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Perché Tognana, Barilla, Ovs e Upim hanno inviato una letterina a Bruxelles pro Cina

Tognana, Barilla, Ovs e Upim ma anche società francesi, tedesche e austriache hanno inviato una lettera a Bruxelles per chiedere di non aumentare i dazi dal 12 al 91% sulla porcellana cinese importata. L'Ue parla di misura anti-dumping ma il Vecchio Continente ormai importa dalla Cina oltre il 58% della porcellana e ceramica da tavola e non riesce a produrne più del 27%. Fatti, numeri e preghiere

 

Un gruppo di aziende italiane ed europee ha inviato una lettera al commissario Ue al Commercio Maroš Šefcovic e, in copia, alla presidente Ursula von der Leyen, per richiedere un intervento urgente sui dazi anti-dumping sulle porcellane importate dalla Cina. Tra le società italiane firmatarie figurano Barilla, Ovs, Upim, Tognana Porcellane e Geminiano Cozzi Venezia 1765. Le imprese, secondo quanto riferito da Milano Finanza, chiedono di non aumentare ulteriormente, a partire da marzo, i dazi dal 12% al 91% nell’ambito del caso Ue R831.

LE PREOCCUPAZIONI DELLA FILIERA

Le aziende che hanno sottoscritto la lettera comprendono importatori, distributori, produttori e utilizzatori di articoli da tavola e da cucina in ceramica. Nella missiva si evidenzia che quasi il 60% della porcellana europea proviene dalla Cina, poiché le fabbriche specializzate in Europa sono ormai poche. Inoltre, viene segnalato che “il governo cinese ha deciso di eliminare l’attuale rimborso fiscale del 9% sulle esportazioni di ceramica e porcellana entro il 1° aprile 2026”.

TUTTI I LIMITI DELLA PRODUZIONE EUROPEA

Secondo Antonio Tognana, Ceo di Geminiano Cozzi Venezia 1765, l’Europa produce solo il 27% della ceramica e porcellana da tavola richiesta dal mercato, mentre oltre il 58% arriva dalla Cina. Il segmento di fascia alta Bone China, invece, ha dichiarato a Mf Tognana, non viene proprio prodotto in Europa e in Italia arriva come materiale semilavorato, per essere trasformato, decorato, ricotto e completato.

POSSIBILI EFFETTI DEI NUOVI DAZI

Tognana ha poi spiegato che, con l’introduzione dei nuovi dazi, i prezzi potrebbero raddoppiare. Ciò comporterebbe un rallentamento degli acquisti da parte dei consumatori e un calo delle entrate fiscali dirette e indirette, come l’Iva. Inoltre, anche ospedali, scuole e case di riposo potrebbero subire un aumento dei costi per le stoviglie.

L’imprenditore chiede quindi di mantenere la situazione attuale, già riconfermata l’8 ottobre 2025 per i prossimi cinque anni, sottolineando che “non c’è infatti alcuna fondata spiegazione per triplicare i dazi solo un mese dopo la riconferma”.

LE AZIENDE EUROPEE ANTI-DAZI

L’iniziativa europea, afferma Mf, coinvolge diverse aziende francesi, tedesche e austriache. Tra queste figurano la francese Ecf, le italiane Pengo e General Trade, le tedesche Ritzenhoff&Breker e Asa, le austriache Maeser e Sandra Rich. Partecipano anche catene di negozi come Ovs, Croff, Upim, Thun e Kasanova, società alimentari come Barilla, Club House e Cafes Richard, e aziende produttrici o decoratrici di porcellana come Tognana Porcellane, Pve, De.Al e Falcone.

LE MOSSE DELLA COMMISSIONE EUROPEA E LE DIVERGENZE NEI VOTI

La decisione della Commissione europea di triplicare i dazi sulle ceramiche importate dalla Cina però non ha ottenuto la maggioranza qualificata dei voti dei Paesi membri, creando tensioni tra gli Stati. Secondo quanto dichiarato infatti da Tognana a Rai News, la Germania ha votato contro l’aumento dei dazi, mentre l’Italia ha votato a favore, portando a una situazione di contrasto all’interno dell’Unione. Tognana evidenzia inoltre che questa divergenza politica potrebbe penalizzare i consumatori europei e le aziende importatrici, soprattutto considerando i vantaggi competitivi della Cina nella produzione di porcellana: “La Cina ha una tradizione millenaria, materie prime migliori, e costi di produzione inferiori. Non c’è concorrenza possibile”.

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