(Handelsblatt, 22/01/2026)
È una settimana fitta per il cancelliere federale Friedrich Merz: dopo Davos, questo giovedì si va a Bruxelles, per trovare insieme agli altri stati membri dell’UE una posizione comune nei confronti del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Particolarmente stretto, si sottolinea in ambienti governativi berlinesi, dovrà essere il coordinamento con la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni. Per Merz, Meloni sta diventando sempre più importante.
Merz e la presidente del Consiglio italiana sono politicamente vicini su molti temi, collaborano a livello europeo e hanno così potuto ottenere i primi successi non solo sulla questione del motore a combustione. Meloni sta assumendo sempre più il ruolo del presidente francese Emmanuel Macron come partner più stretto di Merz a livello UE. Subito dopo le consultazioni di Bruxelles, il cancelliere federale volerà con alcuni suoi ministri a Roma per le consultazioni intergovernative italo‑tedesche. L’incontro segna il punto culminante provvisorio delle relazioni italo‑tedesche.
A Roma, oltre alla competitività, si discuterà di una più stretta cooperazione nella politica di difesa e in quella migratoria. È stato inoltre redatto un documento comune con proposte per il vertice sulla competitività dell’UE del 12 febbraio. Nella lettera indirizzata alla Commissione europea, di cui Handelsblatt ha preso visione, i due paesi chiedono meno burocrazia, procedure di autorizzazione più rapide e un rafforzamento del mercato interno. Il fatto che Berlino rediga ora tali documenti insieme a Roma e non con Parigi è dovuto soprattutto al fatto che la relazione tra Germania e Francia – tradizionalmente l’asse più importante nell’UE – ha mostrato di recente delle crepe. E mentre Macron è politicamente indebolito sul fronte interno e perde potere, Meloni governa con stabilità a Roma.
Nell’estate del 2025, Merz e Macron avevano ancora celebrato, in occasione del Consiglio dei ministri franco‑tedesco, un nuovo inizio delle relazioni tra i due paesi. Da allora, però, hanno prevalso le divergenze: a cominciare dai problemi enormi nel progetto comune di difesa FCAS, che non prevede solo la costruzione di un caccia, ma anche lo sviluppo di droni di accompagnamento senza pilota e di una cosiddetta “combat cloud” per la loro interconnessione. In questo caso il costruttore aeronautico francese Dassault rivendica un ruolo di primo piano che Germania e il terzo partner del progetto, la Spagna, non intendono riconoscergli. Il progetto è a rischio.
Anche i suoi problemi di politica interna rendono Macron un partner debole per Merz: in Francia si voterà nel 2027 e Macron non potrà ricandidarsi. La sua maggioranza di governo si è in particolare ridotta in seguito allo scioglimento dell’Assemblea nazionale nel 2024, fatto che limita il margine di manovra politica del suo campo. A causa dei complicati rapporti di forza, il governo non riesce da mesi a varare un bilancio che riduca il nuovo indebitamento.
Infine, Macron è venuto meno a Merz anche come partner a Bruxelles nella votazione sul trattato di libero scambio con i paesi del Mercosur, centrale per la Germania: si è piegato al rifiuto dell’opinione pubblica interna e ha votato contro. Del tutto diversa la posizione di Meloni. Se inizialmente l’Italia aveva ancora respinto la firma dell’accordo a dicembre, Meloni ha cambiato linea in gennaio dopo che la Commissione europea ha concesso aiuti finanziari agli agricoltori, e ha votato a favore. Anche grazie al voto dell’Italia, Merz è riuscito a portare a buon fine a Bruxelles questo accordo per lui importante – almeno fino alla decisione del Parlamento europeo di mercoledì di sottoporlo prima al vaglio della Corte di giustizia dell’UE.
Un altro tema centrale sul quale Berlino e Roma hanno collaborato con successo negli ultimi tempi è il dietrofront della Commissione europea sullo stop ai motori a combustione. Dopo un’iniziativa di Merz, a dicembre i ministri competenti di Germania e Italia, Katherina Reiche e Adolfo Urso, hanno fatto fronte comune al forum economico italo‑tedesco di Roma per chiedere la fine del phase‑out dei motori a combustione. Poco dopo, la Commissione europea ha allentato le sue prescrizioni per l’eliminazione delle auto con motore a combustione.
Anche nel campo della difesa gli affari tra Germania e Italia procedono più spediti che tra Francia e Germania. Da circa un anno, ad esempio, il gruppo italiano Leonardo e Rheinmetall costruiscono insieme carri armati in una joint venture. Si aggiunge il tema della migrazione, su cui Germania e Italia, dall’insediamento di Merz, sono sulla stessa linea: Merz riprende la dura retorica anti‑migrazione di Meloni, che fa da riferimento a Bruxelles, e i ministeri dell’Interno sono in stretto contatto.
«La sovrapposizione degli interessi comuni tra Germania e Italia è notevole», afferma Michele Valensise, presidente del think tank romano Istituto Affari Internazionali ed ex ambasciatore italiano a Berlino. «A partire dall’ampia integrazione delle industrie dei due paesi, passando per l’interesse a rafforzare il mercato interno, fino all’impegno per un ruolo europeo nella soluzione dei conflitti e nella stabilizzazione delle aree di crisi.»
Giovanni Orsina dell’Università LUISS di Roma non crede però che Meloni possa sostituire del tutto Macron: «Non è un caso che nell’UE si parli sempre dell’asse franco‑tedesco». La Germania rappresenta la maggiore potenza economica dell’Unione, la Francia la maggiore potenza politica – «l’Italia ha un rango inferiore rispetto a questi due paesi», afferma Orsina. Il debito pubblico dell’Italia, pari al 136 per cento del prodotto interno lordo, è nettamente più elevato di quello francese. Inoltre, sebbene la Germania sia il principale partner commerciale dell’Italia, quest’ultima è solo la terza economia dell’UE.
A ciò si aggiunge l’appartenenza politica, in ambito europeo, del partito di Meloni, Fratelli d’Italia: «Meloni ha sì accettato di dover collaborare con gli altri partner dell’UE, ma il suo partito rimane al di fuori dello spettro tradizionale dei partiti», afferma Orsina. In effetti, i Fratelli d’Italia aderiscono al gruppo dei Conservatori e Riformisti europei (ECR) e non al Partito popolare europeo (PPE) e dunque non fanno parte di quelle famiglie politiche che sostengono il secondo mandato della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. L’ECR vota solo occasionalmente insieme al PPE, quando ciò rientra nella propria agenda. Di questo Merz sarà ben consapevole quando negozia con la sua nuova alleata.






