Meno 39,83 per cento. Alla fine, tra i tanti numeri “dati” da Ubisoft quello che con ogni probabilità fa capire meglio la portata della crisi in cui da tempo annaspa la software house videoludica francese nota per la qualità dei suoi videogiochi – ma anche per l’incredibile numero di IP portate avanti contemporaneamente e sviluppate ai quattro angoli del globo da team che negli ultimi 20 anni sono spuntati a profusione – è proprio quella percentuale di colore rosso che fotografa la fuga degli investitori dalle azioni di Ubisoft. Reazione immediata prevedibile al nuovo piano “lacrime e sangue” che il Ceo Yves Guillemot ha annunciato nel tentativo di ridurre fortemente le spese, dopo i licenziamenti visti negli anni scorsi e che, a quanto pare, potrebbero riprendere in massa a breve.

UBISOFT TAGLIA TUTTO
Ubisoft, in affanno da tempo, con il valore dell’azienda ormai sprofondato a quota 600 milioni di euro rispetto agli 11 miliardi di euro del 2018 (dati LSEG), da settembre 2022 a settembre 2025 è passata da 20.729 dipendenti a 17.097, con una perdita complessiva di 3.632 posti di lavoro.

Chiusi gli studi di Londra, Osaka, San Francisco, Leamington e, nell’ultimo periodo, di Halifax (in Canada) e Stoccolma. Ma a quanto pare la software house parigina sarebbe solo all’inizio della propria cura di cavallo per provare a uscire dalla crisi: pipeline videoludica del prossimo periodo ridotta, con la cancellazione dell’atteso remake di Prince of Persia: Le Sabbie del Tempo, il primo del reboot 3D della saga, e di altri cinque videogiochi, mentre altri titoli sarebbero stati rinviati a tempi migliori.
IL MISTERO SULL’ULTIMA SEMESTRALE
La società con sede a Parigi ha dichiarato di voler suddividere le sue operazioni in cinque divisioni creative organizzate per genere, nell’ambito di un tentativo più ampio di focalizzare le attività e ridurre i costi. Nel novembre 2025, Ubisoft aveva rinviato all’ultimo minuto la pubblicazione dei risultati semestrali provocando la sospensione delle negoziazioni delle sue azioni per una settimana.
I VIDEOGIOCHI UBISOFT PIÚ VENDUTI
Ubisoft ha anche aggiornato i dati ufficiali di vendita dei suoi principali franchise: numeri che in senso lato lasciano il tempo che trovano, ma che in questo preciso momento storico permettono di capire su quali saghe continuerà a puntare l’azienda e quali invece saranno sacrificate all’altare dei costi. Assassin’s Creed, includendo l’ultimo capitolo, Shadows, che pure ha sollevato parecchie critiche, ha superato la soglia di 220 milioni di copie vendute in tutto il mondo. Just Dance è a quota 80 milioni, seguita da Far Cry sopra i 60 milioni. Ghost Recon ha raggiunto i 40 milioni, Splinter Cell i 30 e i Rabbids si fermano a 20 milioni.
…E QUELLI CHE HANNO FATTO FIASCO
Tra i flop recenti si annovera invece Star Wars Outlaws 2 anche se l’Amministratore delegato non ha riconosciuto del tutto la paternità del passo falso attribuendola anche a un calo generalizzato dell’utenza verso il marchio: “Non abbiamo raggiunto gli obiettivi di vendita. Il gioco ha sofferto a causa di svariati fattori. Per prima cosa, ha risentito del fatto di essere stato pubblicato in un periodo in cui il brand di appartenenza (Star Wars, ndr) si trovava in acque piuttosto turbolente. Inoltre, il gioco aveva alcuni aspetti che necessitavano di essere rifiniti, cosa che è accaduto nelle prime settimane, ma ciò ha influenzato i volumi di vendita”.
NON È MAI COLPA DELLA DIRIGENZA?
Anche Avatar Frontiers of Pandora, altro videogioco su licenza cinematografica sviluppato dalla software house, non ha venduto secondo le attese. Secondo di Guillemot la colpa sarebbe persino di “campagne organizzate di odio contro i videogame di Ubisoft”. Agli investitori lo scorso luglio il Ceo aveva infatti detto: “Ubisoft è esposta al rischio di danni alla propria reputazione derivanti da attacchi online, intesi come di massa, a volte virulenti, insieme a campagne organizzate di odio contro i suoi prodotti, team o dichiarazioni pubbliche”.
IL FUTURO NON PERMETTE DI ESSERE OTTIMISTI: ALTRI TAGLI?
Conclusa la fase due che doveva portare al risparmio di 300 milioni di euro annui, la software house nota per le serie di Rayman, Assassin’s Creed, Far Cry e Just Dance (giusto per citare le IP più note) dovrebbe entrare in una nuova fase con tagli per un totale di 200 milioni di dollari all’anno da porre in essere entro la fine di marzo 2028. Il periodo più difficile della multinazionale d’Oltralpe, insomma, non è ancora finito.

Il sindacato francese Solidaires Informatique è tornato a criticare aspramente la linea tenuta dai vertici della società, chiedendo la fine della stagione dei tagli al personale, maggiori possibilità di lavoro da remoto e aumenti salariali. I rappresentanti dei lavoratori hanno inoltre indetto mezza giornata di sciopero per le ore immediatamente successive alla presentazione del nuovo piano di contenimento della spesa che a loro dire conterrebbe “annunci catastrofici”.






