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Lo sapete che in Germania si picchia l’Ue?

Continua sul quotidiano Die Welt la sequenza di feroci accuse contro la Ue. I tedeschi cominciano ad essere davvero stanchi, soprattutto quando, dopo venti anni di vento in poppa, la pacchia è finita. Il corsivo di Liturri.

A volte in certi articoli, non ha tanto importanza cosa si scrive, quanto chi e quando lo scrive.

Sta capitando così di leggere, con una frequenza molto elevata, mai vista prima, su Die Welt, quotidiano tedesco di orientamento conservatore, delle vere e proprie requisitorie contro la Ue. Nell’ultimo caso l’autore è Roger Köppel, un giornalista svizzero, imprenditore mediatico, opinionista e politico conservatore. Già direttore del Die Welt, un convinto sostenitore della sovranità svizzera, contrario all’adesione all’UE e critico verso la NATO.

Negli ultimi anni è stato accusato di diffondere narrazioni filo-russe (ha intervistato Putin e difeso alcune posizioni del Cremlino). A dicembre 2025 l’UE ha minacciato di inserirlo nella lista delle sanzioni per “propaganda russa”.

In Svizzera è una figura polarizzante: adorato dalla destra, considerato populista e pericoloso dalla sinistra.

È quindi normale attendersi posizioni critiche verso Bruxelles ma, proprio per questo, poiché gli articoli non finiscono in pagina per miracolo, è un “segnale debole” molto importante per capire gli umori nascosti o palesi dell’opinione pubblica tedesca. Almeno quella che non vota a sinistra.

Allora cogliamo fior da fiore da questo suo articolo apparso il 31 dicembre.

Dapprima Köppel riflette sul suo mutato atteggiamento verso l’Unione Europea nel corso degli anni:

Ammetto che trentacinque anni fa anch’io, come molti amici svizzeri, ero un sostenitore emotivo di questa istituzione. Forse soffrivamo un po’ di quella tipica malattia degli studenti svizzeri, il disagio per il piccolo Stato. Ma soprattutto ci affascinavano i nobili ideali di quest’opera storica di unificazione: pace, libertà, libero commercio e la promessa di un futuro glorioso anche per noi svizzeri.

Poiché l’autore ha 60 anni, possiamo capirlo. Noi venticinquenni dell’epoca avevamo quasi tutti un forte trasporto emotivo verso questa nuova casa europea che prometteva benessere per tutti.

Ma la posizione critica nei confronti dell’integrazione con l’UE non tarda ad arrivare:

Il mio idealismo europeo giovanile è purtroppo svanito da tempo. Da scettico su un’adesione svizzera all’UE sono diventato un oppositore di qualsiasi ulteriore avvicinamento istituzionale a questa costruzione bruxellese. Nulla contro dei buoni rapporti economici paritari, ma in nessun caso la Svizzera deve sottomettersi alle leggi, ai giudici e alle sanzioni dell’UE.

Diciamo che finora la Svizzera – un Paese dalle dimensioni economiche insignificanti rispetto all’Italia – è uno dei tanti esempi di come, puntando su specifici punti di forza, anche un Paese piccolo possa prosperare. Insomma la Svizzera è il classico “grande pennello”, che funziona molto meglio del “pennello grande”.

Köppel paragona la sua visione a quella del vicepresidente americano J.D. Vance:

Mi succede come al vicepresidente americano J.D. Vance. Anch’io vedo in questa UE una minaccia crescente per l’Europa, un pericolo molto maggiore della Cina o della Russia.

L’abbiamo già detto e lo ripetiamo: una Ue disfunzionale è un pessimo alleato per gli Usa che, per il momento, leggono ancora i costi di smantellamento della Ue superiori ai costi dell’attuale (cattivo) funzionamento. Ma sono calcoli che potrebbero cambiare…

E si arriva alla nota dolente, della sanzione contro Jacques Baud come violazione della libertà di espressione:

L’UE punisce Jacques Baud con dure sanzioni personali perché esercita il suo diritto umano europeo alla libertà di opinione. Baud non ha violato alcuna legge, non ha infranto regole, e anche se l’accusa di diffondere propaganda russa fosse fondata, cosa che assolutamente non è, non sarebbe un reato punibile con sanzioni da parte di un’istituzione che si definisce democratica e basata sullo Stato di diritto.

Diremmo che c’è tutto. Abbastanza auto esplicativo.

E conclude con un affondo inappellabile, contrapponendo il comportamento attuale dell’UE a quello del passato durante la Guerra Fredda:

Solo dittature e regimi autocratici puniscono interventi verbali indesiderati. Persino ai tempi della Guerra Fredda né nell’UE né in Germania erano vietati i giornali sovietici. A nessuno sarebbe venuto in mente di arrestare o sanzionare un commentatore di sinistra perché diffondeva il punto di vista di Mosca. Evidentemente allora si credeva ancora nella superiorità delle proprie valutazioni.

Anche qui qualsiasi commento appare superfluo. Parole che servono a comprendere quale deriva pericolosissima stia prendendo la Ue, pur di salvarsi ed autoperpetuarsi. Ma, come tutte le cose umane, c’è sempre un inizio ed una fine.

(Estratto dalla newsletter di Giuseppe Liturri)

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