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Cdp e Vivendi azzoppano Gubitosi in Tim, Bnl sbancata, flop sequenziamento virus in Italia

Arnese

Non solo Tim. Pillole di rassegna stampa nei tweet di Michele Arnese, direttore di Start

 

Cosa farà Kkr con l’Opa su Tim dopo il siluro di Cdp e Vivendi a Gubitosi

 

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Cosa farà Kkr con l’Opa su Tim dopo il siluro di Cdp e Vivendi a Gubitosi

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ECCO IL CURRICULUM DI LABRIOLA, NUOVO DIRETTORE GENERALE DI TIM AL POSTO DI GUBITOSI

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ESTRATTO DI UN ARTICOLO DEL CORRIERE DELLA SERA SU TIM:

La partita non è tuttavia finita. Vivendi si trova comunque sotto scacco e, anche se ha il 24,5% di Tim e intende restare, con un’Opa sul 100% rischia di diventare minoranza e perdere definitivamente la presa sul gruppo. Con il passare dei giorni sul mercato sta crescendo la sensazione che quella di Kkr potrebbe non restare l’unica offerta per Tim e che altri fondi sarebbero pronti a entrare in campo. Cvc Capital Partners sta portando avanti un giro di ricognizione e, secondo Bloomberg, potrebbe anche affiancare il fondo americano nell’Opa su Tim. Di certo la partita è solo all’inizio e ora che Vivendi ha ottenuto quello che voleva deve trovare il modo per sedersi al tavolo. Quello più importante riguarda il futuro della rete, primaria e secondaria, destinate con ogni probabilità a uscire dall’orbita del gruppo telefonico per trovare insieme agli altri asset strategici di Tim una sistemazione sicura, a cui sta lavorando il governo Draghi.

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ESTRATTO DI UN ARTICOLO DEL SOLE 24 ORE SU TIM:

La riunione del cda di Tim era stata convocata infatti in sede straordinaria su sollecitazione di sindaci e consiglieri, dopo che erano emersi appunto scostamenti non irrilevanti (di qualche centinaio di milioni sul lato dei ricavi, secondo quanto riferito dall’Ansa giovedì), relativi al contratto con Dazn per la visione via web delle partite di serie A. Contratto che già è stato all’origine di due profit warning da parte della società, a fine luglio e poi ancora a fine ottobre. Nel dettaglio, le condizioni negoziate con Dazn, ma nemmeno il numero degli abbonati, sono mai stati resi noti. Rispetto al budget di 1,4 milioni, secondo le voci, gli abbonamenti sarebbero pari ad appena un terzo, mentre alla piattaforma che si è aggiudicata i diritti è stato comunque garantito un minimo di 340 milioni all’anno. Sugli scostamenti rispetto al budget e su come compensarli si era tenuta alla vigilia una riunione congiunta tra il collegio sindacale e il comitato controllo e rischi, nel corso del quale sarebbero stati ascoltati anche l’ad Luigi Gubitosi e il chief revenue officer Stefano Siragusa, evidenziando che non c’era unità di vedute tra i due manager sui numeri prospettici.

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ESTRATTO DI UN ARTICOLO DI REPUBBLICA SU TIM:

Il reale stato dei conti Telecom rappresenta un tema delicato e importante per il futuro della società e che è stato anche alla base della caduta di Luigi Gubitosi. Dopo due profit warning nell’arco di sei mesi, gli organi di controllo dell’azienda hanno cominciato a incalzare il capoazienda per chiarire la reale consistenza dei numeri della partnership con Dazn, su cui la società ha puntato un miliardo in tre anni per incrementare gli allacciamenti alla fibra ottica attraverso la leva delle partite di Serie A. E secondo fonti finanziarie giovedì scorso il Comitato di controllo ha chiesto di interrogare il capo dell’area commerciale Stefano Siragusa al riguardo. Ma Gubitosi ha preferito presentarsi lui stesso per fornire i numeri e le previsioni per il 2022 e il 2023, mostrandosi fiducioso di poter recuperare il terreno perduto sinora. Ma al Comitato non è bastato e ha ottenuto di poter parlare successivamente con Siragusa il quale non ha confermato i numeri indicati dall’ad nel colloquio precedente. Questo fatto ha destato sgomento tra i consiglieri che hanno deciso di portare la questione all’attenzione del cda di ieri, fatto che ha portato alla sfiducia dell’ad. Ora toccherà al nuovo dg Pietro Labriola condurre una sorta di due diligence interna per capire se ci sono altre aree della contabilità dove le previsioni non coincidono con i numeri reali. Inoltre, nella valutazione ai fini dell’impairment, nella semestrale Gubitosi aveva indicato in 1,25 il valore per azione corretto della società sufficiente a non incorrere in una svalutazione dell’avviamento. Ma allora non si capisce perché l’ex ad stia caldeggiando una eventuale Opa al valore di 0,550 euro.

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ESTRATTO DI UN ARTICOLO DE LA STAMPA SU TIM:

Cade il governo Conte e con Mario Draghi cambia tutto. Si punta su FiberCop, società dove viene messa la rete secondaria per lo più in rame e dove investe Kkr, sempre lui. Si mettono le torri a fattor comune con Vodafone in Inwit ma, anche qui, si vendono quote di minoranza ad Ardian e Canson. I razzi da sparare si diradano, si parla di cloud e delle sue potenzialità. Ma i margini calano, i conti peggiorano, il titolo scende. E allora Gubitosi si inventa l’accordo con Dazn e uno slogan: “Fiber to the football”: un miliardo in tre anni per distribuire il calcio con Timvision. Stringe intese con tutti: Netflix, Amazon, Disney, Mediaset-Infinity. Ma gli effetti non sono quelli sperati: per ragioni di antitrust il pacchetto non può essere venduto con la fibra. I clienti sono poco più di metà di quanto preventivato. L’azienda è costretta così a lanciare due allarmi sulle previsioni nei conti in pochi mesi, l’agenzia di rating Standard&Poor’s, dopo Moody’s, abbassa il giudizio sul merito di credito.

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