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Trump e la Groenlandia: terre rare o mossa geopolitica?

Trump vuole acquisire la Groenlandia per rompere il monopolio cinese sulle terre rare, ma l’isola presenta ostacoli ambientali enormi che rendono l’estrazione irrealistica per anni. L'approfondimento dell'Associated Press.

L’interesse rinnovato di Trump per l’acquisizione della Groenlandia è in apparenza motivato dalla volontà di ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti dalle terre rare cinesi, elementi chiave per l’industria tecnologica e militare.

LA VERA STRATEGIA DI TRUMP SULLA GROENLANDIA

Tuttavia, come osserva l’Associated Press in un approfondimento, le enormi difficoltà pratiche – ambientali, infrastrutturali e geologiche – rendono l’estrazione sull’isola un progetto irrealistico per anni, se non del tutto impraticabile.

Dietro la fissazione trumpiana sembra esserci più una strategia geopolitica per contrastare l’influenza di Russia e Cina nell’Artico che una soluzione concreta e immediata per la filiera delle materie prime critiche.

L’ANNUNCIO DI TRUMP SU DAZI

Nel frattempo ieri  Trump ha annunciato nuovi dazi del 10% dal 1° febbraio, che saliranno al 25% dal 1° giugno, contro gli otto Paesi europei che hanno inviato truppe in Groenlandia, finché non cederanno e venderanno il territorio semi-autonomo della Danimarca agli Stati Uniti. Francia e Svezia hanno risposto che non si faranno ricattare da Washington.

Ma vediamo quali sono i veri fini della Casa Bianca sulla Groenlandia secondo un approfondimento dell’Associated press.

DOSSIER TERRE RARE

L’obiettivo dichiarato del presidente Usa è rompere il monopolio cinese sulle terre rare (Rare Earth Elements, REE), indispensabili per magneti ad alta performance utilizzati in auto elettriche, turbine eoliche, robotica e armamenti avanzati.

Dopo le restrizioni cinesi in risposta alle tariffe Usa, l’amministrazione Trump ha investito centinaia di milioni di dollari e acquisito quote in diverse aziende del settore.

Il capo della Casa Bianca vede nella Groenlandia una possibile via d’uscita dalla dipendenza da Pechino.

Secondo alcuni studi condotti recentemente, come quelli della Geological Survey of Denmark and Greenland (GEUS) e dell’US Geological Survey (USGS), la Groenlandia è ricchissima di depositi di terre rare.

Questi depositi sono principalmente associati a intrusioni alcaline, carbonatiti e altri contesti geologici, e non sono ancora sfruttati commercialmente su larga scala a causa di sfide ambientali, politiche e logistiche.

Le terre rare presenti nel sottosuolo della Groenlandia includono, secondo gli studi citati, i lantanidi leggeri (LREE) come lantanio (La), cerio (Ce), praseodimio (Pr), neodimio (Nd), samario (Sm) e quelli pesanti (HREE) come ittrio (Y), disprosio (Dy), terbio (Tb), europio (Eu), gadolinio (Gd), olmio (Ho), erbio (Er), tulio (Tm), itterbio (Yb) e lutezio (Lu).

LE RIUNIONI

Come riferisce Politico, nella frenetica attività diplomatica di questi ultimi giorni – tra gli altri, è stato organizzato un incontro tra i ministri degli Esteri di Danimarca e Groenlandia e il vicepresidente Usa JD Vance con il Segretario di Stato Marco Rubio – in cui Trump ha ripetutamente reiterato il mantra della Groenlandia americana, un funzionario dell’Ue ha sottolineato che, nella disputa tra Usa e Danimarca, “un accordo che garantisce agli Stati Uniti una quota dei profitti dall’estrazione di materie prime critiche è una delle possibilità”.

Come riassume Politico, “dalle proposte di utilizzare la Nato per rafforzare la sicurezza nell’Artico fino alla concessione agli Stati Uniti di vantaggi nell’estrazione di minerali, i leader del blocco (europeo) stanno puntando decisamente sulla conciliazione piuttosto che sulla contrapposizione”.

COME ESTRARRE LE TERRE RARE

La Groenlandia è uno degli ambienti più ostili al mondo: remotissima, quasi interamente coperta di ghiaccio, con fiordi congelati per gran parte dell’anno.

Non esistono quasi strade né ferrovie, e ogni progetto minerario dovrebbe costruire da zero infrastrutture di accesso, centrali elettriche locali e importare manodopera qualificata.

Inoltre, l’estrazione delle terre rare richiede l’uso di sostanze chimiche tossiche per separare i minerali dalla roccia, con rischi di inquinamento grave in un ecosistema fragile.

Questo contrasta con gli sforzi groenlandesi per sviluppare il turismo, mentre la presenza frequente di uranio radioattivo aggrava ulteriormente i problemi ambientali.

LE DIFFICOLTA’ GEOLOGICHE

Le circa 1,5 milioni di tonnellate di terre rare stimate nell’isola sono intrappolate in una roccia complessa chiamata eudialite, per la quale non è mai stato sviluppato un processo estrattivo economicamente sostenibile.

Altrove nel mondo questi elementi si trovano in formazioni più semplici (carbonatiti), con metodi già collaudati e redditizi.

Di conseguenza, i progetti esplorativi – una quindicina di aziende – sono fermi alla fase preliminare.

Anche i più avanzati, come quello di Critical Metals che ha annunciato un impianto pilota per quest’anno, richiedono ancora centinaia di milioni di dollari e anni di sviluppo.

IL PROBLEMA CINA

Il mercato delle terre rare è dominato dalla Cina, che può abbassare artificialmente i prezzi inondandolo di materiale extra per strangolare i concorrenti, come ha fatto più volte in passato. Inoltre, quasi tutta la lavorazione avviene ancora in Cina.

In questo contesto, partire da zero in Groenlandia è considerato da molti esperti un errore strategico.

David Abraham, autore di “The Elements of Power”, invita a concentrarsi su risorse più facili e veloci da portare sul mercato.

LA STRADA DA PERCORRERE

Mentre la Groenlandia resta lontana anni luce dalla produzione, esistono già miniere operative e progetti avanzati negli Stati Uniti, in Australia e altri paesi alleati, molto più accessibili e rapidi da sviluppare.

Il governo americano ha investito direttamente in MP Materials (l’unica miniera di terre rare attiva negli Usa), in aziende di riciclo batterie e in realtà come Noveon Magnetics, che produce già migliaia di tonnellate di magneti all’anno in Texas con forniture non cinesi.

Scott Dunn, ceo di Noveon, sostiene che sia più logico sostenere chi ha già un record solido piuttosto che inseguire sogni artici.

LA DIMENSIONE GEOPOLITICA

L’attenzione dell’America non si appunta però solo sulle terre rare. Tutto suggerisce che l’interesse per l’isola vada oltre le materie prime.

Trump stesso ha sottolineato la necessità di impedire che Russia o Cina si avvicinino troppo: “Non vogliamo averli come vicini di casa”, si ripete a Washington.

L’interesse per la Groenlandia appare quindi principalmente strategico-militare, legato al controllo dell’Artico, più che una reale soluzione per la fornitura di neodimio, terbio e altri elementi rari.

Esperti come Tracy Hughes del Critical Minerals Institute definiscono la narrazione attorno alle risorse dell’isola come “una montatura” che supera di gran lunga la realtà scientifica ed economica.

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