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Vocazione e mission della Scuola Politica “Vivere nella Comunità”. Parla Lapucci

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Conversazione con Massimo Lapucci, segretario generale della Fondazione Crt e vice presidente del Supervisory Board della Scuola Politica “Vivere nella Comunità” all’interno del quale figurano i rappresentanti di Intesa Sanpaolo, Generali, Ferrovie dello Stato, Poste Italiane, Ansa, Sace, Sky, Citigroup, Ania, Fondazione Cdp, Compagnia di San Paolo

 

Dott. Lapucci, lei è segretario generale della Fondazione Crt ed è stato nominato vice presidente del Supervisory Board della Scuola Politica “Vivere nella Comunità”, l’iniziativa formativa voluta dal prof. Pellegrino Capaldo insieme a Sabino Cassese, Paolo Boccardelli, Marcello Presicci, Bernardo Mattarella, Stefano Lucchini, Francesco Profumo, Bianca Farina, Marta Cartabia e altri. Cosa significa per lei partecipare in questo progetto formativo?

Il progetto formativo di “Vivere nella Comunità” si caratterizza per una forte vocazione civile e istituzionale: è orientato a fornire strumenti di interpretazione della realtà e, nello stesso tempo, a creare una consapevolezza comune, non connotata politicamente. E questo è un grande valore aggiunto, un progetto del quale da molte parti si sentiva il bisogno. Questa trama di fondo rappresenta per me anche l’opportunità di valorizzare quella sensibilità comunitaria e territoriale che è propria delle fondazioni di origine bancaria come Fondazione CRT oltre all’opportunità di un confronto con alcune alte figure del Paese, e amici, con cui solitamente collaboriamo su altri fronti. Stiamo ragionando come Fondazione anche sulla possibilità di collaborare con la Scuola su un’esperienza formativa di respiro nazionale in via di costruzione sul nostro territorio.

Nella Scuola Politica “Vivere nella Comunità”, lei si occupa anche di sviluppare i contatti con realtà internazionali e con altri attori esteri. Ci sono iniziative a cui state guardando in modo particolare?

Proprio in considerazione della mission di valenza globale della Scuola, ritengo possa avere molto senso intercettare e condividere esperienze per fare network su temi così condivisi e sentiti in questo momento in Europa e non solo. E’ un tema, quello dell’internazionalizzazione, di cui mi sono molto occupato sia in Fondazione CRT sia durante la mia presidenza allo European Foundation Centre a Bruxelles. Per la Scuola, in questo momento guardiamo in particolare ai programmi Horizon Europe – Marie Curie e ITN – nonché anche a tutti i programmi di educazione alla cittadinanza, dialogo sulle istituzioni e alfabetizzazione gestiti sia da EACEA, sia anche dalla DG Justice e Home. Ma ci rivolgiamo anche a varie istituzioni di ricerca, scuole o fondazioni a livello internazionale che hanno simili interessi e iniziative e con le quali siamo già in contatto.

Qual è il ruolo delle aziende e delle Fondazioni bancarie nel supportare la Scuola Politica “Vivere nella Comunità” e in generale i progetti di formazione utili al Paese e ai nostri giovani? 

Osservo come recentemente si stia rafforzando la consapevolezza che, senza una tenuta consistente delle comunità e del loro tessuto di relazioni e solidarietà, la ripresa economica, sociale, culturale del Paese, dopo un anno senza precedenti come quello trascorso, sarà di più difficile realizzazione. Perciò è auspicabile che vi sia un’attenzione diffusa – a partire dalle fondazioni, dalle aziende e dalle organizzazioni – verso un’esperienza unica come quella della Scuola. Vale naturalmente anche il percorso inverso: non avrebbe senso, infatti, proporre schemi formativi astratti o del tutto teorici, senza ricadute concrete sul sistema delle aziende e delle istituzioni che innervano il Paese. Aggiungo che questa dimensione deve comprendere anche le sensibilità e le problematiche reali che emergono dai territori.

