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Governo Meloni

Vi spiego le sfide del centrodestra unito

L’analisi del professore Benedetto Ippolito, storico della filosofia

 

Mentre sto scrivendo, è giunta la comunicazione ufficiale delle dimissioni di Mario Draghi. Inoltre, anche se non è ancora confermato, rapidamente si andrà verso elezioni anticipate, probabilmente in ottobre.

Questo eccezionale accadimento, d’altronde, non è una tragedia: non soltanto perché in democrazia è sempre normale e bello che si voti, ma a causa della certezza che vi è oggi di una tacita collaborazione tra i partiti sull’adempimento degli affari correnti, che prevedono una normale operatività parlamentare, resa impellente in specie dalla situazione straordinaria in cui ci troviamo.

Tale reale sicurezza rafforzerà, insomma, quel sostanziale continuum istituzionale che è previsto chiaramente dalla Costituzione, nell’amministrazione dei periodi di transizione. Insomma, nessun vuoto di potere è pensabile.

Anche la campagna elettorale, già iniziata, sarà scandita da due presupposti certi: la frammentazione del centrosinistra, con tanto di epilogo ormai confessato del cosiddetto campo largo, e l’unità granitica del centrodestra.

Quest’ultima aspirazione popolare è di straordinaria importanza, non soltanto perché si tratta di una coalizione che probabilmente sarà maggioritaria in Parlamento, ma perché essa darà al Paese una linea di orizzonte per l’avvenire, una sorta di vaccino al trasformismo, marcato dalla riduzione del numero dei parlamentari e dei senatori.

La Legislatura che di sta chiudendo, a ben vedere, è stata la peggiore della Repubblica, perché dominata in particolare da una dissociazione strategica tra Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia, nei vari passaggi che si sono consumati in questi anni; mentre la prossima potrebbe essere la migliore per i motivi opposti e contrari.

Adesso il ricompattamento sulla sfiducia a Draghi pone in essere una ritrovata sintesi liberal-conservatrice, blindata da un inedito primato della destra nel centrodestra, il quale conferisce una complessiva stabilità prospettica più forte e precisa alla stessa coalizione.

Per Mattarella è necessario adesso far presto e per Meloni, Salvini e Berlusconi è importante non sbagliare, non dividersi, come invece è stato fatto tante volte distruttivamente in passato. Draghi, da parte sua, ci garantirà un solido scudo di governo, prima che il prossimo quinquennio divenga effettivamente coincidente con un esecutivo forte, dotato di un’unica maggioranza, chiusa, stabile ed indissolubile, coerente sia nella politica interna e sia nella politica estera.

In definitiva, l’unità granitica del centrodestra è una salvaguardia per l’ordine democratico futuro del sistema Italia, evitando speculazioni finanziarie e ambiguità politiche generali. Il resto è affare dell’opposizione, la quale farà sicuramente il suo mestiere.

Se non si vaneggia, non è un’utopia tutto questo, ma una concreta speranza, che potrebbe facilmente realizzarsi. E che Dio ce la mandi buona.

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