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Ecco come Trump sfiderà davvero la Cina. Report Bloomberg

Trump spinge per rompere il dominio cinese sui minerali rari, e nel 2025 gli investitori hanno riversato un record di capitali nelle startup Usa del settore, sostenuti da fondi pubblici e grandi accordi come quello di Apple con MP Materials.

Come scrive Bloomberg in un nuovo report, Trump ha messo nel mirino il predominio cinese sui minerali rari, quei 17 elementi fondamentali per tutto: dagli smartphone alle auto elettriche, fino ai caccia militari.

Con l’impegno a garantire la sicurezza delle catene di approvvigionamento e la promessa di tagliare la dipendenza da Pechino, l’amministrazione sta dando una spinta enorme al settore americano.

Gli investitori ci hanno creduto: nel 2025 le startup statunitensi hanno raccolto oltre 628 milioni di dollari, praticamente il 90% di tutto il capitale mondiale investito nel comparto.

È un balzo impressionante rispetto all’anno prima, e il governo ci sta mettendo del suo con soldi e garanzie.

L’obiettivo è quello di rafforzare la produzione interna, mettere al sicuro difesa e transizione energetica, e dimostrare che gli Stati Uniti possono ancora fare la differenza, anche se la strada è in salita.

Il predominio cinese

La Cina estrae circa il 60% di tutti i minerali rari del pianeta e ne raffina più del 90%. In pratica, quasi tutto il mondo dipende da loro per avere terbio, disprosio, neodimio e tutti gli altri.

Se Pechino decide di stringere i rubinetti – cosa che ha già fatto in passato – intere filiere americane rischiano il blackout.

Questa realtà è stata messa nero su bianco dall’Agenzia Internazionale dell’Energia in un report di ottobre.

La corsa degli investitori

Nel 2025 i venture capital hanno versato più di 628 milioni nelle startup americane del settore: una cifra che pesa per il 90% del totale globale e rappresenta un balzo del 3.000% rispetto al 2024.

E questi numeri non contano nemmeno i soldi pubblici, come i 400 milioni che il Pentagono ha messo in MP Materials, la società quotata che sta diventando il simbolo del rilancio Usa.

L’interesse non è solo finanziario. Apple, per dire, ha firmato un contratto da 500 milioni con MP Materials appena cinque giorni dopo l’investimento del Dipartimento della Difesa.

Nel frattempo l’amministrazione Trump sta garantendo prezzi minimi ai produttori e sta tessendo alleanze con altri paesi per creare filiere alternative. Tutto questo rende il settore meno rischioso agli occhi di chi investe.

Fondamentali per la transizione verde

Le auto elettriche, i bus, persino le bici elettriche hanno consumato nel 2024 il 22% dei magneti permanenti a base di terre rare prodotti negli Stati Uniti. La difesa ne ha presi il 12%.

Per questo molti, come James Lindsay di Builders Vision, li considerano un tema climatico prima ancora che strategico: senza questi elementi la transizione energetica si ferma, e con lei tanti progetti industriali dei prossimi vent’anni.

Cina contro Stati Uniti

Sul minerali rari, la rivalità tra Pechino e Washington è conclamata, e non sono mancati i colpi bassi da ambedue le parti.

Ad aprile la Cina ha risposto alle tariffe americane con nuovi controlli sulle esportazioni di materiali strategici.

È proprio per spezzare questa morsa che Trump sta premendo l’acceleratore: startup come Phoenix Tailings hanno chiuso affari da 76 milioni (33 solo nell’ultimo anno) e a ottobre hanno inaugurato in New Hampshire una raffineria “zero Cina”, capace di gestire 200 tonnellate l’anno.

Piccoli passi

Phoenix Tailings fornisce già clienti nel settore difesa, producendo elementi pesanti come terbio e disprosio, che gli Stati Uniti non riescono ancora a produrre su scala industriale.

La produzione totale Usa è di circa 67.000 tonnellate all’anno, contro le oltre 620.000 della Cina.

Però ci sono segnali incoraggianti: aziende come Alta Resource Technologies stanno usando intelligenza artificiale e biochimica per rendere i processi più economici e puntano a essere competitive entro il 2027.

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