Più in generale, le Fondazioni come CRT investono sempre di più a sostegno della qualità della formazione, delle competenze, della valorizzazione del capitale umano e del talento, per innescare percorsi virtuosi di crescita e sviluppo sostenibile. E sono risorse ben spese. Perché, per citare l’aforisma dello scrittore americano Robert Orben, “Se pensate che l’educazione sia costosa, provate l’ignoranza”.

La scorsa settimana la Fondazione Crt ha approvato il bilancio 2020 con un avanzo di oltre 55 milioni di euro. La pandemia che effetti ha avuto sui conti? Quante risorse avete erogato al territorio rispetto all’anno precedente? Che cosa prevedete per l’anno in corso?

Il 2020 è stato certamente condizionato dall’emergenza Covid19, che ha avuto pesanti conseguenze sull’economia reale e sulle aspettative di medio periodo: uno scenario di recessione globale tra i più complessi e incerti di sempre. Tuttavia, nonostante la riduzione generalizzata dei rendimenti e dei dividendi – specie dopo le raccomandazioni dei regolatori europei e nazionali nel settore bancario e assicurativo – l’avanzo d’esercizio di oltre 55 milioni di euro della Fondazione CRT è un dato di tutto rilievo, che rafforza la solidità dell’istituzione ed è frutto di una efficiente gestione operativa e di una prudente ed equilibrata gestione del patrimonio.

Sostenibilità è quindi la parola chiave dell’ultimo bilancio della Fondazione che, grazie al costante lavoro compiuto negli ultimi anni per un significativo rafforzamento economico-finanziario, può continuare a generare un rilevante impatto positivo sul territorio, in linea con i livelli pre-pandemia. Nel 2020, infatti, abbiamo attivato risorse a favore dell’attività istituzionale per quasi 60 milioni di euro: circa 1.300 interventi focalizzati su welfare, salute pubblica, contrasto della povertà educativa, ricerca e formazione, arte e beni culturali. A queste tradizionali modalità di intervento, abbiamo affiancato ulteriori iniziative a prevalente contenuto sociale orientate allo sviluppo – quali social impact investment o mission related investments – arrivando a mettere complessivamente a disposizione del territorio 65 milioni di euro. Con una robusta posizione finanziaria netta su cui poter contare, prevediamo di tenere stabile il livello delle erogazioni anche nel 2021.

Stiamo inoltre collaborando con le istituzioni nazionali ed europee sul fronte del Recovery Plan, per cogliere al meglio tutte le opportunità della transizione digital e green attraverso un impiego responsabile ed efficace delle risorse da destinare alle riforme strutturali e allo sviluppo sostenibile di Next Generation EU.

Lei è direttore generale di Ogr – le ex Officine Grandi Riparazioni di Torino completamente ristrutturate dalla Fondazione Crt che le ha riqualificate facendole diventare dal 2017 un centro internazionale della cultura e dell’innovazione – e recentemente lei ha detto: “Stiamo lavorando all’integrazione e al dialogo tra le OGR Cult e OGR Tech”.  Che significa? Che progetti ci sono?

Le OGR, proprio per la loro natura unica a livello europeo, fondata sulla coesistenza di due “anime” Cult e Tech, sono il luogo ideale per mettere a fattor comune questi due mondi, apparentemente diversi e lontani, e innescare un circolo virtuoso capace di generare un impatto sociale e ambientale positivo.

Come nel Cult con artisti nazionali e internazionali e partnership quali Tate Modern, MoMa, Castello di Rivoli, La Caixa, anche nel Tech le OGR sono oggi un punto di riferimento sulla mappa globale con ben otto diversi progetti attivi per start-up e PMI con partners quali Microsoft, Leonardo, Techstars, IBM, Endevour, Liftt, Banca Sella, the Forge solo per citarne alcuni.

