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Birkenstock

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Perché per gli investitori Birkenstock non è più così cool

I dazi di Trump e la guerra in Medio Oriente ridimensionano le ambizioni di Birkenstock, che ha riportato utili inferiori alle attese e un crollo del titolo di oltre il 14%. Sfuma così il sogno di entrare a far parte del segmento del lusso. Fatti, numeri e commenti

 

Birkenstock sta perdendo il favore degli investitori. L’idea che il produttore tedesco di sandali possa trasformarsi in un gigante del lusso appare infatti più lontana dopo che gli utili sono risultati peggiori del previsto e l’azienda non ha alzato le previsioni annuali di vendita a causa del conflitto in Medio Oriente e dei dazi imposti dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

VALUTAZIONE E TITOLO SOTTO PRESSIONE

Come osserva Reuters, il titolo Birkenstock ha subito una forte volatilità nelle settimane successive alla pubblicazione dei risultati trimestrali, arrivando a perdere oltre il 14% in una seduta e toccando un minimo storico di 32,44 dollari, con una capitalizzazione ridotta di circa il 38% rispetto ai 9,3 miliardi di dollari della IPO del 2023.

In altre fasi di pre-market, scrive WWD, il titolo ha registrato cali fino al 6,3%, anche in occasione della pubblicazione dei dati trimestrali. Il confronto con il debutto in Borsa, aggiunge Reuters, evidenzia inoltre uno scostamento tra la valutazione iniziale e quella attuale, con un ridimensionamento del premio di mercato e multipli tornati intorno a 13 volte gli utili futuri, in linea con la media del settore.

COSA DICONO LE TRIMESTRALI E LE VENDITE

Nel trimestre concluso a marzo, Birkenstock ha riportato ricavi pari a 618 milioni di euro, in crescita dell’8% sulla base delle informazioni trasmesse e del 14% a cambi costanti, ma leggermente sotto le attese degli analisti fissate a circa 620,3 milioni di euro. L’utile operativo si è attestato a 155 milioni di euro, in calo più delle previsioni, mentre l’utile netto è sceso del 22%, a circa 82 milioni di euro rispetto ai 105 milioni dell’anno precedente, osserva Quartz. Anche l’utile per azione diluito, precisa WWD, è diminuito da 0,56 a 0,45 euro. Nel semestre, l’utile netto è comunque salito del 5,7% a 132,4 milioni di euro, con ricavi in aumento di quasi il 9% a 1,02 miliardi.

La redditività, secondo WWD, è stata influenzata da più fattori simultanei. Le pressioni sono derivate infatti da effetti valutari sfavorevoli, dai dazi statunitensi e dal mix di canale.

L’IMPATTO DEL CONFLITTO

Le vendite hanno continuato a crescere in tutte le regioni a cambi costanti, con +14% nelle Americhe, +11% nell’area EMEA e +30% in Asia-Pacifico, mentre alcune rilevazioni indicano anche +22% nell’APAC e +4% nelle Americhe su base comparabile.

Il conflitto in Medio Oriente, afferma WWD, ha inciso in particolare sull’area EMEA, con un impatto stimato di circa 6 milioni di euro sui ricavi e un effetto negativo fino a 300 punti base sulla crescita regionale, dovuto sia a interruzioni logistiche sia a un indebolimento della domanda in Europa legato a inflazione e costi energetici.

A METÀ STRADA TRA LUSSO E MERCATO DI MASSA

Birkenstock ha confermato la guidance per l’esercizio 2026, prevedendo una crescita dei ricavi a cambi costanti tra il 13% e il 15% e un margine lordo rettificato tra il 57% e il 57,5%, con EBITDA margin atteso tra il 30% e il 30,5% e investimenti compresi tra 110 e 130 milioni di euro.

Il gruppo, scrive Bloomberg, ha inoltre mantenuto la propria impostazione prudente sulle previsioni, con una strategia basata sulla produzione prevalentemente in Germania e su una selezione dei mercati di vendita. Secondo analisi di mercato citate da Reuters, il posizionamento del brand rimane intermedio tra lusso e mercato di massa, con controllo della distribuzione e limitazione degli sconti ma senza la scala dei grandi gruppi del lusso.

Nel corso dell’anno Birkenstock ha sviluppato collaborazioni con il brand nuziale Danielle Frankel e successivamente con Etro, che ha reinterpretato il modello Boston clog, inserendosi nella strategia di ampliamento del posizionamento del marchio verso segmenti più moda.

DISTRIBUZIONE, PRODOTTI E SVILUPPO COMMERCIALE

Il portafoglio prodotto, intanto, continua a espandersi oltre i sandali tradizionali, includendo sneaker chiuse, stivali, clogs e slippers, con prezzi medi più elevati rispetto ai modelli storici, oltre a una linea di calzature in plastica a prezzo inferiore per ampliare la base clienti. Stando a Reuters, il business delle calzature chiuse è in crescita, mentre il modello con plantare in sughero resta centrale ma fortemente stagionale.

Nel trimestre, riferisce WWD, sono stati aperti cinque nuovi store, portando il totale a 111 punti vendita diretti, con una distribuzione geografica articolata tra Americhe, EMEA e Asia-Pacifico. Il canale B2B è cresciuto del 9%, mentre il direct-to-consumer del 4%.

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