Sanità

Astrazeneca, Sanofi, Gsk e Curevac, mosse e silenzi con l’Ue sui vaccini anti Covid

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Che cosa è emerso dalle audizioni di Sanofi e Curevac (Astrazeneca non ha accettato l’invito) al Parlamento europeo sui vaccini anti Covid. Fatti, commenti e approfondimenti

 

I vaccini anti-Covid potranno essere distribuiti? Come procede la sperimentazione e quali responsabilità saranno in capo alle case farmaceutiche ove un vaccino dovesse causare danni? Quali i termini degli accordi (anche sulla deresponsabilizzazione) firmati tra le big pharma e l’Ue?

Se è vero che l’emergenza Covid ha accelerato i tempi di sviluppo e produzione dei vaccini e scardinato anche alcune regole (si acquista il vaccino ancora in fase di test, prima di sapere della sua efficacia, in modo da accelerarne la produzione), è anche vero che ci sono domande, dubbi e perplessità da cui non si può prescindere. Sempre in nome della salute pubblica. Ed è per questo che il Parlamento europeo ha convocato in audizione alcune case farmaceutiche a lavoro su candidati vaccini anti Covid: presenti Sanofi e CureVac, mentre Astrazeneca non ha accettato l’invito.

Andiamo per gradi.

MANCANZA DI TRASPARENZA

Partiamo dai motivi dell’audizione. Il Parlamento europeo chiede più trasparenza sulla questione dei vaccini e sui contratti siglati tra la Commissione e le case farmaceutiche per l’acquisto dei farmaci ancor prima della loro validazione.

“Oggi abbiamo pochissime informazioni sui termini dei contratti che sono stati firmati dalla Commissione Europea e da alcuni laboratori. Volevamo avere maggiori informazioni sugli impegni presi dai grandi laboratori, se saranno all’altezza di quanto sottoscritto e se saranno in grado di assumersi le proprie responsabilità. Anche l’ammontare di questi contratti, non lo sappiamo”, ha detto l’eurodeputato francese centrista Pascal Canfin, presidente della commissione Commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, in audizione: “La mancanza di trasparenza di questi contratti è evidente”.

ASTRAZENECA: LA GRANDE ASSENTE

Trasparenza che non sembra voler dimostrare Astrazeneca, società che in collaborazione con l’Università di Oxford e con l’italiana Irbm ha sviluppato un candidato vaccino attualmente in sperimentazione in fase III (30.000 partecipanti provenienti da Stati Uniti, Regno Unito, Brasile e Sud Africa).

“Astrazaneca ha rifiutato di partecipare e di rispondere alle nostre domande, è una strategia efficace il non presentarsi, ma ci batteremo per ricevere risposte anche da questa società”, ha detto Canfin.

ASSENZA: SEGNALE NEGATIVO?

Un’assenza, certamente, che lascia l’amaro in bocca. L’azienda, che ha siglato con l’Ue un contratto di  acquisto di 300 milioni di dosi del vaccino, a causa di un effetto collaterale segnalato in un paziente del Regno Unito era stata costretta a sospendere la sperimentazione. Dopo un’indagine effettuata da parte di un comitato indipendente, la Medicines Health Regulatory Authority (MHRA), l’ente regolatorio britannico, ha concluso che il vaccino è sicuro e che la sperimentazione può riprendere.

“Dopo quanto accaduto l’assenza di Astrazeneca è un segnale negativo. Significa non volersi sottoporre alle domande”, ha commentato a Start Magazine Vicenzo Sofo (Lega), deputato italiano del Parlamento Europeo.

SANOFI: DUE VACCINI CANDIDATI

A provare a risolvere i dubbi degli europarlamentari è invece Sanofi, che in audizione ha raccontato di aver due vaccini candidati, in fase di sperimentazioni diverse. “Abbiamo investito in un partenariato con Gsk. Il vaccino si basa su approccio con proteine Sanofi e integratori Gsk e potrà essere pronto solo per metà 202, attualmente è in fase 2 di sperimentazione”, ha detto Thomas Triomphe, Executive Vice President, Sanofi Pasteur, in audizione.

