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Vi racconto tutte le farlocche tesi complottistiche sul Coronavirus

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 Tesi e controtesi sul complottismo indotto dal Coronavirus. Il post di Sabrina Fantauzzi, giornalista e comunicatrice

Dall’inizio dell’isolamento avrò ricevuto centinaia di messaggi video sulle tesi complottiste. Come immagino ciascuno di voi. Tesi avvincenti che ci trasformano improvvisamente in esperti di controspionaggio e agenti 007 con la cucchiarella in mano e in pantofole. Costretti in cattività, rinchiusi in casa, con le città isolate e i negozi serrati, l’economia ridotta a economia di sussistenza, viviamo in una sorta di medioevo, ma grazie alla rete viviamo un medioevo digitale attraverso cui passano superstizioni, si rafforzano pregiudizi, sopravanzano le letture contro i nemici storici…Ognuno ha i propri.

Insomma, non basta la tragica contabilità dei morti e i sacrifici sovraumani di chi sta sul campo per stare zitti nella ‘fortunata’ prigionia casalinga, non basta sapere che milioni di attività economiche e produttive stanno morendo (e vi assicuro che a quegli imprenditori non gliene frega una ceppa del complotto)…, ma siamo noi stessi ad alimentare le tesi delle potenze che usano armi batteriologiche per affossare l’Italia.

Comincia a salire l’insofferenza verso i provvedimenti governativi che ci impongono la clausura, intravediamo scivolamenti verso un regime dittatoriale, in cui tutti ma proprio tutti sono complici, medici, scienziati, infermieri, maggioranza, opposizione, Capo dello Stato, l’Esercito, la magistratura, sindacati, associazioni datoriali, corpi intermedi, il Vaticano, i servizi segreti, i servizi deviati, la mafia, le mafie, Paesi stranieri… tutti zitti complici di questo complotto di superpotenze o di plutocrati burattinai.

Ci sono diverse ipotesi. Ne illustro alcune.

LA GUERRA DELL’AMERICA CONTRO LA CINA

In questo caso sarebbero gli Usa ad aver inventato il virus e rilasciato durante le giochi militari a Wuhan per distruggere l’Impero di Mezzo e il suo strapotere. L’Italia sarebbe stata punita a causa degli accordi sulla Via della Seta. Accordi che avrebbero di fatto consegnato le nostre infrastrutture strategiche al colosso giallo con buona pace della Nato e della storica alleanza con gli Stati Uniti.

Prima Controtesi: la via della Seta era stata già derubricata dall’agenda politica. La Cina aveva già smesso di crescere. E se l’azione degli Usa fosse stata quella di indurre l’opinione pubblica a prendere le distanze dalla Cina, questo obiettivo è fallito perché gli unici che a oggi ci stanno aiutando sono proprio i cinesi. Mi sembra davvero strano che uno stratega incappi in questo errore.

Seconda controtesi: che interesse avrebbe avuto l’America a destabilizzare così l’Italia, da sempre Nazione amica degli Usa (che piaccia o no…) e Paese fondatore dell’Unione Europea la cui finanzia e i cui mercati materiali e immateriali sono profondamente interconnessi da un punto di vista globale? A farne le spese sarebbero stati anche gli Stati Uniti legati alla Cina, che possiede il suo debito pubblico, e l’Ue legata agli Usa per rapporti finanziari ed economici, oltre che storici. In questa tesi gli Usa dovrebbero restare immuni al virus della pandemia epidemiologica, economica e finanziaria. Invece anche gli americani stanno patendo la pandemia e la portata delle contromisure che hanno messo in campo ha cifre che noi non riusciamo neppure a immaginare. Ha senso distruggere (per gli Usa) il mondo se il mondo cadendo ti trascina? Secondo me no.

FINANZA

Una delle conferme alle tesi complottiste è la notizia riportata da qualche giornale finanziario molto prima della pandemia, circa la scelta fatta da un fondo, BridgeWater, di investire oltre 14 miliardi di dollari sul crollo delle borse a causa di una pandemia.

Controtesi: Anche in questo caso, c’è un’altra argomentazione logica che destruttura la tesi di questo complotto. Quella della pandemia non era una ipotesi di qualche speculatore ma una chiara previsione dell’Organizzazione mondiale della Sanità che esattamente un anno fa ci aveva avvertiti. Nessuno la ha ascoltata, tranne gli speculatori appunto che sulla base di queste informazioni fanno quello che fanno gli speculatori. Investono su scenari ipotetici.Nel caso del complotto però, costoro possono essere la conseguenza della pandemia ma non la causa. E’ morale o immorale? Non credo che gli speculatori finanziari abbiano come bibbia l’Etica Nicomachea di Aristotele. Ma hanno semplicemente la convenienza: massimo risultato minimo sforzo e nessun speculatore investirebbe un centesimo sull’ecatombe dell’umanità. Perché di questo stiamo parlando.

