L’attacco alla rete elettrica di Berlino, che ha lasciato senza corrente e riscaldamento per quasi una settimana circa 45.000 utenze domestiche e oltre 2.200 imprese nei quartieri sud-occidentali della capitale, ha ormai travalicato la dimensione dell’emergenza tecnica. Quello che all’inizio appariva come un grave episodio di sabotaggio si sta trasformando in un caso politico nazionale, capace di coinvolgere i vertici delle istituzioni federali e di avvelenare con largo anticipo la campagna per le elezioni amministrative di settembre.
DAL BLACKOUT AL CASO POLITICO
Mentre i tecnici riuscivano finalmente a ripristinare del tutto la fornitura elettrica, l’attenzione pubblica si è spostata sulla gestione politica della crisi. Il sindaco di Berlino, Kai Wegner, già bersagliato per una risposta giudicata lenta e disorganica, è precipitato in una spirale di polemiche difficili da arrestare. A scatenarla è stata la rivelazione dei cronisti della tv regionale Rbb: nel pomeriggio di sabato 3 gennaio, nel pieno dell’emergenza iniziata all’alba, Wegner non stava coordinando i soccorsi dalla propria abitazione, come aveva dichiarato, ma si trovava su un campo da tennis. La giustificazione fornita in seguito – un’ora per “liberare la testa”, con i telefoni comunque accesi – non ha attenuato l’indignazione, aggravata dall’assenza di scuse formali.
La vicenda personale del borgomastro si è così intrecciata con un episodio che, per portata e conseguenze, non ha precedenti nella storia della Repubblica Federale. L’attacco, rivendicato per due volte dal gruppo di estrema sinistra “Vulkangruppe”, viene presentato dagli autori come un’azione simbolica in nome della transizione climatica. Una narrazione che, agli occhi di molti osservatori, non può nascondere la natura dell’atto: non una protesta, ma un’azione violenta deliberata contro infrastrutture critiche, con effetti diretti sulla vita quotidiana di decine di migliaia di persone.
VULNERABILITÀ E RADICALISMO
Dal blackout emergono due evidenze difficili da eludere. La prima riguarda la fragilità della rete elettrica tedesca, più esposta di quanto spesso si ammetta. La seconda concerne la presenza di un estremismo di sinistra militante che, per anni, è stato minimizzato o trattato con indulgenza nel dibattito politico. L’episodio berlinese ha rimesso entrambe le questioni al centro dell’agenda, alimentando accuse di tolleranza verso forme di radicalismo che, in nome di una presunta superiorità morale, arrivano a colpire beni essenziali.
In questo contesto si colloca anche la partita elettorale. La Linke è chiamata a prendere le distanze in modo credibile da ambienti estremisti finora guardati con eccessiva benevolenza: le iniziative tardive dei suoi militanti nei quartieri colpiti appaiono a molti più difensive che convincenti. AfD, al contrario, può sfruttare il clima di sfiducia e disordine. La Cdu, infine, rischia di pagare il prezzo più alto: i quartieri coinvolti dal blackout sono uno dei suoi bacini storici e la figura di Wegner pesa come un macigno sulla credibilità del partito a Berlino. Non è neppure scontato che riuscirà a sopravvivere all’ondata di indignazione che sta montando.
IL SILENZIO DELLE ISTITUZIONI FEDERALI
A rendere il quadro ancora più controverso è l’assenza di una presa di posizione chiara da parte delle massime cariche dello Stato. A quattro giorni dall’attacco, né il cancelliere Friedrich Merz né il presidente federale Frank-Walter Steinmeier avevano rilasciato dichiarazioni pubbliche sull’accaduto. Un silenzio che ha colpito, soprattutto se confrontato con la rapidità con cui Merz ha trovato spazio per altri interventi simbolici, mentre migliaia di cittadini restavano al freddo e al buio.
In una situazione simile, sarebbe bastata una parola di solidarietà e di condanna, osservano molti commentatori. Non un gesto risolutivo, ma un segnale. La distanza tra le istituzioni e i cittadini colpiti, misurabile in pochi minuti di viaggio all’interno della stessa città, è invece apparsa improvvisamente enorme. E proprio questa distanza rischia ora di diventare il tratto più duraturo lasciato da un blackout che, almeno sul piano tecnico, Berlino è finalmente riuscita a superare.






