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Gli incubi quirinalizi di Bersani

La paura del povero Bersani di vedere la mucca persino al Quirinale. I Graffi di Damato.

Autore di metafore che gli hanno forse reso in popolarità più dei tanti anni spesi in politica ricavando meno potere di quanto non ne meritasse, bloccato sulla strada di Palazzo Chigi nel 2013 dai grillini, l’ex segretario del Pd Pier Luigi Bersani sta vivendo peggio ancora di altri compagni della sinistra la prospettiva di un Presidente della Repubblica proveniente da una destra dichiarata e certificata, e non da una derivata o camuffata. Come sarebbe stata quella attribuita dallo stesso Bersani a Francesco Cossiga e Carlo Azeglio Ciampi, eletti al Quirinale anche con i voti dei comunisti. Cosa di cui si è recentemente vantato, aggiungendovi Oscar Luigi Scalfaro, anche Achille Occhetto, l’ultimo segretario del Pci e primo della Cosa subentratagli con l’immagine della Quercia.

La destra travestita da mucca e avvertita da Bersani nei corridoi del Nazareno da solo, nonostante l’ingombro e la puzza degli escrementi, non solo si è poi trasferita a Palazzo Chigi, al seguito della premier Giorgia Meloni, ma potrebbe arrivare fra tre anni anche al Quirinale, magari sempre al seguito della Meloni. Che si è praticamente proposta di recente facendo aumentare i soliti allarmi antifascisti, già scattati per la nuova legge elettorale in cantiere alla Camera. Il cui premio di maggioranza rendere il centrodestra autosufficiente anche nelle partite quirinalizie.

Fervido di fantasia questa volta anche un po’ erotica, Bersani in una intervista alla solita Repubblica ha reclamato per un candidato accettabile al Quirinale “un rapporto intimo con la Costituzione”, testuale. Un rapporto o problema “non aggirabile, a meno che non si proceda -ha detto- a un’avventura, e cioè ad una manomissione dei meccanismi elettorali”. E ciò proprio con quel premio di maggioranza che Bersani contesta alla Meloni di perseguire in quest’ultimo anno di legislatura per potersi portare la mucca appresso sul Colle.

Qui di “intimo”, se Bersani mi permette di seguirlo nell’ironia o nel sarcasmo, ma anche se non me lo permette, io vedo e avverto in politica solo il rapporto della segretaria del Pd Elly Schlein con la sua compagna. Che la stessa Schlein ha recentemente rivendicato pur sospettandone, anzi denunciandone l’effetto ingiustamente negativo che potrebbe procurarle presso l’establishment nella sua corsa a Palazzo Chigi, l’unica peraltro consentitele dall’anagrafe e dalla Costituzione. Per scalare eventualmente anche il Quirinale, prevalendo sul solito concorrente Giuseppe Conte del campo largo o comunque destinato a chiamarsi, la Schlein dovrà aspettare ancora nove anni, avendone oggi solo 41 ed essendone necessari almeno 50.

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