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Appello

Cosa non dice l’appello degli scienziati sulla sanità

Perché l’appello di alcuni scienziati a difesa del servizio sanitario pubblico è una occasione (volutamente?) sprecata. Il Canto Libero di Sacconi.

L’appello di alcuni scienziati a difesa del servizio sanitario pubblico è una occasione (volutamente?) sprecata. In sintonia con la sinistra politica e sindacale, si sono “limitati” a chiedere un forte incremento del fondo sanitario nazionale in linea con la crescita della inflazione. Si potrebbe obiettare che l’inflazione generale non coincide necessariamente con quella sanitaria perché nello stesso arco temporale stipendi e forniture non hanno registrato lo stesso livello di crescita.

Ma la critica al loro manifesto riguarda soprattutto la rinuncia a considerare le inefficienze e le asimmetrie che sono da tempo all’origine della insoddisfazione di molti cittadini. Eppure proprio persone libere dal bisogno di consenso avrebbero potuto dire “ciò che molti sanno sarebbe giusto fare ma non sanno come essere rieletti dopo averlo fatto”. Non si tratta di soluzioni teoriche ma di riorganizzazioni già sperimentate in alcuni territori virtuosi che potrebbero essere ovunque imitate. Cui si dovrebbe aggiungere la digitalizzazione del servizio sanitario per rendere interoperabili tutti i suoi sistemi informativi utilizzando i relativi dati e dare impulso alla telemedicina.

Sarebbe utile in primo luogo confrontare i servizi sanitari di due Regioni contigue e uguali in base ai principali indicatori epidemiologici come il Veneto e l’Emilia. Come mai, a parità di prestazioni, la seconda registra un pesante disavanzo strutturale da molto tempo con un prelievo addizionale irpef importante e la prima si trova in sostanziale equilibrio senza tassazione aggiuntiva di fatto? Sono due modelli gestionali molto diversi nonostante entrambe abbiano una forte dimensione di spedalità pubblica. Ma l’una opera, soprattutto per la dimensione sociosanitaria, a costi variabili mentre l’altra ha caricato i costi fissi con una politica di assunzioni dirette di personale non sanitario.

Infine, è ben nota l’esigenza di razionalizzare la rete ospedaliera in modo da sviluppare i servizi territoriali e da garantire il rispetto di standard minimi (da tempo individuati) a tutela dei bisogni acuti di di salute. Ove questa razionalizzazione è stata avviata, si sono garantite soluzioni appropriate alle crescenti cronicità attraverso i trattamenti a domicilio o le RSA, è stata abbattuta la spesa per ricoveri inappropriati, si sono concentrate le funzioni ospedaliere (hub e spoke) per soddisfare le patologie acute, è stato utilizzato molto meglio il personale sanitario rispetto alla precedente dispersione in troppi plessi. Del fondamentale filtro dei medici di medicina generale (associati) e dei Distretti territoriali si è già scritto in questa sede.

Su questi temi nulla ci hanno detto gli scienziati. Senza i loro consigli, la politica può però procedere ugualmente.

Maurizio Sacconi

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