Ciò significa che le OGR possono sperimentare missioni innovative, utili a stimolare la creazione di un alto valore sociale. Una di queste missioni ‘for social good’ consiste proprio in una contaminazione tra arte e scienza, creatività e tecnologia, per modellare il futuro post Covid nel segno dell’inclusione e della sostenibilità sociale e ambientale, in linea con una delle priorità dell’Europa e con gli obiettivi di sviluppo delle Nazioni Unite per il prossimo decennio.

Oggi la traiettoria verso cui si sta muovendo l’arte contemporanea a livello internazionale è rappresentata da un forte dialogo con la scienza, l’ingegneria, la ricerca, il settore produttivo, per rafforzare il proprio potere creativo. E, contemporaneamente, la tecnologia tende ad “abbracciare” l’arte per rafforzare la propria capacità di innovazione.

Sempre più le Ogr saranno quindi un laboratorio di progetti di frontiera tra arte, creatività, scienza, ingegneria, tecnologie emergenti (blockchain, Smart Data, Intelligenza Artificiale, 5G, IoT) per una fruibilità collettiva in ambiente urbano e in ambito sociale.

Un percorso evolutivo coerente con il progetto della Commissione europea Starts (Science, Technology & the Arts), cui Fondazione CRT ha aderito nei mesi scorsi per promuovere la collaborazione tra artisti, scienziati, ingegneri e ricercatori, e sviluppare tecnologie più creative, inclusive e sostenibili.

Come prima concreta iniziativa in questo ambito, Fondazione CRT, OGR e Nesta hanno istituito lo Starts Prize for Social Good, da assegnare ad artisti, creativi e professionisti europei che presenteranno progetti innovativi in quei settori – dalle biotecnologie alla privacy e ai diritti digitali, dall’economia circolare alla mobilità e alla sostenibilità ambientale – di rilevanza cruciale per far fronte alle sfide sociali più urgenti.

Nei giorni scorsi è stato dato l’annuncio della nascita di Treccani Futura, la nuova piattaforma tech nell’education del Gruppo Treccani di cui lei sarà Presidente. Cosa ci può dire di più su questo progetto di forte innovazione per Treccani ed il settore in Italia?

 L’operazione rientra nelle strategie attuate da tempo dall’Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani e dal Direttore Generale Massimo Bray volte ad una ridefinizione e ampliamento degli ambiti in cui opera il Gruppo. Alle attività tradizionali, l’Istituto della Enciclopedia Italiana affianca infatti già una affermata presenza nell’editoria digitale, con e-book, app e, soprattutto, con il portale treccani.it, con punte di oltre 1 milione di utenti unici al giorno, oltre che con lo sviluppo della piattaforma di didattica digitale treccaniscuola.it.

Da un punto di vista tecnico, l’operazione nasce attraverso l’acquisizione di Impactscool, prima impresa italiana di ricerca, consulenza e formazione dedicata al Futures Critical Thinking, fondata da Cristina Pozzi e da Andrea Dusi che avranno ora il compito di gestire e sviluppare la newco del Gruppo Treccani.

In particolare, Treccani Futura nasce proprio dalla volontà di saper tenere il passo e interpretare la forte spinta di accelerazione che la tecnologia ha impresso a tutto il mondo dell’education, specie in un anno come quello appena trascorso, e si rivolge a studenti, insegnanti, aziende, professionisti, manager e a chiunque voglia reinventare le proprie competenze o cambiare lavoro (riqualificazione professionale).

Come futuro primo Presidente di Treccani Futura, sono innanzitutto molto grato al Presidente Franco Gallo per la fiducia accordatami e spero di poter mettere a disposizione l’esperienza maturata in questi anni in Fondazione CRT e in OGR in ambito education e tech. Sono peraltro certo che Treccani Futura possa contribuire direttamente e con responsabilità, alla costruzione di una nuova visione di cultura nel nostro Paese, confermando il ruolo di guida e di orientamento del Gruppo Treccani nella diffusione del sapere. Da questo punto di vista vedo inoltre molti punti di contatto con la Scuola “Vivere nella Comunità” e, perché no, anche per possibili congiunte iniziative future.

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