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Trump non trumpeggia troppo a Davos sulla Groenlandia

Il penultimo Donald Trump che a Davos rutta ma non vomita… I Graffi di Damato.

Anche il penultimo Donald Trump, quello di Davos, nel cantone svizzero dei Grigioni, ha dunque spiazzato tutti, persino se stesso. Dopo un incontro con l’olandese Mark Rutte, segretario generale della Nato, il presidente americano ha dato l’impressione, diciamo così con la prudenza che impongono l’uomo, le circostanze e altro ancora, di volere rinunciare all’acquisto, all’invasione, all’annessione o simili della Groenlandia, e quindi anche ai dazi suppletivi minacciati contro i paesi europei allertatisi per i suoi primi progetti. Egli ha preferito delineare con Rutte “il quadro di un accordo” atlantico. Ripeto: il quadro di un accordo, che non è ancora quindi un accordo, per cui potremmo trovarci di fronte solo alla cornice di un quadro ancora da dipingere, da definire.

Viste le cose al solito per niente simpatiche appena ripetute sugli europei ingrati della libertà ottenuta dagli americani a suo tempo di poter continuare a parlare più lingue e non solo il tedesco nibelungico di Hitler, potremmo scherzare sul nome di chi sembra averlo fatto ragionare un po’ e dire che alla fine il presidente americano ha ruttato ma non vomitato.

Il resto di questa storia, lunga ormai un anno, quanto ne è trascorso dei quattro del secondo mandato di Trump alla Casa Bianca, è tutto da scrivere e raccontare, come il quadro destinato alla già ricordata cornice.

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