Che senso avrebbe per la finanza se si trovasse a operare in un mondo ridotto come ai tempi della civiltà pre-capitalistica per ricostruire la quale ci vorrebbero secoli di investimenti economici che divorerebbero in un nanosecondo i 14 miliardi investiti nell’ottobre scorso?

Gli speculatori di oggi si troverebbero in uno scenario dove scarseggia la forza lavoro, le infrastrutture non esistono più, i disordini sociali imperano, le popolazioni usano non più moneta ma il baratto e la loro economia finanziaria non avrebbe alcun mercato nel quale agire semplicemente perché non ci sarebbero più scambi.

Qual è anche qui il rapporto costo-benefici nel raggiungimento di uno stato simile di retrocessione dell’umanità? Anche in questo caso, la tesi del complotto finanziario perde la sua credibilità.

POLITICA

Un’altra tesi a sostegno del complotto è, o sarebbe, il Parlamento chiuso. Una tesi che comproverebbe la totale acquiescenza, complicità della politica e delle istituzioni verso il sogno egemonico di un uomo solo al comando, Conte, ma comandato da potenze oscure.

A parte la mutabilità dell’opinione pubblica per la quale siamo passati dalla demolizione sistematica delle istituzioni parlamentari, dalla mortificazione del ruolo degli eletti dal popolo, alla loro esaltazione e centralità.

Deputati e senatori visti fino ai ieri come la causa di tutti i mali italici repentinamente riabilitati al rango di salvatori della Patria e guardiani della democrazia. Ora ci rendiamo conto che non solo servono i quasi mille parlamentari, considerati fino a ieri degli scansafatiche e mangiapaneatradimento, ma affidiamo a loro il dovere di impedire al presidente Conte di assumere i poteri assoluti. In che modo non si è capito. Anzi un modo c’è.

Ed ecco la controtesi: il Parlamento non è stato chiuso. I deputati e i senatori votano i decreti legge che passano alle Camera. La democrazia non si è fermata. La loro presenza è stata contingentata per evitare che rientrando nelle regioni di origini il contagio si allargasse o viceversa. Semplice profilassi. Volete che questi parlamentari tornino alle Camere, perfetto. Torneranno ma a fare che? A esaminare i provvedimenti del Governo, emendare i decreti, spingere il bottone, audire, parlamentare. Perché questo fa il Parlamento: parla. E vota. Ma questo lo faceva anche prima, a ranghi ridotti, dell’improvvisa indignazione sul Parlamento chiuso.

PANDEMIA E SISTEMA ISTITUZIONALE

Il problema è un altro ed è di natura puramente istituzionale: questo sistema così articolato è in grado di rispondere velocemente alle emergenze? La risposta è: non lo è. Perché? Perché i tempi della democrazia parlamentare impongono 60 giorni per la conversione dei decreti legge che a loro volta hanno bisogno di centinaia e centinaia di decreti attuativi al livello ministeriale e infraministeriale. Mesi. talvolta anni.

Non lo è perché il Titolo Quinto, riforma che ha dei nomi e cognomi, ha scassato lo Stato, affidato alle Regioni una competenza che oggi ha a che vedere con la sicurezza nazionale: la sanità. Ci rendiamo conto di che parliamo? Non stiamo decidendo le nomine dei direttori sanitari delle Asl, o del mantenimento dei reparto di cardiologia di un ospedale in un Comune di 1000 abitanti. Stiamo parlando della salute pubbliche di 60 milioni di persone, e insieme a loro di 7 miliardi di essere umani. Una catastrofe gestita al livello regionale per un malinteso equivoco sul federalismo che azzera la centralità dello Stato il primo e unico titolare, e nume tutelare, della sicurezza nazionale.

PER CONCLUDERE

A scanso di equivoci, non è che io non mi ponga il problema di ciò che sta accadendo e del perché. Anche io provo a vedere ciò che si muove oltre il visibile. Ma credo che ora non sia proprio il momento adatto per inquinare il sovraumano, titanico sforzo della salvezza di vite umane. Forse dovremmo tutti abbassare i toni, usare gli strumenti che abbiamo con senso critico ed essere per prima cosa consapevoli dei nostri limiti culturali e cognitivi. L’unica consapevolezza che ci permette di diffidare di chi ci propina tesi affascinanti ed escatologiche, complotti lanciati da chi mette insieme i puntini avendo già in mente il disegno da realizzare.

Ogni complotto che si rispetti per andare a meta non può affidarsi a miliardi di persone che in diretta vivono sulla loro pelle questo dramma. Ci sono troppe componenti di pericolo e troppe variabili imprevedibili perché questo sia un complotto che di per sé non può essere ordito da migliaia di persone con la complicità delle istituzioni democratiche dei Paesi coinvolti.

C’è un proverbio calabrese per indicare la segretezza di certe operazioni: “Lo sai tu, lo so io…lo sa il Re”.

(pubblicato sui profili Facebook e Linkedin di Sabrina Fantauzzi)

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