Non per volerne deprezzare il merito, lo stile e quant’altro, per carità, specie considerando il rifiuto della rappresentazione dell’Italia “disastrosa” appena fatta dalle opposizioni nell’aula di Montecitorio contro il bilancio dello Stato approvato in via definitiva, del messaggio televisivo di Capodanno del presidente della Repubblica Sergio Mattarella ritengo che l’elemento politico e istituzionale più significativo sia stato e sia, a scriverne dopo qualche ora, il numero d’ordine, diciamo così.
E’ stato l’undicesimo messaggio del Capo dello Stato in carica. Un record, che ha battuto quello del predecessore Giorgio Napolitano, eletto nel 2006, rieletto nel 2013 e uscito anticipatamente dal Quirinale alla fine del secondo anno del mandato settennale per ragioni di stanchezza, forse anche politica oltre che fisica, essendogli toccato di gestire troppe crisi di governo, e troppo anomalie. Accusato anche da chi aveva contribuito alla sua rielezione come Silvio Berlusconi dai banchi dell’opposizione di essersene liberato come presidente del Consiglio su input internazionale, particolarmente europeo.
Incontinente come spesso gli capitava, nel buono e nel cattivo umore, l’ornai ex premier si sentì e dichiarò vittima non di uno ma di tre “colpi di Stato”. Senza tuttavia tentare nemmeno l’iniziativa parlamentare del cosiddetto impeachment del presidente della Repubblica, evidentemente perché consapevole per primo del suo eccessivo malumore. D’altronde, avrebbe dovuto anche autodenunciarsi per complicità, avendo tanto apprezzato la propria sostituzione con Mario Monti da offrire negli ultimi giorni a Palazzo Chigi la controfirma, non dovuta, al decreto quirinalizio di nomina del suo ancora potenziale successore a senatore a vita. Funzione che – va riconosciuto con onestà e apprezzamento- l’interessato svolge ancora con scrupolo e partecipazione non comuni rispetto agli altri inquilini di diritto di Palazzo Madama e di Palazzo Giustiniani, dove Monti ha il suo ufficio.
I 10 anni trascorsi al Quirinale, dei 14 che gli spettano per due mandati -il secondo tanto non sollecitato che egli pretese e ottenne una sostanziale processione politica sul Colle per rendersene disponibile, dopo avere gridato ai quattro venti, persino alla Scala di Milano quasi fra gli applausi dell’orchestra, la sua contrarietà- hanno fatto di Mattarella il presidente più longevo della Repubblica. Come Giorgia Meloni si accinge ad essere come presidente del Consiglio. Coincidenza casuale, si potrebbe dire o obiettare. Per niente, invece.
Così diversi anagraficamente, culturalmente e politicamente, Mattarella e Meloni hanno saputo e voluto andare d’accordo e completarsi. Di scontri veri fra i due si è più fantasticato che riferito. Essi sono riusciti a coniugare il massimo della stabilità istituzionale e il massimo della stabilità politica. E chissà se nel 2029, alla scadenza del secondo ed ultimo mandato di Mattarella, i due non riusciranno ad avvicendarsi con la stessa cordialità, onestà e intelligenza con la quale si scambiarono i loro posti a Palazzo Chigi più di tre anni fa Mario Draghi e la stessa Meloni.
Solo a pensare o immaginare questo scenario sul Colle più alto di Roma certi esponenti della sinistra gruppettara, d’ordine e dichiaratamente moderata -da Nicola Fratoianni a Francesco Boccia e a Matteo Renzi, per esempio- si mettono le mani fra i capelli e quasi si preparano a salire in montagna, come si diceva dei partigiani durante l’occupazione nazista dell’Italia, anche quella ancora dichiaratamente fascista di Salò.
Eppure qualcosa può muoversi diversamente. Mi ha colpito, per esempio, che il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, iscritto d’ufficio da cronisti e retroscenisti fra i possibili leader della cosiddetta alternativa al centrodestra, non si sia strappato per niente né capelli né abiti quando, qualche giorno fa soltanto, Carmelo Caruso per Il Foglio gli ha chiesto se lo “spaventa” l’idea di Meloni al Quirinale, appunto. Egli ha risposto, testualmente e per niente istericamente: “I toni apocalittici non aiutano la sinistra. Abbiamo un grande presidente che è Mattarella. Chi ne prenderà il posto dovrà essere alla sua altezza. Sarà questa la sfida più grande. Il resto è solo pregiudizio”. Nulla di più e nulla di meno. Vi sembra poco in questo inizio dell’anno nuovo, senza che il sindaco di Napoli abbia smentito e nessuno dalla sua parte lo abbia contestato? Solo distrazione o avvio di consapevolezza? Me lo chiedo in questa inusualmente lunga riflessione di apertura del 2026.







