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Le novità politiche in Giappone con Takaichi viste dai mercati finanziari. Report Pimco

Che cosa cambia per economia e finanza in Giappone con la vittoria di Takaichi. L'analisi di Tomoya Masanao, Head of Asia-Pacific Portfolio Management di PIMCO e Co-Head of PIMCO Japan.

La storica vittoria elettorale in Giappone del Partito Liberal Democratico al potere ha conferito al primo ministro Sanae Takaichi il mandato più forte dell’era postbellica del Paese e ha alimentato le speranze di una svolta verso politiche orientate alla crescita.

L’OTTIMISMO POST-ELETTORALE IN GIAPPONE E LE INCOGNITE

Tuttavia, la chiarezza politica non garantisce chiarezza sui mercati. Per gli investitori, una direzione di marcia più netta lascia ancora senza risposta interrogativi sull’ampiezza e l’entità dell’espansione fiscale, sulla gestione del debito, sul ritmo della normalizzazione monetaria e sulla politica estera. La gestione di queste “incognite note” determinerà se i mercati finiranno per rafforzare o mettere in discussione l’ottimismo post-elettorale del Giappone.

La maggioranza qualificata dei due terzi del Partito Liberale Democratico consente a Takaichi di consolidare il proprio potere all’interno del partito. Inoltre, rafforza la solidità del suo programma e aumenta la posta in gioco per i mercati che valutano se il governo sarà in grado di realizzare le proprie ambizioni.

Il sostegno degli elettori a una strategia incentrata sulla crescita riflette anni di frustrazione dovuta alla stagnazione economica. La crescita debole ha pesato sul reddito delle famiglie e sull’accumulazione di ricchezza. Gli shock dei prezzi all’importazione causati dalla pandemia, i ritardi nell’aumento dei salari e l’indebolimento della valuta hanno ulteriormente ridotto il tenore di vita.

In questo contesto, il principio di Takaichi di una “politica fiscale proattiva responsabile” trova riscontro nelle famiglie, in particolare la sua tesi secondo cui la sostenibilità fiscale dipende in ultima analisi da una crescita più forte. Ciò mette in discussione l’ipotesi prevalente secondo cui i vincoli alla crescita del Giappone sarebbero principalmente di natura fiscale.

La sua attenzione agli investimenti nella difesa e nell’energia, insieme agli investimenti per la crescita nel settore tecnologico, è economicamente intuitiva e politicamente attraente. La domanda che gli investitori devono porsi, tuttavia, è se l’attuazione sarà all’altezza delle intenzioni. Devono infatti confrontarsi con una serie di interrogativi senza risposta che determineranno il percorso futuro della politica economica.

GLI INVESTIMENTI FISCALI

In primo luogo, la portata e l’entità degli investimenti fiscali rimangono incerte. Il bilancio 2026 è in gran parte definito, ma ulteriori dettagli sulla strategia di crescita sono attesi a giugno. L’impatto economico dipenderà dalla capacità degli investimenti di aumentare la produttività in modo sufficientemente rapido da evitare ulteriori pressioni inflazionistiche e un aumento dei tassi di interesse in un contesto post-deflazionistico. Lo stimolo fiscale aumenta la domanda rapidamente, mentre gli incrementi di produttività derivanti dagli investimenti in tecnologia come l’intelligenza artificiale si concretizzano più lentamente e solo se supportati da deregolamentazioni e riforme complementari.

LE SPESE FISCALI PERMANENTI

Una seconda area di incertezza riguarda le spese fiscali permanenti o semipermanenti. La riduzione temporanea dell’imposta sui consumi sui generi alimentari proposta da Takaichi è di entità modesta, ma un’eventuale estensione potrebbe alterare la traiettoria del debito a lungo termine del Giappone. Analogamente, qualsiasi aumento duraturo della spesa per la difesa oltre l’attuale 2% del PIL potrebbe avere implicazioni di lungo periodo.

LA GESTIONE DEL DEBITO

In terzo luogo, la politica di gestione del debito rimane incerta. I mercati dei titoli di Stato giapponesi hanno già reagito negativamente a causa delle crescenti preoccupazioni sulla credibilità fiscale. Il rendimento dei titoli a 40 anni ha toccato brevemente il 4% dopo la proposta sulla tassa sui consumi. L’aumento del rendimento è stato eccessivo, amplificato da uno squilibrio tecnico tra domanda e offerta. Una comunicazione efficace e un’emissione flessibile da parte del Ministero delle Finanze potrebbero contribuire ad attenuare lo stress del mercato man mano che le politiche evolvono.

LA POLITICA MONETARIA

Quarto, la politica monetaria aggiunge un ulteriore livello di incertezza. Il Giappone non è più in deflazione e l’inflazione è vicina all’obiettivo del 2% fissato dalla Banca del Giappone, con rischi orientati al rialzo. Ciò rafforza le ragioni a favore di una normalizzazione della politica monetaria. Qualsiasi percezione che la politica fiscale stia limitando l’azione della BOJ potrebbe probabilmente spingere al rialzo le aspettative di inflazione, aumentando la volatilità dei titoli di Stato giapponesi a lungo termine.

LA POLITICA ESTERA

Una quinta sfida riguarda la politica estera. Sebbene l’alleanza con gli Stati Uniti rimanga centrale, è sempre più importante approfondire i legami con i partner regionali. La vicinanza economica alla Cina sottolinea l’urgenza di gestire le tensioni bilaterali, anche se Takaichi sottolinea l’importanza della resilienza delle catene di approvvigionamento e di una graduale riduzione della dipendenza economica dalla Cina nel tempo.

Le dinamiche di mercato riflettono già la tensione insita in queste incertezze. L’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato giapponesi indica che gli investitori obbligazionari richiedono un premio per il rischio politico, mentre i mercati azionari sembrano presumere una risoluzione più agevole delle incognite ancora aperte.

La domanda chiave per gli investitori non è se l’intento del governo sia favorevole per la crescita, ma se l’attuazione riuscirà ad ancorare le aspettative di inflazione, preservare la credibilità fiscale e limitare aumenti non necessari dei premi a termine, ovvero i rendimenti extra richiesti dagli investitori per l’acquisto di titoli di debito a più lunga scadenza. In questo senso, dopo la schiacciante vittoria elettorale, per il Giappone il punto non è tanto il mandato in sé, quanto il modo in cui i mercati valutano ciò che rimane irrisolto.

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