ballo proprio gli psicologi: evidentemente anche lui ha ancora queste percezioni saldamente interiorizzate nonostante il volontariato, il numero verde del Ministero della Salute, le testimonianze di una presenza importante e capillare vicino a chi soffre, i dati oggettivi di diffusione del disagio psicologico nella popolazione.

Il problema oggi non è provare l’esistenza o le possibili conseguenze di una situazione critica di salute mentale nel paese, ma far capire quanto la psicologia sia in grado di essere efficace, efficiente e sostenibile nell’affrontarla.

Per fortuna la professione psicologica, oggi, ha un asso nella manica che le sta permettendo in brevissimo tempo di prendere il ruolo centrale per la salute e per la crescita individuale e sociale che le spetta.

Si tratta dell’integrazione con la tecnologia. Con soltanto pochi esempi si può capire di fronte a quale balzo scientifico ci troviamo:

Oggi il comportamento delle persone può essere misurato tramite i big data, oggi reperibili grazie alla diffusione capillare di internet. Ma ciò che serve per dare senso a miliardi di informazioni sono le teorie psicologiche e le loro applicazioni. Se si fosse pensato e comunicato in termini diversi fin dall’inizio della pandemia oggi potremmo aver avuto meno resistenze al tracciamento (e all’installare l’app Immuni), meno avversione ai vaccini, meno diffidenza nei confronti delle istituzioni.

La tecnologia può rendere gli interventi estremamente potenti, efficaci e con risultati misurabili e replicabili. La mia esperienza in prima persona nel supporto di medici e infermieri dell’ospedale Covid di Schiavonia (Padova) con dispositivi di realtà virtuale, una prima mondiale, dimostra che si possono comprimere i tempi e i costi aumentando l’efficacia degli interventi grazie alle possibilità di manipolazione del setting con la tecnologia. Tali effetti sono stati replicati in organizzazioni pubbliche e aziende private nel corso del 2020 con risultati eccellenti.

Oggi la tecnologia permette di contenere i costi del supporto psicologico e, nello stesso tempo, di renderlo accessibile a tutti con una gestione totalmente digitale-online. Un esempio è la piattaforma Sygmund che, tra il 2020 e il 2021, ha permesso  a migliaia di persone di accedere a prestazioni psicologiche. I costi sono resi minimi grazie alla  disintermediazione mentre l’efficacia del supporto è stata massimizzata dal fatto di poter accedere sempre, in piena privacy, e con le stesse garanzie delle prestazioni dal vivo. Le prestazioni online permettono una gestione efficace del tempo e la focalizzazione su obiettivi specifici, secondo le indicazioni della letteratura scientifica, e sono particolarmente efficienti. A testimoniarlo il numero, in continua e costante crescita, di psicologi che hanno scelto di optare per questa soluzione.

La ricerca scientifica ogni giorno produce nuove evidenze dell’efficacia degli interventi che coniugano psicologia e tecnologie: si tratta di una rivoluzione che deve fare rivedere le credenze riguardo alla psicologia sia livello di istituzioni che della società.

A livello internazionale è già così: il connubio salute mentale e tecnologia è una priorità americana e dell’UE, le digital therapeutics, la telepsicologia, i dispositivi wearable sono soltanto alcuni dei presenti e futuri sviluppi in questa direzione. L’Italia è ancora in tempo per essere un paese pioniere in questo campo ma deve agire in fretta.

Oggi è fondamentale il coinvolgimento ai livelli decisionali non soltanto degli esperti delle teorie psicologiche ma di chi sappia come rendere gli interventi potenti, efficaci, accessibili e sostenibili grazie alle tecnologie.

Le istituzioni hanno il dovere di impegnarsi subito per fornire ai cittadini servizi che integrino psicologia e tecnologia per tutelare la salute mentale della popolazione, prevenire l’apatia individuale e l’erosione sociale e permettere al paese di ripartire. Non farlo significa caricare la collettività di ingenti costi sanitari per le conseguenze del disagio psicologico per decenni a venire e rallentare la ripartenza del paese in maniera insostenibile.

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