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Come si gasa Orban con Putin

Viktor Orbán è volato a Mosca da Putin per blindare forniture di petrolio, gas e la centrale nucleare di Paks dopo l’esenzione ottenuta da Trump, scatenando l’ira dei leader Ue che accusano il premier magiaro di danneggiare l’unità europea.

 

Il primo ministro ungherese Viktor Orbán è volato al Cremlino venerdì per il suo secondo incontro con Vladimir Putin dall’inizio della guerra in Ucraina.

In un momento in cui l’amministrazione Trump spinge per chiudere il conflitto e l’Europa cerca disperatamente di non restare fuori dalla porta, Orbán ha messo al centro dell’agenda la sicurezza energetica del suo Paese, ottenendo garanzie su petrolio, gas e centrale nucleare di Paks.

La visita, però, ha fatto infuriare i partner Ue e Nato, che vedono nel leader magiaro l’alleato più fedele di Mosca all’interno del blocco occidentale.

Perché Orbán è andato a Mosca

Orbán non ha nascosto il motivo principale del viaggio: “Dopo aver ottenuto a Washington l’esenzione dalle sanzioni americane sul petrolio russo, ora dobbiamo garantire che il petrolio e il gas arrivino davvero”, ha scritto sui social prima di partire, come riferisce Reuters.

Il premier ha definito la trasferta “il secondo passo” di una strategia per assicurare “energia sicura e a prezzi accessibili” all’Ungheria per l’inverno e per tutto il 2026.

La tempistica non è casuale. Le sanzioni Usa imposte a ottobre a Lukoil e Rosneft rischiavano di mettere in ginocchio l’economia ungherese. Trump ha concesso a Budapest un’esenzione di un anno – cosa che nessun altro Paese europeo è riuscito a ottenere – ma l’esenzione da sola non basta: servono contratti concreti con i fornitori russi.

Come sottolinea la CNN, Orbán aveva avvertito che senza importazioni russe l’Ungheria finirebbe “in ginocchio”.

La dipendenza ungherese da Mosca

L’Ungheria importa oltre l’80% del suo petrolio e la quasi totalità del gas dalla Russia; nel 2024 la quota di greggio russo è salita all’86% e quest’anno ha toccato addirittura il 92%, secondo i dati citati dalla CNN. Il combustibile nucleare per la centrale di Paks è al 100% russo.

Il commercio energetico con Mosca vale circa 5 miliardi di dollari l’anno per le casse del Cremlino, scrive la BBC.

Mentre Repubblica Ceca (Paese senza sbocco sul mare come l’Ungheria) è riuscita a svincolarsi dal petrolio russo e oggi ha benzina più economica di Budapest, l’Ungheria ha scelto la strada opposta: approfondire la dipendenza.

Orbán sostiene che alternative immediate farebbero triplicare le bollette; gli analisti, come Isaac Levi di CREA, replicano che si tratta di una scelta politica più che tecnica.

Cosa si sono detti Orbán e Putin

L’incontro è durato quasi quattro ore ed è apparso, almeno in pubblico, piuttosto freddo.

Putin ha ringraziato Orbán per la sua “posizione equilibrata” sull’Ucraina e ha lodato l’offerta di Budapest come sede per un possibile summit Russia-Usa con il capo della Casa Bianca, idea che – ha rivelato il presidente russo – era partita proprio da Washington. “Trump ha detto subito: ‘Abbiamo buoni rapporti con l’Ungheria, tu ce l’hai e io pure, quindi propongo questa opzione’”, ha raccontato Putin secondo l’Associated Press.

Sul piano energetico, il ministro degli Esteri Péter Szijjártó ha annunciato su X che l’Ungheria ha ottenuto “ciò per cui era venuta”: garanzie sulle forniture di petrolio e gas e il via libera a proseguire i lavori della centrale nucleare Paks-2 con tecnologia Rosatom (anche se il combustibile arriverà dagli Usa, dettaglio che complica le cose per Mosca).

L’Europa (di nuovo) furiosa

Le reazioni dei leader europei sono state gelide e immediate.

Il cancelliere tedesco Friedrich Merz, in conferenza stampa a Berlino accanto al premier sloveno Robert Golob, ha definito la visita “senza mandato europeo e senza consultarci”, aggiungendo: “Orbán ha le sue idee su come finire questa guerra. Finora non si sono realizzate. Dubito che stavolta avrà più successo dell’ultima volta”, come riporta Le Monde.

Golob si è augurato che il viaggio “non provochi troppi danni”.

L’attuale capo della diplomazia Ue Kaja Kallas, che già in occasione della prima visita del luglio 2024 aveva accusato Orbán di “seminare confusione” durante la presidenza ungherese del Consiglio, non ha commentato direttamente ma il silenzio è stato eloquente.

Il calcolo politico di Orbán

In patria il premier gioca una partita delicata. Per la prima volta dopo 15 anni, i sondaggi vedono il suo partito Fidesz in difficoltà in vista delle parlamentari dell’aprile 2026.

Ospitare un summit Trump-Putin a Budapest sarebbe un colpo mediatico formidabile.

Come nota la BBC, Putin ha tutto l’interesse a che Orbán vinca ancora: al Valdai Forum di settembre aveva pubblicamente elogiato le “forze politiche orientate nazionalmente” in Europa.

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