Skip to content

turchia

Chi ha guadagnato di più dall’unione doganale tra Ue e Turchia?

Dopo quasi trent'anni dall'unione doganale Ue-Turchia, gli scambi sono cresciuti ma l'Europa ha perso peso a favore di Russia e Cina. E ora, con le tensioni politiche e i dazi americani, si discute se modernizzare l'accordo.

Quasi tre decenni dopo la sua istituzione, l’accordo di integrazione economica tra Bruxelles e Ankara si trova a un crocevia decisivo. Il prestigioso istituto di ricerca Wiiw di Vienna, riconosciuto come il think tank più autorevole nell’analisi delle economie dell’Europa centro e sud-orientale, ha pubblicato lo studio dal titolo “Nuovi percorsi per le relazioni economiche Ue-Turchia: unione doganale in transizione?”, che esamina le trasformazioni strutturali dei flussi mercantili bilaterali e delinea possibili traiettorie future.

Dal 1996 a oggi, nonostante l’espansione complessiva degli interscambi, secondo i ricercatori viennesi si è verificato un riassetto geografico degli equilibri commerciali turchi che ha visto diminuire progressivamente il peso relativo di Bruxelles, mentre potenze emergenti e orientali hanno conquistato spazi crescenti nel panorama economico di Ankara.

Il documento del Wiiw offre un’analisi approfondita delle dinamiche che hanno caratterizzato l’accordo commerciale dalla sua entrata in vigore, evidenziando come il sistema abbia certamente incentivato l’intensificazione degli scambi, ma allo stesso tempo abbia rivelato le sue limitazioni strutturali.

L’architettura attuale dell’intesa presenta infatti “confini applicativi ristretti e mantiene in essere ostacoli di natura non tariffaria che frenano le potenzialità esportative della maggioranza degli Stati europei verso il mercato turco”. Questa configurazione, unita alle recenti tensioni protezionistiche provenienti dall’altra sponda dell’Atlantico, “sta creando pressioni sempre più evidenti sulla sostenibilità dell’attuale impianto normativo”.

RIEQUILIBRIO GEOGRAFICO DEGLI SCAMBI COMMERCIALI

L’indagine condotta dal think tank viennese mette in luce un fenomeno di particolare rilevanza: lo spostamento progressivo dei flussi mercantili turchi verso partner extraeuropei. Mosca e Pechino hanno acquisito una rilevanza sempre maggiore nelle strategie commerciali di Ankara, erodendo quote che tradizionalmente appartenevano ai partner comunitari.

Questo riorientamento geografico “non rappresenta soltanto una diversificazione dei mercati di sbocco, ma riflette trasformazioni più profonde negli assetti geopolitici regionali e nelle priorità strategiche turche”. Il fenomeno ha ridisegnato la mappa delle interdipendenze economiche, ponendo interrogativi sulla capacità dell’Europa di mantenere la propria centralità nelle rotte commerciali anatoliche.

All’interno dello stesso perimetro europeo, il rapporto documenta significative ridistribuzioni dei volumi di scambio. “I paesi membri situati nella porzione orientale del continente stanno progressivamente incrementando la propria presenza commerciale con la Turchia, mentre i collegamenti con le tradizionali economie occidentali – in particolare quelle di maggiori dimensioni – mostrano segnali di affievolimento”. Emerge tuttavia un’eccezione degna di nota: Madrid ha registrato una crescita marcata degli interscambi, alimentata da legami politici ed economici particolarmente solidi con Ankara. “Un caso che evidenzia come fattori diplomatici e strategici possano ancora giocare un ruolo determinante nell’orientamento dei flussi commerciali bilaterali”, notano gli analisti.

ASIMMETRIE STRUTTURALI E BARRIERE PERSISTENTI

Lo studio del Wiiw sottolinea come l’impianto dell’accordo commerciale, “pur avendo stimolato l’espansione complessiva degli scambi, presenti lacune strutturali che ne limitano l’efficacia”. L’ambito di applicazione circoscritto e la permanenza di barriere tecniche e normative continuano a costituire impedimenti significativi per gli operatori economici europei. “Queste restrizioni di natura non tariffaria rappresentano ostacoli spesso più insidiosi dei dazi tradizionali, poiché coinvolgono questioni normative, certificazioni e standard che richiedono complessi processi di armonizzazione”. La configurazione asimmetrica dell’intesa si è ulteriormente accentuata con la proliferazione di trattati di libero scambio siglati da Bruxelles con terzi paesi, lasciando Ankara in una posizione di “svantaggio competitivo crescente”.

TENSIONI TRANSATLANTICHE E LORO RIPERCUSSIONI

Il contesto internazionale aggiunge ulteriori elementi di complessità al quadro analizzato. “Le misure protezionistiche introdotte da Washington e l’inasprimento delle controversie commerciali attraverso l’Atlantico stanno generando effetti a cascata sulle relazioni tra l’Unione Europea e la Turchia”, osservano i ricercatori viennesi. Questi sviluppi esterni, tuttavia, potrebbero paradossalmente “aprire varchi per un rinnovamento dell’architettura dell’accordo”, spingendo le parti verso “soluzioni più ambiziose”. La pressione esterna potrebbe fungere da “catalizzatore per superare le resistenze interne e avviare un processo di ammodernamento che da tempo appare necessario ma politicamente ostico”.

INSTABILITÀ POLITICA E FIDUCIA DEGLI INVESTITORI

Il report del Wiiw non trascura la dimensione politica, evidenziando come i contrasti diplomatici pluriennali, le turbolenze interne ad Ankara e il blocco del percorso di adesione comunitaria abbiano “progressivamente deteriorato il clima delle relazioni bilaterali”. Nonostante la crescente rilevanza geopolitica della Turchia, “la percezione di instabilità” persiste tra i partner europei. Eventi recenti – come l’arresto del sindaco di Istanbul Ekrem Imamoglu e le misure repressive contro il principale movimento di opposizione – hanno ulteriormente compromesso la credibilità istituzionale turca agli occhi europei, con ricadute negative non solo sul piano diplomatico ma anche sul clima di fiducia necessario per attrarre investimenti esteri.

QUATTRO SCENARI PER IL FUTURO

Nella sezione conclusiva, lo studio presenta quattro scenari alternativi per valutare l’impatto di diverse opzioni di “aggiornamento” dell’accordo sul benessere economico e sui flussi commerciali. Le simulazioni dimostrano che un rinnovamento profondo e completo dell’intesa potrebbe generare “un incremento sostanziale degli scambi bilaterali” e produrre benefici economici tangibili per la Turchia. Per l’Unione Europea, tuttavia, tale modernizzazione offrirebbe solo “una mitigazione parziale” degli effetti negativi derivanti da nuovi conflitti commerciali con gli Stati Uniti. Questi risultati – conclude il rapporto viennese – suggeriscono che, “pur essendo desiderabile, la revisione dell’accordo non rappresenta una panacea” per le sfide commerciali europee nel contesto globale attuale.

Torna su