“Un secondo vaccino candidato è legato alla biotech Translate Bio. Verrà utilizzata una tecnologia innovativa Rna e speriamo si possa entrare in fase 1-2 di sperimentazione entro la fine di quest’anno”, ha aggiunto.

SANOFI: ACCORDO CON EUROPA? CONTRATTO CONFIDENZIALE

Risposte criptiche, da parte di Sanofi, sul fronte accordo con l’Ue. Thomas Triomphe ha sottolineato che il contenuto del contatto siglato dall’Ue per la fornitura di 300 milioni di dosi del vaccino sviluppato con Gsk è riservato, assicurando però che è “in piena conformità” con il normale processo dell’Ue per una gara d’appalto per lo sviluppo e la produzione di un vaccino.

ANCHE CUREVAC LAVORA A RNA

Presente all’audizione anche CuraVec, con cui la Commissione ha negoziato l’acquisto iniziale di 225 milioni di dosi di vaccino.

“Stiamo lavorando su una tecnologia Rna messaggero per produrre grandi quantità di vaccino in modo veloce”, ha detto Jean Stéphenne, Chairman of the Supervisory Board di CureVac.

“Fino ad oggi nessun vaccino Rna è stato approvato e dunque dobbiamo lavorare per garantire sicurezza ed efficacia del farmaco. Dobbiamo fare un piano clinico e ottenere un’approvazione clinica. Stiamo lavorando con l’Autorità nazionale e con l’Agenzia Europea: l’efficacia può portare ad un altissimo numero di test e poi di vaccini. I test devono essere effettuati in Paesi ad altissima carica virale, come l’America Latina”, ha detto Stéphenne.

AL VIA LA PRODUZIONE

“Noi vogliamo iniziare la produzione prima dell’arrivo di tutti i risultati clinici e a questo serve anche l’accordo con l’Unione Europea. Stiamo predisponendo diversi partenariati con aziende e la produzione verrà effettuata in toto in Europa”, ha detto il rappresentante di CureVac.

I TEMPI: VACCINI SICURI NON PRIMA DELLA PRIMAVERA 2021

Quel che è certo, sui candidati vaccini, è che ancora nessuno può essere ritenuto pronto per la somministrazione, tutti sono ancora in fase di test, seppur avanzata. “E per rispettare tutte le procedure di sperimentazione dovute, hanno ribadito le case farmaceutiche in audizione, bisogna attendere almeno la primavera del 2021”, ha detto Sofo a Start Magazine.

IN DISTRIBUZIONE VACCINI NON TESTATI SUFFICIENTEMENTE?

“Questo significa che promettere un vaccino entro la fine di questo anno significa promettere un vaccino non sufficientemente testato. Il contenuto degli accordi siglati con l’Ue è confidenziale e questo fa venire molti dubbi”, ha aggiunto Sofo.

LE RESPONSABILITÀ DELLE BIG PHARMA

Su cosa? Sulle responsabilità in capo alle case farmaceutiche in caso di danni causati dai vaccini. “Sandra Gallina, responsabile della Direzione Generale Salute per l’Europa, ha smentito che nei contratti ci siano delle clausole di deresponsabilizzazione delle case farmaceutiche, ma non siamo certi che questo sia vero”, ha detto Sofo. “In Audizione, ieri, il rappresentate di CureVac ha sottolineato l’importanza che le case di produzione dei vaccini siano tutelate in caso di danni, altrimenti non si potrà avere un vaccino anti Covid in tempi brevi”, ha detto il deputato italiano al Parlamento Europeo.

“Ho presentato un’interrogazione parlamentare urgente, già prima di questa audizione, in cui chiedo se la Commissione è in grado di fornire garanzie sulla sicurezza dei vaccini e se può essere smentita la clausula di deresponsabilizzazione che sembra esserci nei contratti siglati con le case farmaceutiche”, ha aggiunto Soto.

Una risposta, però, ancora non è arrivata. Nemmeno nell’ultima audizione.

Qui l’audizione completa. 

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