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Il barlume della speranza in Iran e l’Occidente freddo e imbolsito

Speriamo che il barlume di speranza in Iran non lo spenga la nostra indifferenza verso il coraggio dei manifestanti. Anche da noi si combatte, ma tra opposte tifoserie, e si muore per l’avidità criminale di un barista: attenzione a chiamarlo Morettì per occultare le origini italiane. Il corsivo di Battista Falconi

 

Colpisce, il coraggio con cui i manifestanti iraniani affrontano le forze dell’ordine integralista, i killer degli ayatollah e il pericolo della morte, la spavalderia opposta alle minacce e alla ferocia del regime di Teheran. Colpisce nel contrasto con la debolezza occidentale, con la nostra indifferenza nei loro confronti, scusata come attenzione selettiva della nostra povera mente, incapace di concentrarsi su più di una causa di libertà e solidarietà per volta e già occupata dalla prelazione politicamente corretta per la causa dei palestinesi. Altri poveretti, vessati da un tremendo concerto di venti, piogge e durezza dell’IDF (bisogna arrivare a Minneapolis per trovarne altrettanta, da parte di agenti armati). Solidarietà Pro Pal quindi doverosa se non fosse per un problema, la tracimazione antisemita: anche ieri c’è stato il consueto sfoggio di intolleranza, con la giornalista cacciata e l’originale epiteto “sionista di merda”.

Se suggeriamo particolare attenzione all’Iran, dal nostro comodo punto di osservazione, è quindi per interesse e non solo per esercizio di umanitarismo. Perché pare si coagulino le condizioni per un cambio di regime, in attesa di capire se e come il capo della Casa Bianca deciderà di assestare il pugno di ferro anche qui, dopo il Venezuela e in attesa di decisioni su Messico e Groenlandia. Si profila persino un ritorno dei Pahlevi: non che la casa regnante vanti titoli di merito, ma una monarchia potrebbe forse aiutare un Paese devastato da mezzo secolo di impoverimento liberticida islamico.

L’Occidente è freddo e imbolsito, ma anche stupido e ha inanellato una serie di errori controproducenti tra Iran, Iraq, Maghreb, Africa, Brics, appoggiando rivoluzioni e rivolte che hanno prodotto solo peggioramenti delle condizioni materiali e morali delle popolazioni coinvolte. Ora si è acceso un flebile barlume di speranza, sarebbe bello che la nostra epocale miopia non lo spegnesse.

Colpisce, nel confronto con il coraggio dei manifestanti iraniani, come alle nostre comode latitudini ci si scontri ugualmente, ma per cause pretestuose e irrisorie come l’ostilità tra due tifoserie calcistiche e per le spacconate dei cosiddetti maranza, violenze su cui sarebbe opportuna maggior severità del governo, che parepreoccupato solo per le intemperanze politiche. In Consiglio dei ministri potrebbe essere approvato un pacchetto sicurezza con norme su microcriminalità e armi da taglio, vedremo.

Ugualmente, alle nostre latitudini, si muore: alla fine, questa è l’unica condizione che ci accomuna. Ma per altre cause: l’ottusità provocatoria di un Comune elvetico meta di vacanze di lusso, l’avidità criminale di un barista (attenzione a chiamarlo Morettì per occultare le origini italiane che non ci fanno onore), una Porche ad alta velocità su una strada urbana. Diciamo che a noi è riservata una morte di lusso.

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