Settimana parecchio intensa per il Senatore Mario Monti, sempre prodigo di consigli, specialmente da quando non può più dare il cattivo esempio.
Cominciamo dall’intervento di ieri sul Corriere della Sera, tutto teso ad avvisare Giorgia Meloni circa la pericolosità dell’abbraccio tedesco e decantare le virtù lo Stato di diritto, tanto caro alla Ue, contro i barbari principi della “cultura Maga”.
Le “perle” non mancano e ci raccontano, dalla viva voce dell’autore, quanto sia ancora presente il “sogno” europeo in certe élite, a dispetto di tutti i richiami alla realtà.
Due osservazioni balzano subito in mente, alla lettura di: «Le proposte specifiche del documento Meloni-Mez possono sollevare critiche. Come è stato osservato da più parti, esse sono contrarie all’interesse europeo perché frammenterebbero il mercato, invece di renderlo più “unico”; e contrarie all’interesse italiano, dato che le nostre imprese verrebbero penalizzate a vantaggio di quelle tedesche.»
La prima è che alberga ancora nella mente del Senatore il concetto di “interesse europeo”, nonostante tutta la storia della Ue, per non parlare del recente passato, sia costellata di esempi che mostrano l’esistenza di un unico interesse: quello dei singoli Stati che, con opportune coalizioni (asse franco-tedesco su tutte), viene imposto agli altri.
Oggi Monti si preoccupa delle nostre imprese penalizzate a vantaggio di quelle tedesche, dopo che è esattamente ciò che accade dal 1992 e ancor più dal 1999, per non parlare del massacro accaduto tra 2011 e 2012, quando non ricordiamo chi fosse il Presidente del Consiglio.
Meglio per noi confrontarci con l’interesse tedesco esplicitamente dichiarato come tale, anziché con gli stessi interessi travestiti però da interessi europei.
Si raggiungono vette altissime, leggendo che «Quindici anni fa l’Italia persuase la Germania a limitare sé stessa nell’interesse dell’Europa; ora l’Italia aiuta la Germania ad avere più mano libera in Europa, anche a danno della stessa Italia.»
Una vecchia tesi del Senatore, riproposta ancora. Che però prova troppo e sembra un boomerang. Perché apprendere oggi che la Germania stava spadroneggiando nella Ue non è una buona notizia, ancorché affatto nuova; poi, considerati i danni subiti all’epoca dall’Italia, viene da sorridere pensando a cosa sarebbe accaduto se l’Italia non avesse “limitato” la Germania. Saremmo sprofondati nel Mediterraneo?
L’idea di Monti è sempre quella di credere che «La vocazione dei tre Paesi maggiori della Ue dovrebbe essere, come fu allora, di esercitare congiuntamente una leadership, superando nel dibattito tra loro divergenze anche rilevanti, senza riversarle in pubblico e alimentare tensioni di falso patriottismo tra le opinioni pubbliche.» Siamo sempre là: credere che esista un interesse sovraordinato rispetto a quello nazionale. Invece, da sempre, anche quando la Ue non c’era, ci sono interessi contrastanti da comporre e il livello e l’equilibrio nella composizione dipendono dai reciproci rapporti di forza. La Ue è solo un inutile orpello, per farci “sognare”.
Convinto che negli Usa siano arrivati i barbari, se la prende con la cultura Maga e il rifiuto della Meloni di criticarla: «Vari aspetti della cultura Maga, se tradotti in azione di governo, sarebbero certamente di interesse e competenza della Ue, così come porrebbero in Italia problemi di costituzionalità. Ciò avverrebbe là dove superano lo Stato di diritto, che deve cedere di fronte all’imperativo di affermare quella visione, negli Stati Uniti ma anche altrove nel mondo, in particolare in Europa.»
E qui si impongono alcune riflessioni: non ricordiamo di aver sentito il Senatore preoccuparsi delle tante palesi violazioni dello Stato di diritto nella Ue. Un corpo di regole da interpretarsi e applicarsi à la carte, ma solo oggi suona l’allarme, perché le idee non sono quelle del Senatore. Quale Stato di diritto? Quello che consente da almeno dieci anni l’arrivo in barba a qualsiasi norma di decine di migliaia di disperati grazie a trafficanti senza scrupoli, mettendo a repentaglio la sicurezza e lo Stato sociale che non ne regge il peso? Oppure quello che ha consentito di fare strame dell’economia di Italia, Grecia, Spagna e Portogallo nei primi anni dello scorso decennio, salvo poi cambiare idea senza nemmeno chiedere scusa?
Toni e argomenti abbastanza simili a quelli usati giovedì intervenendo sul Financial Times, in coincidenza col Consiglio Europeo straordinario, dove i toni contro gli Usa sono stati perfino più duri.
Infatti, secondo Monti «L’Ue è ora circondata da potenze guidate da leader autoritari, inclusi, per la prima volta, gli Stati Uniti. Per quanto scomodo, il blocco dovrebbe essere orgoglioso di essere l’unico grande spazio economico e politico che resta fedele allo stato di diritto e al multilateralismo.»
Certo che vedere minacce di autoritarismo nel Paese retto dalla Costituzione scritta più antica al mondo, richiede una buona dose di immaginazione. Negli Usa c’è semplicemente un Presidente che ha idee diverse da quelle di Monti e che, come accade da oltre duecento anni, è soggetto a tutti i contrappesi istituzionali previsti dall’ordinamento. Basta leggere i giornali Usa, anche quelli più critici verso Trump, dove non si leggono timori di questo genere.
Dopo aver invocato una rapida accelerazione nell’esecuzione delle raccomandazioni di Draghi e Letta (ormai ci crede solo lui), Monti ce l’ha con la linea comune Italia-Germania: «Prendiamo la posizione congiunta adottata da Germania e Italia. Pur rendendo omaggio al mercato unico, propongono azioni che esacerberebbero la sua frammentazione: una forte spinta alla deregolamentazione e l’allentamento dei vincoli sugli aiuti di Stato.»
Comprendiamo la sua preoccupazione, perché si tratta di smontare alcuni pilastri dalla Ue (regole assurde ovunque, quasi sempre penalizzanti per l’Italia). Ma – proprio oggi che i rapporti di forza non sono così favorevoli alla Germania (in crisi politica ed economica) e vedono l’Italia in posizione di relativa forza rispetto a 15 anni fa – ci piacerebbe giocare in questo nuovo campo di gioco. Perché col vecchio abbiamo già dato. E vien da chiedersi perché proprio oggi Monti è preoccupato della frammentazione, dopo che la Germania ha piallato per anni ogni regola.
Nei panni della Meloni, risponderemmo: grazie dei consigli, ma abbiamo già dato, in ogni caso chiamiamo noi.






