Skip to content

francia

Come lievita il buco di bilancio in Francia

Perché in Francia il deficit sfiora il 5,5%, ancora più che nel 2025. L'articolo de L'Opinion tratto dalla rassegna di Liturri.

(L’Opinion, Marc Vignaud, 07 gen 2026)

Il governo francese ha rivelato ai deputati che il deficit pubblico per il 2026 si avvicina al 5,5% del Pil, superiore all’obiettivo del 5% e al dato del 2025, a causa di misure fiscali non adottabili retroattivamente (perdita di 2,2 miliardi) e spese senatorie non coperte (3 miliardi). Senza legge di finanza al 1° gennaio, il buco sale. Per tornare al 5% servono circa 15 miliardi tra tagli o nuove entrate, esclusi i costi politici per evitare censure, in un contesto di negoziati complessi.

1. I ministri comunicano ai deputati la gravità aggiornata del deficit:

«L’assenza di legge di finanza al 1° gennaio ha reso certe misure fiscali previste impossibili da adottare dopo il 1° gennaio perché avrebbero avuto effetti retroattivi sui redditi del 2025. Una perdita stimata da Bercy a 2,2 miliardi.»

2. Bercy identifica ulteriori spese non compensate dal Senato:

«A ciò bisogna aggiungere spese decise dal Senato perché coperte da economie giudicate inapplicabili dal ministero delle Finanze. È in particolare il caso di quelle decise su France 2030. Bercy cifra queste spese non coperte a 3 miliardi.»

3. L’articolo riassume il peggioramento cumulativo del deficit:

«Al totale, il deficit 2026 sfiorerebbe quindi il 5,5% del Pil, cioè 0,1 punto in più dell’obiettivo per il 2024. Piuttosto che colmare il suo buco tra entrate e spese, la Francia continua a scavare.»

4. Vignaud ricorda il contributo del budget della Sécurité Sociale al deterioramento:

«C’è stato prima il budget della Sécu definitivamente adottato all’Assemblea. Aveva degradato l’obiettivo iniziale del governo di 0,3 punto (8,7 miliardi esattamente), passando il deficit dal 4,7% al 5%.»

5. Il Senato ha aggravato ulteriormente la situazione rifiutando misure fiscali:

«Rifiutando, in particolare, qualsiasi sovrattassa per le grandissime imprese, la maggioranza senatoriale di destra e centro ha poi sancito un degrado del deficit di 9,6 miliardi, cioè poco più di 0,3 punto di Pil.»

(Estratto dalla newsletter di Giuseppe Liturri)

Torna su